Il senso di Bologna per il papato

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Dopo Roma, è la città con il maggior numero di papi, per nascita, per formazione o per adozione. Sotto le Due Torri hanno vissuto anche due antipapi

di Serena Bersani

I bolognesi ci hanno sperato fino all’ultimo, ma poi il conclave riunitosi dopo la morte di Papa Francesco ha scelto diversamente e il cardinale Matteo Zuppi è rimasto a Bologna, città che lo ha adottato e ne apprezza l’umanità e l’intelligenza. Di certo, nella storia della Chiesa bolognese, don Matteo resterà nella top ten dei cardinali più vicini al soglio pontificio o divenuti effettivamente papi.

Del resto, Bologna ha avuto un ruolo singolare nella storia del papato, vantando il primato di città con il maggior numero di papi – per nascita, per formazione o per adozione – dopo Roma. Questo dato, a prima vista solo curioso, rivela in realtà una trama profonda di relazioni politiche, ecclesiastiche e culturali che ha legato la città felsinea alla sede apostolica nei secoli.

La presenza di papi bolognesi è emblematica della forza della Chiesa locale e della posizione strategica di Bologna nella geografia politica dell’Italia medievale e moderna. La città, posta lungo l’asse tra Roma e l’Europa settentrionale, era sede di uno dei più antichi e prestigiosi studi universitari, fucina di giuristi e teologi destinati a brillare nei ranghi ecclesiastici. Non è dunque un caso se, a partire dal medioevo, siano emerse figure che raggiunsero la tiara papale, a volte in modo pacifico, altre in contesti di lotta e scisma.

Giovanni XXIII (Baldassarre Cossa)

Infatti, accanto ai papi riconosciuti, Bologna vanta anche almeno due antipapi. Il primo, di origini napoletane, Giovanni XXIII (Baldassarre Cossa), figura controversa del Concilio di Costanza, era stato eletto papa nel 1410 nel conclave che si tenne proprio a Bologna. Il secondo è Gregorio XII (Angelo Correr) che, pur nato a Venezia, fu legato allo Studio e al contesto culturale bolognese. Furono protagonisti di una Chiesa divisa, in cui l’autorità spirituale era contesa anche sul piano politico.

Ma è a partire dal Quattrocento che Bologna inizia a esprimere con continuità figure ecclesiastiche di altissimo profilo. La famiglia Bentivoglio, egemone in città, intrattenne stretti rapporti con la Curia e molti suoi esponenti finirono per essere cooptati in ruoli di rilievo a Roma. Poi ci fu anche chi a Bologna ebbe la malasorte di morire, come Alessandro V, al secolo Pietro Filargo, deceduto nella notte tra il 3 e il 4 maggio 1410 proprio nel palazzo dei Bentivoglio, dove risiedeva come pontefice. La sua morte avvenne in circostanze mai del tutto chiarite, il che alimentò nei secoli numerose voci e sospetti. Alcuni cronisti del tempo e successivi storici ipotizzarono che fosse stato avvelenato, forse su ordine del cardinale Baldassarre Cossa, suo potente sostenitore e poi successore come antipapa Giovanni XXIII. Tuttavia, non esistono prove certe di un avvelenamento, e l’ipotesi resta nel campo delle congetture. Più verosimilmente, morì per cause naturali, probabilmente dovute a un peggioramento delle sue condizioni di salute, aggravate da tensioni politiche e dal clima instabile del tempo. Alessandro V era già anziano e malato al momento della sua elezione al concilio di Pisa nel 1409, che cercava di porre fine allo scisma d’Occidente (ma che finì per complicarlo ulteriormente, portando a tre papi in contemporanea).  Fu sepolto nella chiesa di San Francesco a Bologna, dove si trova ancora oggi il suo monumento funebre. Curiosamente, Alessandro V non è ufficialmente riconosciuto come papa dalla Chiesa cattolica (che considera legittimi in quel periodo Gregorio XII a Roma e Benedetto XIII ad Avignone), ma anche lui come antipapa (e  quindi siamo a tre). Tuttavia, per lungo tempo fu considerato papa a pieno titolo, e in passato figurava anche negli elenchi ufficiali.

Il Cinquecento segna l’apogeo dei papi bolognesi, a partire da Gregorio XIII (Ugo Boncompagni), nato a Bologna nel 1502. Fautore della riforma del calendario (tuttora in uso), Boncompagni fu un pontefice di forte cultura giuridica, formatosi nello Studio bolognese. Promosse la Controriforma, fondò numerosi seminari e collegi, e mantenne forti legami con la sua città, lasciando tracce materiali e simboliche del suo pontificato, a cominciare dalla statua sovrastante il portone di Palazzo D’Accursio che lo rappresenta seduto mentre benedice la città. Durante l’occupazione napoleonica, nel 1796, per proteggerlo dalla furia antiecclesiastica,i bolognesi decisero di camuffarla da San Petronio aggiungendogli una mitria vescovile e un pastorale e sostituendo la lapide con l’iscrizione “Divus Petronius Protector et Pater”.

Il successivo papa bolognese, Innocenzo IX, detiene a sua volta un record, quello di uno dei pontificati più brevi della storia, avendo governato per appena due mesi. Nato a Bologna nel 1519 come Giovanni Antonio Facchinetti, venne eletto papa il 29 ottobre 1591, quando già era anziano e molto malfermo in salute. Il 30 dicembre di quello stesso anno morì senza aver potuto fare quasi nulla come pontefice.

Pope Gregory XV; Guercino (Giovanni Francesco Barbieri) 

Non durò molto, meno di due anni, anche il pontificato del suo concittadino Alessandro Ludovisi, salito al soglio il 9 febbraio 1621 con il nome di Gregorio XV. Tuttavia, in quel breve tempo riusci a realizzare opere importanti, sulla scia del precedente papa bolognese Gregorio XIII, che l’aveva avviato alla carriera nella curia romana. Prima di diventare papa si distinse come abile diplomatico e quando, nel 1612, divenne arcivescovo di Bologna, istituzionalizzò il culto per la Madonna di San Luca, fatta scendere dal monte della Guardia e portata in processione per ottenere la grazia che finissero le incessanti piogge rovina dei raccolti.

Prospero Lambertini

Nel Settecento, la figura più rilevante è Benedetto XIV (Prospero Lambertini). Nato nel 1675, proveniva da una famiglia nobile bolognese. Era un uomo colto, ironico e dotato di una profonda cultura giuridica e teologica. Durante il suo pontificato, seppe coniugare riformismo e tradizione, promuovendo le arti, il sapere e una visione razionale del governo ecclesiastico. Benedetto XIV è forse il papa bolognese più celebrato e amato, rimasto nel cuore dei concittadini per l’intelligenza e la bonomia e reso immortale dalla rappresentazione dell’attore bolognese Gino Cervi.

 La presenza dei papi bolognesi non si limita al passato remoto. Anche il Novecento ha visto protagonisti ecclesiastici felsinei: Giacomo della Chiesa, che fu arcivescovo di Bologna, divenne Benedetto XV nel 1914, pontefice della pace durante la Prima guerra mondiale. Ancora più recentemente, Giacomo Lercaro, cardinale a Bologna dal 1952, fu figura centrale nel Concilio Vaticano II, incarnando una Chiesa povera e dialogante. Anche se non fu eletto papa, il suo profilo fu da molti considerato papabile e la sua figura è quella che si avvicina di più al cardinale Zuppi.

Il legame tra Bologna e il papato non è stato solo politico o spirituale, ma anche profondamente identitario. I pontefici bolognesi hanno lasciato segni tangibili nella città: edifici, opere d’arte, riforme, istituzioni culturali. Al contempo, l’università e il tessuto ecclesiastico locale hanno rappresentato un bacino fertile di talenti per la Chiesa universale.

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