Rosmarinus officinalis – IL ROSMARINO

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Di Lucilla Pieralli

Tutti conosciamo l’arbusto sempreverde che è presente in tutte le aie delle nostre vallate. Nelle zone più alte si sviluppa bene appoggiato ad un muro rivolto a mezzogiorno. Insieme alla Salvia accompagna tutti i nostri piatti di carne arrosto. Riuscite ad immaginare un arrosto senza rosmarino? Un disastro! Questa pianta, assieme alle altre Labiate, cresce nei terreni sassosi o sabbiosi e non necessita di cure particolari. Fiorisce durante tutta la buona stagione e la raccolta delle sue foglie si può fare al mattino presto tagliando i rami più alti e più giovani. Si faranno poi seccare le foglie all’ombra per qualche giorno. Una volta secche è bene metterle in un sacchetto di carta da pane e chiuderle in un cassetto. Poi si possono trasferire in barattoli di vetro e riporli al buio. L’olio essenziale contenuto è un vero toccasana per la digestione e per l’apparato digerente. Questo è il motivo per cui nella tradizione mediterranea si accompagna sempre alle carni.

Stimola e aiuta la digestione difficile, compiendo anche una leggera azione disinfettante sull’apparato digerente. Per una semplice e buona tisana digestiva si utilizzano 25 grammi di foglie secche di rosmarino, 15 grammi di foglie secche di salvia, 10 grammi di foglie secche di menta o di melissa. Un cucchiaino da tè in un bicchiere di acqua che bolle per un minuto, coprire ed aspettare che si intiepidisca. Bere senza zucchero o al massimo con un po’ di miele. Ma l’utilizzo del rosmarino spazia nei campi più disparati: in sacchettini di stoffa dentro gli armadi tiene lontane le tarme profumando gradevolmente i panni, risciacquando i capelli con l’acqua di rosmarino ( 25 gr per litro) si ottiene una ottima lozione senza alcool per capelli, rinforzante, antiforfora e antiseborroica. L’ideale per chi ha problemi di pelle e di capelli grassi è fare un bagno nella vasca dove viene versata una forte tisana di foglie di rosmarino (100 gr di foglie secche in 2 litri di acqua) e il succo di un limone. In cucina gli usi sono dei più disparati ma gli utilizzi più curiosi vengono dalle tradizioni popolari di tutti i tempi e luoghi.

Si narra che nelle campagne bolognesi dell’ottocento si pensava che i suoi fiori, posti a contatto della pelle all’altezza del cuore, donassero felicità. Le foglie, poste sotto il letto, evitassero brutti sogni e il profumo della pianta messa in un vaso sulla finestra, prevenisse le malattie. Oggi il suo estratto entra a far parte di tutti i migliori profumi in commercio e anche quest’uso ha radici antiche: la regina d’Ungheria ne dà una ricetta miracolosa e persino il re Luigi XIV ne usò. Ma il profumo più buono e prezioso è quello che Caterina Sforza, signora di Forlì battezzò “Acqua celeste”: alcune gocce di questo tonico favorivano qualunque impresa …..

Articolo pubblicato sul numero dell’autunno 2010

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