Dal Linus usitatissimum L. si realizza uno dei tessuti più antichi e diffusi. Ha diverse proprietà terapeutiche ed è usato anche nella pittura ad olio
di Claudia Filipello
Quando i primi caldi sono alle porte, il tessuto che amo indossare è lo svolazzante e leggero lino: antica fibra naturale, composta per il 70% da cellulosa, dall’origine molto antica, le cui proprietà lo rendono davvero di pregio. Il lino è un tessuto da sempre usato in ogni parte del mondo.

La Sindone di Torino, nota anche come Sacra Sindone o Santa Sindone, è un lenzuolo di lino conservato nel Duomo di Torino, sul quale è visibile l’immagine di un uomo che porta segni interpretati come dovuti a maltrattamenti e torture. Le violenze visibili sono compatibili con quelli di un condannato alla crocifissione e descritti nella passione di Gesù. Gli studiosi identificano la vittima di tali torture con Gesù e il lenzuolo con quello usato per avvolgere il corpo nel sepolcro. Il termine “sindone” deriva dal greco σινδών – sindon, che indicava un ampio tessuto, come un lenzuolo, e che se specificato poteva essere di lino di buona qualità o tessuto d’India. Anticamente il termine “sindone” era generico e non collegato alla sepoltura, ma oggi il termine è ormai diventato sinonimo del lenzuolo funebre di Gesù.
La coltura della pianta del lino è stata una delle prime rese domestiche: fin dall’antichità è stato ampiamente coltivato in Etiopia e in Egitto. In una grotta, nella Repubblica della Georgia, sono state trovate fibre di lino tinte, databili al 30000 a.C. Si stima che la coltivazione del lino, probabilmente originario della zona compresa tra il Golfo Persico, il Mar Caspio ed il Mar Nero, risale a circa 8.000 anni fa, ma si può dire che la sua storia abbia avuto inizio nell’epoca Neolitica, tra il 3000 e il 1000 a.C.
Intorno al 3700 a.C., dall’Egitto, dove se ne utilizzava l’olio per confezionare unguenti e le fibre per l’abbigliamento e per fasciare le mummie, si esportava a Roma, in Grecia, in Irlanda, in Inghilterra, in Bretagna e anche in Spagna. In seguito, la coltura e la lavorazione della sua fibra si svilupparono in tutto l’Impero Romano. A partire dal 1700 a.C., le esportazioni di lino stigliato e tessuto raggiungono l’India e poi la Cina.
Fra il XII ed il XIV secolo il lino si estese dai paesi del bacino del Mediterraneo fino alla Francia, alle Fiandre, all’Inghilterra, alla Germania, alla Russia. Nel XVII secolo gli artigiani protestanti delle Fiandre si trasferirono nelle province settentrionali dei Paesi Bassi e quelli francesi in Irlanda e Scozia, imprimendo ulteriore sviluppo al settore. Nella prima metà del XX secolo, la localizzazione dell’industria continua ad accentrarsi nell’Irlanda del Nord, in Scozia e nello Yorkshire, in Germania che importa materia prima dal Belgio, dalla Lituania, dalla Russia e dalla Lettonia, filati dalla Cecoslovacchia, dal Belgio, dall’Estonia ed esporta tessuti per lo più negli Stati Uniti.
L’età moderna segnò l’inizio del suo declino con l’affermazione di fibre naturali alternative (principalmente il cotone) e successivamente delle fibre sintetiche. In Europa, dopo aver raggiunto la massima espansione verso la metà del XIX secolo, andò progressivamente perdendo terreno. Nel XXI secolo la coltivazione del lino in Europa copre 75.000 ettari ed il Nord della Francia è leader mondiale nel settore delle fibre di lino.
Il lino oggi è coltivato e lavorato prevalentemente in Europa (oltre il 70% della produzione di lino mondiale avviene nel nostro continente), in particolare in Francia, in Belgio e nei Paesi Bassi, che hanno ricevuto il marchio di qualità di “Master of linen”, questo grazie soprattutto al clima umido e freddo, estremamente favorevole, alla presenza del tipo di terreno più adatto e ai secoli di esperienza maturata dai linicoltori della zona.
Il Lino è uno dei tessuti più resistenti che esistano grazie alla sua componente cellulosica, che ne rinforza le fibre. La trama non troppo stretta rende il tessuto di lino traspirante, leggero e fresco al tatto. Ha proprietà isolanti e termoregolatrici e di assorbimento dell’umidità, oltre che filtrare i raggi UVA, che lo rendono una fibra ideale sia per l’abbigliamento, sia per la biancheria della casa. Il tessuto del lino è anche definito “materiale nobile”, perché essendo una fibra naturale è anallergico; quindi, non irrita la pelle e non attira le polveri.
E’ molto apprezzato per le sue molteplici qualità, tra cui spiccano la versatilità, la sostenibilità, il suo essere ipoallergenico e traspirante, la freschezza e la resistenza, oltre alla sua indiscutibile bellezza estetica.
Il lino è composto da fibre che vengono estratte da una pianta, scientificamente conosciuta con il nome di Linus usitatissimum L., alta circa un metro, ha piccoli fiori bianchi e azzurri e manifestano la loro fioritura contemporaneamente in un unico giorno.
La pianta del lino è annuale, si presenta con steli sottili e foglie strette e lanceolate. Crea bellissimi fiori di colore azzurro intenso, si aprono solo al mattino e, durano soltanto il tempo di un giorno. Sulla pianta, subito dopo la fioritura, compaiono capsule ovali che contengono gli speciali semi di lino, che risultano essere pregiati da un punto di vista terapeutico e del benessere organico.
I semi maturi ed essiccati contengono circa il 30-40% di olio non volatile (acido linolenico, acido linoleico ed acido oleico), il 25% di proteine ed una piccola percentuale di mucillagini (3-6%). I semi di lino, inoltre, contengono anche una modestissima percentuale di glucosidi cianogenetici (1%) che in teoria possono rilasciare per idrolisi acido cianidrico; questo però non accade poiché a livello gastrico viene prodotto un enzima specifico per l’inattivazione.
I semi possono essere abitualmente utilizzati per applicazioni locali su infiammazioni cutanee (farina o olio dei semi) o bronchiali, attraverso la preparazione di decotti mucillaginosi costituiti da 1 cucchiaio di semi da minestra per tazza, o cataplasmi: 60 grammi di farina di lino in 250 gr di acqua. Si fa bollire il tutto per 5 minuti e quindi si applica sul petto a più riprese. Il tutto avvolto da un panno.
L’uso per via orale dei semi di lino, grazie alla presenza di mucillagini, costituisce invece un tradizionale rimedio fitoterapico specifico per stitichezza cronica, colon irritabile, ecc.
I semi di lino andrebbero utilizzati interi o schiusi, non tritati. Se contusi, viene sfruttata anche l’azione lubrificante dell’olio in essi contenuto; nel qual caso, tuttavia, si consideri l’enorme peso calorico (100 gr corrispondono a 500 calorie).
I semi di lino sono controindicati in caso di sindrome occlusiva e sub-occlusiva, dolori addominali acuti, dovuti per esempio ad appendicite o diverticoliti. È inoltre, da evitare la contemporanea assunzione di altri farmaci, poiché si riduce l’efficacia. La terapia con semi di lino non andrebbe comunque prolungata oltre le 3-4 settimane.
L’olio di semi di Lino ha inoltre, principali proprietà biologiche che sono attribuibili all’ALA, noto precursore degli acidi grassi essenziali della serie omega3 ed ai lignani, la cui attività biologica non è ancora stata del tutto chiarita. L’attività antinfiammatoria, l’attività antiossidante e vasoprotettiva costituiscono il pull biologico su cui verte l’uso clinico e preventivo dell’olio di lino.
L’olio di lino puro al 100% senza additivi e aggiunta di solventi, è adoperato nel settore delle Belle Arti, come medium nei colori ad olio e nel trattamento del legno antico e del cotto: da sempre è utilizzato nella creazione di opere d’arte. Nello specifico, ha funzione essiccativa, di colore più scuro e di più rapida asciugatura rispetto al lino crudo.
È provato inoltre che, essiccandosi e indurendosi, è l’olio che dona resistenza al trascorrere del tempo e a tutti gli agenti atmosferici. Insieme all’olio di lino, che è ritenuto il più importante per la tecnica della pittura a olio, sono usati efficacemente anche altri tipi di olio, come quelli di papavero e di noce. La pittura a olio può essere applicata su tutte le superfici. Su tele, tavole di legno o cartoni adeguatamente preparati con un’imprimitura. Ma anche senza alcun tipo di preparazione.
Ancora una volta Madre Terra dona una pianta al mondo dalle infinite peculiarità, che si pone alla base della vita dell’uomo ed essenziale per la vita sulla Terra stessa poiché, come tutte le piante, sono architetti della Natura.