Tanto bello da girarci un film

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Da Aldo Fabrizi a Stefano Benni passando per Pupi Avanti: nel corso degli anni in tanti hanno scelto bologna e la sua provincia come set cinematografico. Ecco una carrellata delle pellicole più belle e significative

di Serena Bersani

(articolo pubblicato nel numero uscito nell’inverno 2017)

La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone- Avati

Bologna – ma anche le colline, la pianura e l’Appennino che la circondano – sono un grande set a cielo aperto: forse non c’è luogo del centro o della periferia su cui non abbiano indugiato le cineprese di grandi registi o di giovani promesse del cinema italiano. Impossibile elencare tutti i film ambientati o girati sotto le Due Torri. Ci limiteremo a riproporre alcune delle location più famose della città e anche quelle, forse più dimenticate, di film girati in provincia.

Hanno rubato un tram- Fabrizi

Alcune pellicole possono essere viste come veri e propri tour cittadini. In Hanno rubato un tram Aldo Fabrizi, che ne fu regista e interprete, ci mostra come era il centro storico sessant’anni fa, con le rotaie degli scomparsi tram che attraversavano piazza Minghetti, via Farini, piazza Malpighi, via Ugo Bassi, via Indipendenza, via San Vitale, via Castiglione e poi verso la periferia fino al deposito Zucca di via Saliceto. Nel 1964 uscì il film di Giuliano Montaldo Una bella grinta in cui un piccolo industriale, tra rampantismo e crisi finanziarie, attraversa un po’ tutta la città dalla Camera del Lavoro in via Marconi alla stazione, alla zona universitaria, via San Vitale, via Castiglione, piazza Santo Stefano, via Indipendenza, piazza Azzarita, via Saragozza. Un tour quasi completo – dal centro storico a Villa Aldini, da San Michele in Bosco alla scalinata del Pincio e al mercato della Piazzola, da piazza Verdi a piazza dei Tribunali e molto altro – di com’era la città nel 1976 ce lo offre un film appartenente al filone erotico dell’epoca, L’affittacamere di Mariano Laurenti con una delle dive del genere, la bolognese Gloria Guida.

Edipo re- Pasolini

Poi ci sono le scene indimenticabili di grandissimi registi. Impossibile non ricordare la passeggiata di Franco Citti nei panni di un moderno Edipo, vecchio e cieco, accompagnato da Anghelos-Ninetto Davoli, sotto il portico della basilica di Santa Maria dei Servi in Strada Maggiore nell’Edipo re di Pier Paolo Pasolini del 1967.

Salò o le 120 giornate di Sodoma- Pasolini

Lo stesso Pasolini che sceglie ancora Bologna, nello specifico Villa Aldini, per ambientare il suo claustrofobico ultimo film, Salò o le 120 giornate di Sodoma, uscito nel 1975 dopo la sua morte, in cui vengono messe in scena la violenza e la degenerazione del potere. Senza dimenticare che Pasolini aveva ambientato in città, in particolare allo stadio Dall’Ara, un film-inchiesta come Comizi d’amore, in cui si documentava l’approccio degli italiani al sesso e alle relazioni.

Comizi d’amore- Pasolini

In quel docufilm, tra l’altro, sono riconoscibili nella parte di se stessi parecchi giocatori della grande squadra che aveva vinto lo scudetto nel 1964: da Bulgarelli a Pascutti, a Pavinato, Haller, Janich, Perani, Nielsen. Tra i simboli della città, quello che forse è il più antico – le Due Torri – è comparso di frequente in film più recenti di giovani registi e interpreti. Le si vede in Fortezza Bastiani, realizzato nel 2002 da Michele Mellara e Alessandro Rossi, storia di studenti coinquilini in un appartamento cittadino nell’improbabile attesa di qualcosa che cambi la loro vita. Così pure in Cavedagne di Francesco Merini del 2003, storia di formazione di giovani alla ricerca di sé in una Bologna fin troppo realistica, e anche in E allora mambo, commedia di tradimenti ed equivoci di Lucio Pellegrini del 1999 con i non ancora notissimi Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu.

un matrimonio- Avati

La casa dalle finestre che ridono- Avati

Ma andiamo in provincia. Un film americano del 1951, Teresa, con la diva Anna Maria Pierangeli, diretto da Fred Zinnemann, venne girato tra Scascoli, frazione di Loiano, e a Pianoro, oltre che a New York. Nella zona di Minerbio fu invece girato da Giuliano Montaldo nel 1976 L’Agnese va a morire, tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice bolognese Renata Viganò. L’appassionata, film del 1988 di Gianfranco Mingozzi con Piera degli Esposti, è stato in parte girato a Castello d’Argile.

Una gita scolastica- Avati

Una scena di Una domenica sì di Cesare Bastelli, lo storico aiuto regista di Pupi Avati, è stata girata a Monzuno, mentre il film del 2011 di Massimo Martelli Bar Sport, tratto dal libro di Stefano Benni, è stato girato a Sant’Agata Bolognese. Nell’autunno del 1966 Marco Bellocchio scelse Dozza e Imola per girare La Cina è vicina, mentre nel 1984 per ambientare il suo Enrico IV, interpretato da Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale, preferì le suggestioni dell’Appennino e della Rocchetta Mattei a Riola di Vergato. Infine un capolavoro: Deserto rosso, film del 1964 di Michelangelo Antonioni, ha una scena girata anche ai Radiotelescopi di Medicina, il luogo in cui si sente il rumore delle stelle.

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