La regina degli alberi

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Massiccia e maestosa, la quercia può vivere anche mille anni. Nelle culture matriarcali era l’albero della Dea Madre. La corteccia di giovani getti è ricca in polifenoli ed ha un’azione terapeutica antinfiammatoria e disinfettante

di Claudia Filipello

(pubblicato nel numero uscito nell’autunno del 2016)

La Quercia è un albero maestoso e longevo. Crea un bosco incredibilmente duraturo e stabile ed è sempre stata venerata dall’uomo per l’età straordinaria che può raggiungere: tra gli 800 e i 1000 anni di età. Possiede una chioma espansa, di forma rotonda anche se irregolare, e può arrivare ai 40 metri d’altezza. Il tronco, ben eretto e robusto, si allarga alla base come per rafforzare il suo legame con Madre Terra. Generalmente presenta massicce radici centrali (unite in un’unica che si chiama fittone), elemento primario che concorre alla stabilità della pianta stessa. I rami, nel tempo diventano massicci, nodosi e tendono improvvisamente a cambiare direzione. La spessa corteccia la protegge dal calore e può addirittura facilitarne la sopravvivenza in caso d’incendio.

La Quercia, come gli Abeti, viene facilmente abbattuta dai fulmini; probabilmente perché ama radicarsi e crescere in prossimità di acqua sotterranea, producendo così forti correnti elettriche che la mettono in pericolo in caso di forti temporali. Ma è proprio per il legame con l’elemento acqua che viene considerata una trasformatrice di energie negative. E’ curioso che, non solo nella lingua italiana, questo albero sia considerato femminile, quasi ad addolcire le forti caratteristiche maschili. Ma in verità sono le caratteristiche di chi difende la vita, maschio o femmina che sia. Non sorprende che nelle antiche culture matriarcali, la Quercia fosse l’albero della Dea Madre e che le sue caratteristiche si manifestassero attraverso la donna e quindi il “femminile”: la maestosità, la solidità e la forza stanno nella morbidezza, nell’essere ospitale e nel nutrire. Ecco perché la Quercia è la più materna fra tutti gli alberi: ospita più di 500 specie di ragni, insetti ed innumerevoli uccelli (fra cui la ghiandaia) ed animali (fra cui lo scoiattolo). I frutti nutrienti (presentano circa il 70% di amidi e zuccheri ed il 6% di proteine) maturano in coppe aperte, a differenza degli altri membri della stessa famiglia (faggio e castagno) che crescono in contenitori chiusi e spinosi.

In un tempo antico, come nelle nostre montagne, le ghiande sono state anche il “pane quotidiano” per molte civiltà. Maestosa, solida e massiccia, la Quercia è sempre stata considerata dalle antiche culture europee la regina degli alberi. In Europa era l’albero delle regine, dei re e degli Dèi che incarnavano simbolicamente gli aspetti della vita legati alla sopravvivenza. Nella storia europea, contemporaneamente al passaggio dal matriarcato al patriarcato, la Quercia ha assunto nell’immaginario collettivo, una connotazione prevalentemente maschile; passa quindi da Dea Madre agli Dei della Vegetazione come, ad esempio, Mars Silvanus, dio della agricoltura e della guarigione. Questi furono elementi importanti anche di Marte, che in origine era il dio della fertilità e il protettore della Natura e come tale un dio guerriero, ma non della guerra. Solo dopo, quando il patriarcato diventa dominante, Marte diventa solo il dio della guerra con la folgore e la Quercia come simbolo. La Quercia, quindi, da albero che nutre, diventa il protettore dei guerrieri, con il suo legno resistente trasformato in scudi e navi da guerra: quanti boschi sterminati per costruire navi ed attrezzi di morte. 

La Quercia è davvero un albero speciale come hanno dimostrato gli studi sulle correnti elettriche negli alberi: il suo potenziale elettrico è tra i più alti. La sua vitalità è molto più alta di quella di qualsiasi altro albero che vive nello stesso clima; solo la Betulla si avvicina molto, ma è molto più piccola e la sua carica dipende dalla luce solare. La Quercia entra nella vita e quindi nella terra con una forza irripetibile: con la sua unica radice (fittone) s’imprime nella terra come lancia scagliata dagli dèi. Naturalmente un albero con queste caratteristiche non poteva mancare nella tradizione fitoterapica. La corteccia di giovani getti è ricca in polifenoli (procianidine, cathechine, tannini) ed ha un’azione terapeutica astringente, antinfiammatoria, disinfettante, antiemorragica e cicatrizzante in vari casi (gengive, mal di gola, intestino, gastriti, cistiti, ecc.). Il decotto può essere impiegato per uso esterno o in caso di diarree. Come rimedio floreale, la Quercia (Oak) è associato alla perseveranza, alla forza e alla costanza. E’ indicato per coloro che abusano delle propria forza di volontà o quando essa è gestita con eccessivo rigore. Oak aiuta i combattenti implacabili a contattare il senso del guerriero della pace; è per quelle persone che si fanno carico di continui impegni. La Quercia, quindi insegna a ri-contattare il riposo e il senso dell’abbandono.

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