LA SPOSA

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Il racconto tratto dall’episodio numero 86 di “Di Guerra e di Genti – 100 racconti della Linea Gotica”

Testo di Gabriele Ronchetti

La storia di Natalina Galli è simile a quella di decine di altre ragazze dell’Appennino Bolognese che, complice la lunga stasi del fronte sulla Linea Gotica fra l’autunno 1944 e la primavera 1945, conobbero un soldato straniero e se ne innamorarono, salvo convolarci a nozze una volta finita la guerra. Quella di Natalina, però, è la storia di una “sposa di guerra” particolare, prima di tutto per la giovane età – quindici anni – che la ragazza aveva quando conobbe Elbridge Davis, il soldato americano che sarebbe diventato suo marito, e poi per le lunghe vicissitudini che portarono i due giovani a sposarsi il 15 aprile 1947, ben due anni dopo la fine della guerra.

Oggi Natalina, vedova da diversi anni, vive ancora negli Stati Uniti ed è stato grazie ad un suo memoriale manoscritto che Gabriele Ronchetti e Maria Angela Ferrara hanno potuto raccontare la sua storia fra i cento racconti del libro “Di guerra e di genti” dell’Associazione Linea Gotica-Officina della Memoria.

I due giovani si conobbero a Monte Alberto, un pugno di case fra i boschi di Sassomolare di Castel d’Aiano, nelle settimane che intercorsero fra la conclusione della cosiddetta Operazione Encore (la limitata avanzata americano-brasiliana sui crinali dominanti la statale Porrettana) e la liberazione di Castel d’Aiano (5 marzo 1945) e l’avvio dell’offensiva finale sulla Linea Gotica (14 aprile), quando alcuni reparti della 10a divisione da Montagna americana furono lasciati a presidiare le posizioni di Sasso Baldino, nelle vicinanze di Monte Alberto.

IL MATRIMONIO – APRILE 1947

“Ogni dieci giorni i soldati si avvicendavano e Sasso Baldino rimaneva un avamposto alleato in vista dell’offensiva finale che sarebbe scattata di lì a poche settimane. Anche nel giorno di avvicendamento, i mountaineers nuovi arrivati erano soliti passare dalla casa prima di andare in trincea, per fare un po’ di scambi fra cibo contadino e leccornie americane. Quella volta, l’ultimo soldato della fila era particolarmente sporco e trasandato, con la barba lunga e i capelli scarmigliati. Natalina ne rimase colpita: “Quasi tutti i soldati che arrivavano erano sporchi, ma quello meritava il primo premio!”. Lui le fece capire che voleva pane e formaggio in cambio di una stecca di sigarette. Lei lo accontentò più per compassione che altro. Il giorno dopo, il soldato ritornò, chiedendo dell’acqua calda per farsi la barba. La ragazza gliela diede volentieri, sperando che si ripulisse un po’. Quando ritornò, sbarbato e ripulito, lei stentò a riconoscerlo. “Sembrava un’altra persona, tentai perfino di fargli capire che era un bel ragazzo” ricorda Natalina. Lei non poteva saperlo, ma quel giorno il destino aveva scoccato la freccia che le avrebbe cambiato la vita”.

Dopo alcuni giorni trascorsi insieme, Elbridge (italianizzato dalla famiglia Galli in “Alberto”) dovette però lasciare Monte Alberto per l’imminente offensiva, non senza prima aver promesso a Natalina che, una volta finita la guerra, sarebbe ritornato per portarla negli Stati Uniti.

Era la fine di maggio, quando Natalina, dai campi, si sentì chiamare dal nonno: “Pina, vieni su che è arrivato Alberto”. “Alberto? Non è possibile!”. Non aveva nemmeno più pensato alla promessa di quel soldato, già relegato nei ricordi di giorni belli e tragici. Invece, salì verso casa e lui era lì, sorridente nella sua divisa finalmente nuova e pulita. Disse che si sarebbe trattenuto due o tre settimane. La versione ufficiale fu che era in licenza, ma la verità – che poi confessò a Natalina – era che aveva disertato”.

Dopo oltre un mese di “permanenza nascosta” a Monte Alberto, tutto dedicato a corteggiare la giovane e graziosa contadina italiana, il militare decise di regolarizzare la sua posizione e si consegnò ai superiori. Dopo alcune settimane Natalina ricevette una lettera di Elbridge “che scriveva da Udine e diceva che il governo americano era molto arrabbiato con lui”. Poi più niente per molti mesi, fatta eccezione per misteriosi pacchi con vestiario e cibo in scatola che cominciarono ad arrivare con regolarità dagli Stati Uniti. Ma del soldato, nessuna notizia. Finché, la sera dell’Epifania del 1947, dopo oltre un anno e mezzo, Alberto ricomparve.

“Verso le undici fu svegliata dalle grida della madre: “Alzati! Vieni giù che è arrivato Alberto”. Pensò di stare ancora sognando. Invece era vero: Alberto era tornato ed era lì in cucina, in carne e ossa! Lei lo sommerse di domande e lui rispose in un fluente italiano, spiegando che i pacchi dall’America li spediva la madre e che lui non aveva mai lasciato l’Italia. Era stato incarcerato vicino a Pisa, dopo che la corte marziale lo aveva condannato a dieci anni, poi ridotti a diciotto mesi con il probabile intervento del padre, giudice in Massachussets. Fra le risposte ci fu anche un perentorio: “Sono tornato perché ti voglio sposare!”.

“Deciso come non mai, prima di ripartire, chiese la mano di Natalina ai genitori raccogliendo però un diniego, vista la giovane età di lei e il fatto che lui era protestante. Ma niente l’avrebbe potuto fermare: era finito davanti alla corte marziale per quella ragazza, un battesimo cattolico non sarebbe stato certo un problema. Passarono un paio di settimane prima che Alberto ritornasse. In quei giorni di attesa, Natalina fu oggetto di un incessante lavorio di dissuasione da parte dei genitori e soprattutto da parte del prete della parrocchia. Anche lei si dimostrò inflessibile nella sua decisione: “Quest’uomo sarà mio marito perché lo trovo sincero, onesto e gentile e tanto mi basta”, rispondeva a tutti con fermezza”.

“Il governo americano aveva posto vincoli severi alle aspiranti “war bride”, le spose di guerra, con l’obbligo di numerose visite sanitarie e psicologiche e aveva stabilito come limite ultimo per i matrimoni il 15 aprile 1947. In una gara contro il tempo, Natalina dovette recarsi più volte all’ospedale militare di Firenze per farsi visitare, Alberto ottenne il battesimo cattolico e, insieme, dovettero andare perfino a rapporto dal generale Mark Clark in persona per l’assenso finale”.

Finalmente, il 15 aprile, proprio nell’ultimo giorno utile fissato dalle autorità americane, nella chiesa di Sassomolare, Elbridge e Natalina si sposarono. […] Giorni luminosi, che dovettero però lasciare presto spazio a nuovi dispiaceri. Senza preavviso, la polizia militare americana radunò tutte le war bride in un albergo di Viareggio per un supplemento di visite mediche e dopo due settimane le imbarcò a Livorno, insieme ai loro mariti-soldati, su una nave per gli Stati Uniti. Natalina non riuscì nemmeno a salutare la famiglia, vista per l’ultima volta la sera del matrimonio”.

E così, anche per Natalina Galli si aprì una vita completamente nuova dall’altra parte del mondo. Dal piccolo mondo contadino di Sassomolare approdò al porto della grande New York e da lì ad Essex, nel Massachussets, dove vive ancora oggi, a tre quarti di secolo dall’inizio della storia che le cambiò la vita per sempre.

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