UNA MIMOSA FA PRIMAVERA

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La bellezza della Acacia Dealbata e la curiosa mimosa Pudìca che se la tocchi chiude le foglie. In Tasmania arriva all’altezza di 25 metri

Di Claudia Filipello

Siamo finalmente giunti ad una nuova primavera. In questo tempo di rinnovamento desidero farvi scoprire una pianta, la Mimosa o Acacia Dealbata, tra i più noti simboli di questa stagione. In verità la Mimosa non cresce selvatica nel nostro territorio di Valli e Montagne Bolognesi e neanche nella nostra Pianura. Ormai è però un arbusto diffuso che cresce spontaneamente in numerose zone italiane a clima mite, specialmente al Sud e sulla riviera Ligure.
La scelta quindi di parlarvene è data dal volervi accompagnare a riscoprirne la bellezza che viene da molto lontano. Infatti, soprattutto in Italia, si rivolge attenzione alla Mimosa solo in occasione della Festa della Donna, l’8 marzo.
Le sue origini giungono dagli antipodi, cioè dal sud-est dell’Australia e dalla Tasmania, dove può raggiungere l’altezza di un albero di 20-25 metri. In Europa fu importata attorno al 1900, non solo per i suoi delicatissimi fiorellini, riuniti in grappoli piumosi di color giallo fresco, ma anche per il delicato profumo. La sua fragranza evoca infatti, gli inizi di una primavera mite ma già vivace, come la speranza riposta nei primi giorni di marzo.
Le foglie pennate, sono di colore verde argenteo, piuttosto ampie e vigorose. Alle infiorescenze seguono la produzione di frutti in estate.

Storicamente, la pianta è divenuta simbolo della Giornata Internazionale dei Diritti della Donna o Festa della Donna. Esistono varie versioni sui fatti legati alla scelta della data dell’8 marzo. In Italia la Giornata dei Diritti della Donna venne celebrata per la prima volta nel 1922 per iniziativa del neonato Partito Comunista. Fu solo dal 1945 che assurse a simbolo di una questione di genere, grazie a donne tenaci e lungimiranti che rivendicavano attenzione su gravi ed antiche problematiche. Questo giorno infatti, fu proclamato per ricordare le conquiste sociali, economiche, politiche, ma anche le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono sempre state e sono tutt’ora oggetto in molte parti del mondo. 

Della Mimosa ne esistono diverse varietà con proprietà benefiche note già da millenni.

Qualche anno fa, nel mio girovagare per vivai, venni rapita da una piccola piantina che insieme a tante sorelle, dalle foglie color smeraldo, componevano un bellissimo tappeto rotondo. Mi avvicinai per osservarle meglio e con infinita meraviglia notai che, solo con un soffio d’alito o sfiorandole delicatamente con le dita, le foglie si ripiegavano su se stesse; si stringevano velocemente intorno al sottile gambo il quale a sua volta, si ritirava graziosamente verso il basso come a evitare un pericolo. Riconobbi allora una pianta che avevo studiato solo sui libri: la delicata Mimosa Pudìca, cugina della più famosa gialla Mimosa.

 

La Mimosa Pudìca è un bellissimo esemplare del Regno Vegetale con una caratteristica unica nel suo genere. Le foglie si chiudono anche sotto altri stimoli oltre il tocco, fra cui il calore, il calar della luce, il soffio, il contatto improvviso con le gocce di pioggia. Le foglie non più disturbate per qualche minuto, tornano nella loro posizione originaria. Per questo motivo, la Mimosa Pudìca è conosciuta anche con altri nomi, tra i quali Sensitiva.  Questo meccanismo biologico, molto complesso e straordinario, è stato oggetto di approfonditi studi; si è dimostrato infatti, che la pianta non sempre reagisce allo stesso modo agli stimoli, ma riesce a memorizzare le reali situazioni di pericolo, anche a distanza di tempo. Si può affermare quindi, che le piante sono in grado di immagazzinare il ricordo ed avere una specie di “memoria selettiva”, anche in assenza di un cervello umano.

Infatti, è stata esplorata la capacità della Mimosa Pudìca di sviluppare risposte comportamentali apprese attraverso il processo della “familiarizzazione”. L’esperimento consisteva nel far cadere ripetutamente dell’acqua sulle foglie; in un primo momento, le foglie si chiudevano subito intimorite. Dopo poco gli arbusti rimanevano aperti: avevano imparato che da quel liquido non veniva alcun pericolo. Ancor più sorprendente, fu constatare che, anche a distanza di settimane e senza sottoporle ad altri test, la Mimosa Pudìca aveva memorizzato l’esperienza ed era in grado di applicarla, nonostante le condizioni ambientali fossero cambiate. Questa è la prova ulteriore che la reazione di questa pianta in particolare non è qualcosa di automatico, ma un processo biochimico attraverso cui viene guidata da una sorta di pensiero.

 

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