Artemisia Vulgaris

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Appartenente alla famiglia delle Asteracee è diffusa in tutte le zone temperate e fredde dell’emisfero boreale

di Claudia Filipello – www.naturopatiabologna.it

(articolo pubblicato nel numero uscito nella primavera del 2018)

Il termine latino “Artemisia” deriva da Artemide, Dea greca della caccia, equiparabile a Diana per i Romani. La pianta è rivolta a malanni tipicamente femminili; ciò spiega il motivo per cui, fin dai tempi più antichi, venne consacrata alla divinità che personificava la Luna e a tutto il mondo magnetico e ricettivo del femminile. Secondo altri autori il nome giunge da “Artemes”, che significa “Sano” per le proprietà risanatrici della pianta. Il nome della specie “Vulgaris” inoltre, deriva dal termine latino “Vùlgo”, che significa “Comune”, poiché la pianta è reperibile ovunque.

L’Artemisia è una pianta appartenente alla famiglia delle Asteracee, ha una provenienza incerta ma è diffusa in tutte le zone temperate e fredde dell’emisfero boreale, quindi in Europa, Asia e Nord America. In Italia si trova ovunque, dal mare, passando al piano sub-montano, fino a 1000 metri e oltre di altitudine. Vive preferibilmente in luoghi aridi ed incolti, su ruderi e macerie, ai bordi delle strade e fra le siepi, lungo i percorsi ferroviari e spesso la troviamo come infestante nelle colture agricole.

E’ una pianta perenne, che possiede un grosso rizoma legnoso e radici affastellate. Il fusto è eretto, alto da 50 a 200 cm, coriaceo di colore verde o rossastro alla base, in particolar modo a partire dal periodo primaverile e molto ramoso nella sua parte superiore. Le foglie sono a distribuzione alterna e sono di un colore verde smeraldo scuro superiormente, argentee nella parte inferiore. L’inflorescenza è costituita da piccoli e numerosissimi capolini ovoidi, riuniti in ramoscelli fino a formare una spiga o pannocchia a forma di piramide; i fiori sono piccolissimi ma di un colore caldo e forte, sfumando dal giallo-bruno al rosso porporino. Essi timidamente si affacciano al mondo in tarda primavera per poi esprimersi per tutta l’estate, fino ad inizio autunno. In Naturopatia e Fitoterapia si utilizzano composti derivanti dalle sommità fiorite, più raramente dalle singole foglie e dalle radici. Le estremità floreali si raccolgono poco prima della fioritura, le radici dalla primavera fino all’autunno. L’Artemisia pianta “calda e aromatica”, è conosciuta da tempi antichissimi e ciò spiega perché è molto amata dalla Medicina Popolare. Essa esercita un’azione ormone-simile, soprattutto estrogenico, che la rende terapeutica nei casi di assenza del ciclo (amenorrea) o irregolarità dello stesso nella donna; oltre che attenuare i dolori spasmodici (dismenorrea) che spesso accompagnano la comparsa delle mestruazioni. La pianta infatti è caratterizzata da un insieme di princìpi attivi fra cui lattoni sesquiterpenici (absintina, anabsintina, artabsina, anabsina e anabsinina) da cui le specifiche proprietà benefiche della pianta, oltre a flavonoidi, sostanze amare e tannini che agiscono a scopo antispasmodico, attenuando gli spasmi muscolari, regolando il flusso mestruale. Per i disturbi del ciclo è adatta la tintura madre e il decotto da assumere eventualmente nel periodo ovulatorio, prima dell’avvento della mestruazione. L’Artemisia inoltre, può essere indicata come sedativo, digestivo e tonico per i seguenti casi, tosse, stanchezza generale, inappetenza, digestione diffidile, contratture o reumatismi. In questo caso, l’olio essenziale va frizionato sulle parti dolenti.Dalla pianta è stato inoltre estratto un farmaco a bassa tossicità collaterale per la prevenzione della malaria. Altre proprietà dell’Artemisia riguardano la protezione del fegato inibendo alcuni enzimi epatici. Uno dei suoi principi attivi, l’artemisinina e i suoi derivati, come la diidroartemisinina, hanno mostrato un possibile effetto tossico sulle cellule tumorali, per cui sono in corso studi per il loro ruolo antineoplastico. Come tutte le piante, deve essere somministrata sotto stretto controllo di professionisti e/o addetti poiché può avere effetti tossici, soprattutto ad elevati dosaggi.

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