CELIDONIA, l’erba delle rondini

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La Chelidonium majus è velenosa ma il lattice che se ne ricava ha una forte azione caustica

di Lucilla Pieralli

(articolo pubblicato nel numero uscito nell’estate 2017)

Erba biennale o perenne, è comune nei luoghi freschi, ombrosi, vicino alle case, alle macerie, ha caratteristiche foglie pennatosette a segmenti larghi arrotondati, lobati e crenati. Fiori con cime ombrelliformi, gialli, con petali e stami gialli. Il frutto è una siliqua con semi piccoli e ovali. Fiorisce da maggio a ottobre. Si usa la pianta intera, radice compresa, da cui si ricava un latice di color arancio.

Concedetemi per una volta il piacere di utilizzare i tanto temuti termini strettamente botanici tanto invisi agli studenti di tutti i tempi. Barbosi e difficili da ricordare oggi hanno perso il loro senso originario, sostituite da splendide fotografie dei più minimi dettagli. Pensiamo al tempo in cui non esistevano le foto. Per noi è inimmaginabile.

La descrizione dettagliatissima della botanica, come dell’anatomia, era fondamentale per gli studiosi perché era l’unico strumento di riconoscimento che poteva essere confrontato e confermato solo da disegni. Inoltre, per il riconoscimento diretto delle piante in campo, si usavano le terrificanti guide botaniche: libroni tascabili che descrivevano a parole dettagliatissime le caratteristiche anatomiche “a rimando”. Bastava sbagliare un dettaglio per ritrovarsi a classificare lucciole per lanterne.

L’erborista di una volta andava a erborizzare (si diceva così) armato di una grossa lente, un bisturi e del Baroni, la tanto temuta guida sulla quale il professore basava poi gli esami. Oggi è tutto molto più semplice e il dettaglio fotografico dà molte più certezze della migliore descrizione botanica. Aggiungo che la magnifica invenzione delle App sullo smartphone permette di ricorrere a diverse applicazioni che a fronte della foto in tempo reale consentono di ottenere il riconoscimento immediato delle piante, degli insetti, delle pietre che incontriamo nelle nostre passeggiate.

Ma torniamo alla celidonia, velenosa per ingestione ma destinata all’applicazione esterna. Erba nocca veniva chiamata, o erba dei porri, noiose escrescenze della pelle che un tempo erano frequenti negli individui di tutte le età. L’applicazione del latice sulla parte ripetuta per qualche tempo riusciva e riesce anche oggi a togliere quei piccoli e fastidiosi “bottoncini” esteticamente sgradevoli.

 Il latice fresco dell’erba fiorita contiene numerosi alcaloidi simili a quelli dell’oppio tra i quali la caratteristica chelidonina. L’azione è molto forte, caustica, per questo brucia letteralmente le escrescenze. Altri usi riportati in letteratura sono decaduti, sostituiti dall’azione meno pericolosa di altre piante. I greci e i romani la chiamavano pianta delle rondini perché l’epoca della sua fioritura coincide con l’arrivo e la partenza di questi messaggeri del bel tempo.

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