IL BORGO – Nella Valle del Lognola, lungo l’unica via che fino a metà del ‘700 collegava Bologna a Firenze, c’è un borgo con otto secoli di storia
di Claudio Evangelisti
Per raggiungere Roncastaldo da Bologna si percorre la statale della Futa oltrepassando Loiano, per poi imboccare la prima strada a destra. Questo tracciato, già documentato nel 1220, rappresentò l’unico collegamento tra Bologna e Firenze fino alla metà del Settecento, quando fu sostituito dall’attuale arteria stradale. Percorrendo l’antico percorso che in pochi minuti scende e risale verso il borgo, si ammirano dimore perfettamente conservate. È il frutto dell’amore degli abitanti e di chi ha scelto la bellezza incontaminata della Valle del Lognola, di cui questo borgo è il capoluogo: una splendida conca rimasta miracolosamente intatta.

Foto del 1939 di Luigi Fantini che ritrae La Cava casa del 1500
Un viaggio nel tempo
Secondo i “libri di viaggio” di fine Settecento, il tragitto tra il capoluogo felsineo e la Firenze del Granduca Stefano di Lorena richiedeva circa 14 ore e 35 minuti, imprevisti permettendo, rigorosamente cronometrati tra una stazione di posta e l’altra. Erano tempi duri: la mancanza di acqua corrente, le stalle gelide e il freddo invernale che spesso non dava scampo ai cavalli. Oggi, tre secoli dopo, lo scenario è mutato. Prima di entrare in paese si incontrano i cavalli felici dell’Ospitalazzo, antico ospitale medievale trasformato in un curato circolo ippico. Qui si pratica un turismo equestre lento, lungo sentieri di grande pregio naturalistico.

Anni 30 alunni scuola elementare di Roncastaldo archivio Mazzetti
Il volto del borgo
L’ingresso al paese è annunciato da “verdi portali naturali” che introducono al nucleo storico: le case sono disposte con ordine lungo la via principale, con i campi agricoli a far da corona sul retro. Poco oltre si apre il belvedere, con la vista che spazia sul versante di Monzuno, dominata dal caratteristico campanile pendente della trecentesca Chiesa di San Lorenzo, adagiata su un panoramico terrazzamento.
Proprio sopra il belvedere si trova l’osteria di Angela Buganè. Ex negozio di alimentari e tabaccheria, questo luogo è diventato un simbolo: nell’aprile 2026, la storia di Angela è approdata in Piazza Re Enzo a Bologna grazie alla mostra fotografica “Appenniners: volti e storie di chi ha scelto l’Appennino”. Il progetto, promosso dalla Città Metropolitana, ha celebrato i suoi 40 anni di gestione e il ritorno della sua famiglia alla macinatura a pietra di grani antichi del Mulino Agricolo Poggiolone.
Tra i protagonisti della stessa mostra figura un altro abitante illustre: l’architetto Luca Ladinetti, che a Roncastaldo ha realizzato una casa rivoluzionaria e sostenibile, alimentata dal sole e riscaldata solo con il legname del bosco circostante.

Frammenti di storia
Roncastaldo, borgo del XII secolo, che fu sede del Capitano della Montagna, è da sempre l’anima intellettuale del territorio loianese. Era nativo di Roncastaldo Giacomo Panzacchi, appartenente ad una lunga stirpe di notai, che nel 1266 trattò il passaggio del castello di Loiano al comune di Bologna. Rinomato per la lavorazione dei cappelli di paglia all’uso toscano, questo borgo è un luogo dove le donne hanno fatto impresa e segnato la storia. Qui, nel 1778, nacque Maria Delle Donne, tra le prime laureate in medicina e insigne ginecologa dell’Università di Bologna. La storia del borgo è fatta anche di resistenza e identità. Nel 1860, l’annessione al Regno d’Italia fu osteggiata dal “partito dei neri”, espressione di una montagna profondamente religiosa. Protagonista di quel tempo fu Gaetano Prosperi, detto “Lo Spirito”, mugnaio di Lognola e fedele sostenitore del Papa Re. Dopo aver guidato una sollevazione a Monghidoro contro Re Vittorio Emanuele, sfuggì per tre anni alla cattura grazie alla protezione della popolazione, finendo per uccidere un brigadiere in un leggendario duello nella sottostante Cà de Rossi, nel 1861. La sua biografia intitolata Lo Spirito il brigante del Papa Re, descrive le cronache di quel periodo ed è stata pubblicata dal Gruppo Studi Savena Setta Sambro nel 2010.
La memoria viva
Nell’agosto 1939 anche Luigi Fantini, pioniere della ricerca storico-naturalistica Bolognese, visitò Roncastaldo e del suo passaggio rimane lo scatto di una antica casa in sasso situata in località La Cava, annotando che l’edificio risaliva al 1581. La memoria storica è oggi custodita con tenacia dalle sorelle Angela e Roberta Mazzetti, nipoti di Roberto Mazzetti, celebre pedagogista nato qui nel 1908. Grazie al loro impegno, il paese vanta un archivio fotografico che copre due secoli: dalle famiglie contadine degli anni ’30 alle drammatiche immagini del passaggio del fronte.
Il capitolo più oscuro risale al settembre 1944, quando un reparto tedesco in ritirata torturò e massacrò sette partigiani nei pressi del palazzo del borgo. Pochi giorni dopo, il 4 ottobre, gli Alleati liberarono Loiano e proprio a Roncastaldo furono indette le prime libere elezioni, che nominarono sindaco Giuseppe Cantoni.
Ancora oggi, ogni 25 aprile, davanti alla lapide dei caduti situata al centro del borgo risuona la “canta” di Maria Calzolari, figlia di una delle vittime. Attraverso le parole del cantastorie Federico Berti, la sua voce continua a tramandare l’episodio di cui fu, bambina, tragica testimone.
Dalla chiusura della pluriclasse elementare nel 1969, a Roncastaldo regna un silenzio interrotto soltanto dal passaggio dei cavalli sulla via principale. È una quiete che si accende di vita solo per le feste del paese, quando il trasporto sincero dei fedeli anima le strade per la tradizionale processione della Madonna, una magica scia di luci che illumina maggio con l’affollata festa dei Lumini e nel mese di agosto con la festa di San Lorenzo. Un battito vitale che permette alla Valle del Lognola di continuare a tramandare la sua storia.