MALVA SILVESTRIS

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di Claudia Filipello

(articolo pubblicato nel numero uscito nell’estate 2014)

Il caldo dell’estate apre le braccia e, in ogni angolo lontano dal controllo dell’uomo, regala un infinito splendore di colori e petali. I  nostri sensi sono rapiti da fiori e piante spontanee spesso sottovalutate e poco amate, poiché definite “erbacce”. Nella maggior parte dei casi, però, possiamo scorgere, all’inizio del caldo estivo, la vitalità di fiori, come la malva, che presentano preziose proprietà officinali, oltre ad essere piante commestibili.

La Malva è diffusa in tutta Italia sotto i 1300 metri d’altezza. Si riconosce per il suo portamento a piccolo cespuglio, provvista di piccoli arbusti legnosi, che si dividono a raggiera con foglie verdissime, picciolate e riccamente provviste di peluria, che richiamano carezze.

I grandi fiori dal colore lillà, venati di rosa chiaro fino al magenta, hanno qualcosa di sontuoso e di dolce; brillano ma non s’infiammano e generalmente non possiedono profumo. Un tempo la Malva non era considerata solo una pianta medicinale: la si raccoglieva e la si mangiava come un qualsiasi ortaggio, aggiunta ad altre piante selvatiche spontanee, come per esempio le cicorie di campo, di cui mitigava il sapore amaro.

Pitagora la definiva “pianta sacra; prima messaggera e annunciatrice della simpatia tra le cose celesti e terrene”;  quindi in grado di liberare l’uomo dalla schiavitù delle passioni. Carlo Magno la volle come pianta decorativa nei suoi giardini imperiali. Per la sua grande versatilità terapeutica, fin dal XVI secolo, viene denominata in latino “Omnimorbia”, cioè rimedio per tutti i mali: una figura materna, che si prende cura sempre di noi, che lenisce i nostri mali interni come quelli esterni, per esempio i traumi e le irritazioni cutanee. Una pianta emolliente, rinfrescante, reidratante, che sa armonizzare gli eccessi di “fuoco”, che sa sfiammare e che calma.

E’ sostenuta dalle forze dei pianeti Luna e Venere; l’elemento cosmico a cui è collegata è l’Aria ed infine, l’Archetipo  è la Dea Carmenta, protettrice della gravidanza e della nascita, patrona delle levatrici, lei stessa madre. La Malva, quindi, è simbolo dell’Amore Materno, dell’Amore Supremo, del tepore di casa, di braccia accoglienti che sanno infondere conforto. Essa, infatti è perfetta per propiziare la comprensione e la voglia di trovare un punto d’incontro e sospendere ogni infruttuoso dissapore. Anche il suo nome annuncia il suo compito ed il suo insegnamento in questa dimensione; infatti il termine “Malva” deriva sia dal latino “Mollire”, sia dal greco “Malachè” che significa: “Ammorbidire, rendere morbido”. Racconta una verità universale e invita a riaprirsi al mondo con un nuovo atto di fiducia. Infatti la Quintessenza Mallow (Malva nella Floriterapia Californiana) interviene con il  delicato e pur intenso viola magenta per guarire dalle chiusure e dalle rigidità nelle relazioni. Lo conferma la sua dolcezza e la sua capacità di crescere ovunque, sia lungo le strade dai bordi incolti sia nei giardini arricchiti da fiori scelti e coltivati .

La segnatura della pianta (ricerca dell’analogia comparata fra pianta ed essere vivente negli aspetti esteriori ed interiori) porta l’attenzione al colore rosato, virante al violetto dei suoi fiori, fino al magenta, colori che richiamano le nostre mucose; infatti questi nostri tessuti interni hanno necessità di essere protetti continuamente da un sottile film d’acqua, il muco, altrimenti facilmente s’infiammano.

Ed in questa opera terapeutica la Malva è sempre stata utilizzata. Gli studi fitochimici della Malva hanno dimostrato che presenta sostanze soprattutto ad azione antinfiammatoria, fra cui Mucillagine, costituita da miscele di carboidrati che in acqua danno soluzioni colloidali con proprietà antinfiammatorie locali. Sono sostanze igroscopiche che, rigonfiandosi nell’intestino, facilitano la peristalsi ammorbidendo le feci. Sono presenti in quantità variabili dall’1 al 10%. La migliore estrazione si ottiene dalla pianta fresca, a freddo o comunque senza eccessiva esposizione al calore. Quindi il decotto dovrebbe essere evitato perché degradando le mucillagini (da quelle estratte dalle foglie, fiori e radici si isolano anche Acido Glucoronico, Acido Galacturonico, Ramnosio e Galattosio), Flavonoidi, Antociani e Tannini (fra cui Malvina e Malvidina, soprattutto nei fiori), Vitamine (A,C,B1) e Sali Minerali.

La Malva presenta azione antinfiammatoria sulle mucose con cui viene direttamente a contatto e quindi ottima per apparato digerente, cavo orale, esofago, stomaco ed intestino, permettendo anche di attenuare la sensibilità delle terminazioni nervose, riducendo il senso di bruciore creato dall’infiammazione stessa. Pertanto le indicazioni all’uso tradizionale della Malva per infusi di fiori o foglie, macerati glicerici di radici, sono: stomatiti, gengiviti, congiuntiviti, esofagiti, gastriti, coliti, colon irritabile e stitichezza.

Alcuni estratti della pianta appartengono, in forma pura, alla composizione di specialità farmaceutiche associate a sostanze di sintesi, come per esempio le supposte antinfiammatorie. E’ una pianta, inoltre, che trova largo uso nella cosmetica per i suoi poteri reidratanti.

Madre Terra offre al mondo anche La Malva Rotundifolia, che cresce nei luoghi incolti, ha fusto più strisciante, foglie rotondeggianti di colore verde scuro ed il fiore di un rosa pallido e sbiadito; possono essere  utilizzate nei minestroni di verdura, lessate come gli spinaci oppure nelle frittate o nelle insalate, in modica quantità.

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