L’ERBA DEL DIAVOLO

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Il nostro viaggio tra le piante velenose dell’Appennino inizia con la terribile Datura Stramonium, una solanacea ricca di alcaloidi con i fiori bianchi e il fogliame maleodorante.

Di Lucilla Pieralli

(pubblicato nel numero uscito nell’estate del 2015)

Come annunciato nel numero precedente, inizia su questo numero il nostro viaggio nel mondo delle piante velenose dell’Appennino, per togliervi qualche curiosità e farvi stare lontano dai rischi.

Quante volte abbiamo sentito dire che “tanto le erbe se non fanno bene non fanno neppure male”

Niente di più inverosimile e a dimostrarlo è la storia della medicina tradizionale europea. Fino a meno di un secolo e mezzo fa, prima dell’avvento della tanto vituperata chimica, le piante velenose facevano le veci delle medicine. Quindi, come per i funghi, è importante saper identificare quelli velenosi o mortali da quelli eduli o mangerecci. Solo identificando accuratamente il pericolo lo si evita con certezza.

Sono considerate piante velenose perché i loro principi attivi hanno azioni dirette sul cervello, sul sistema nervoso, sul cuore, sul sistema circolatorio e così via, interferendo seriamente con le più delicate funzioni vitali, con modalità complesse e di difficilissima gestione.

Uno dei passaggi più delicati nella antica terapia era appunto il dosaggio di queste pozioni. La dose era difficile da stabilire e ogni soggetto aveva, a seconda dell’età e delle condizioni generali, una sua soglia di tolleranza. Il medico di una volta, o addirittura lo speziale, non avevano tanti strumenti terapeutici per cui era frequente morire a causa delle cure come per la malattia stessa.

Ma la scelta era obbligata e il medico, in questo, era ancora un po’ stregone: stabiliva a suo insindacabile giudizio modalità e sostanze adatte alla cura, procedendo spesso per tentativi…ed errori, spesso dolorosi o addirittura mortali.

I più antichi testi scritti di medicina del mondo, il trattato cinese Nei-Ching che risale al 2.700/2.600 avanti Cristo e i Veda indiani del secondo millennio avanti Cristo, disquisiscono di funghi, papaveri e vari tipi di canapa destinati più all’uso allucinogeno che terapeutico vero e proprio, a dimostrazione di quanto fin dalla più remota antichità il concetto di potere sulla malattia e quindi sulla vita fosse legato alla stregoneria. Negromanti, sciamani o streghe? Questo erano considerati tutti coloro che si interessavano di curare le malattie, a causa di queste erbe spesso allucinogene.

Nei secoli più recenti, anzi recentissimi rispetto alla storia orientale, in tempi di oscurantismo e di violenza erano le donne le portatrici dei saperi “magici” sulle erbe ed erano loro che pagavano il prezzo dell’ignoranza. Il naturale istinto alla cura delle donne era la motivazione per la quale generazioni di madri e di figlie si tramandavano gli antichi saperi delle erbe sfuggendo spesso alla condizione di sottomissione che la comunità imponeva. Migliaia di cosiddette streghe furono bruciate in Europa in nome di non si sa cosa. Viene facile pensare che si trattasse solo di soggetti deboli con troppo potere su gli altri nelle mani e quindi non controllabili.

E’ quindi con una certa inquietudine che comincio con l’affrontare la serie di piante velenose con la peggiore di tutte, almeno di fama: la Datura Stramonium, l’erba del diavolo (o del demonio).

Naturalmente ai suoi effetti letali l’umanità non poteva non assegnare anche connotazioni diaboliche e stregonesche che la natura stessa ha contribuito ad alimentare; si tratta di una solanacea ricca di alcaloidi che spicca per il fogliame maleodorante e i fiori bianchi e a forma di campanula che si aprono solo all’imbrunire, da cui la definizione di “tenebrosa”.

La letteratura riporta anche che si trova tra le “macerie e i depositi di rifiuti”.… i suoi frutti sono grosse capsule ovate ricoperte di aculei aguzzi. Depravazione, finzione, incantesimo, inganno e simulazione erano i risultati che l’uso oculato delle sue parti in dosi più o meno forti che venivano ottenuti dai manipolatori di tutto il mondo. Anche le religioni, nei rituali più estremi utilizzava lo stramonio per entrare in dimensioni extrasensoriali.

Pianta ubiquitaria, venne usata fin dall’antichità anche per fini più nobili: come narcotizzante dai medici arabi, come antispasmodico e come antiasmatico fumato in sigarette medicali.

Il suo meccanismo d’azione è vario e l’intossicazione, che si manifesta dopo mezz’ora dall’ingestione, si presenta con pressione alta, rossori diffusi, bocca secca, difficoltà di parola, tachicardia, sensazioni depressive o di grande aggressività, illusione di volare. A tutto questo segue una profonda tristezza e con dolori fortissimi alla testa. Ovviamente tutto questo avviene a basso dosaggio. Figuriamoci cosa accade a dosaggi diversi.

Alla larga dunque e diffidiamo di erbe che puzzano e che fioriscono di notte….non si sa mai….

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