NICOTIANA TABACUM

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L’ha portata in Europa Colombo di ritorno dal viaggio nelle Americhe. Sbarcato a Cuba incontra uomini e donne che “fanno un tizzone di erbe che acceso produce fumo col quale fanno inalazioni”

Di Lucilla Pieralli

(articolo pubblicato nel numero uscito nella primavera 2017)

Nella lunga carrellata che abbiamo fatto su questa rivista delle piante velenose del territorio abbiamo incontrato parecchi soggetti che sono stati intrinsecamente utilizzati come veleni.  Nicotiana Tabacum invece  non si può dire si tratti di pianta velenosa , piuttosto è l’azione del fumare che la rende tale e a distanza di quasi cinque secoli dalla sua diffusione, il fumare tabacco diventa il più grande veleno collettivo della storia umana. Non è una pianta del nostro Appennino ma la sua presenza è ovunque sotto forma di sigarette. Fu scoperta da Cristoforo Colombo nel suo sorprendente viaggio. Sbarcato a Cuba incontra uomini e donne che “fanno un tizzone di erbe che acceso produce fumo col quale fanno inalazioni”, vede cioè  i primi sigari e sigarette nel mondo della storia occidentale.

Già le culture americane precolombiane usavano questa pianta per i loro riti e alteravano la loro coscienza attraverso l’uso delle foglie di tabacco così come con le foglie di coca o con i funghi allucinogeni. Pianta del coraggio e dell’eccitazione veniva assunta per inalazione del fumo, per masticazione delle foglie e con infusi somministrati attraverso clisteri. Tutto serviva per avvicinarsi agli Dei sentire meno fatica e far crollare i freni inibitori e, insieme al cacao, era  usato  anche come alimento.

Nicotiana rustica è il nome del tabacco americano che contiene fino al 10 percento di nicotina , quello che si usa oggi nelle sigarette è il Nicotiana tabacum che ne possiede solo il 2,3 percento. è una Solanacea che come la patata e il pomodoro ha reinventato la vita dell’Europa del XVI secolo. Fin da subito la pianta suscitò l’interesse di molti e tra l’esaltazione di principi attivi medicinali buoni per tutto e la condanna senza appello di Chiesa e regnanti, l’uso di fumare si diffuse in tutta Europa in maniera irrefrenabile. Intorno al 1625 il Papa Urbano VIII minacciava la scomunica a chi praticasse la degradante attività. Ma, come si sa, niente è più accattivante del proibito e presto si passò a considerare l’atto del fumare tabacco una sorta di simbolo sociale, di strumento per il relax, di sostegno delle attività sessuali e la sua diffusione divenne totale.

Anche i botanici se ne innamorarono. Bella pianta a foglie larghe e fiori tubiformi grandi, bianchi o rosa, ben si adattava a tutti i variegati climi europei. Quando poi il suo consumo divenne endemico, anche la coltivazione assunse una grande importanza economica  e si diffuse in molte nazioni. Il suo principio attivo, la nicotina, è una sostanza psicotropa, provoca all’inizio una leggera eccitazione e riduce la stanchezza, poi a dosi alte, si manifesta la paralisi dei gangli nervosi e una pericolosa ipotensione. Crea dipendenza e la composizione della carta influenza la tossicità della sigaretta. Il calore del fumo e i catrami che si infiltrano nei polmoni fanno il resto, ma il vero killer è una sostanza contenuta nella nicotina stessa dalle indiscutibili attività neoplastiche, la 2-naftilammina.  Allora, visto che le proprietà medicinali sono oramai dimenticate, lasciamoci affascinare dalla bellezza di questa pianta e godiamocela in giardino. Per il resto evitiamone l’uso e smettiamo di fumare, si può fare, io mi sono fatta aiutare dal Centro Antifumo dell’ospedale Rizzoli di Bologna.

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