Le Sette Chiese

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Una visita guidata all’interno del complesso monumentale di Santo Stefano con i professionisti di Confguide 

Di Sandra Sazzini, Confguide

Il Complesso monumentale di Santo Stefano, uno dei luoghi più suggestivi di Bologna, è stato oggetto di particolare approfondimento del Corso di Specializzazione e Aggiornamento per le guide turistiche abilitate e socie di Confguide di Confcommercio Ascom, intitolato “Cristianesimo, Ebraismo e Islamismo” e autorizzato dal Ministero del Turismo. Quale occasione migliore per rileggere i simboli e le relazioni delle tre religioni del Libro nelle vestigia di questa struttura monumentale unica in Europa?

Le Sette Chiese”, così le chiamano affettuosamente i bolognesi, sono il risultato di stratificazioni millenarie, che vanno dallepoca paleocristiana ai benedettini, fino ai restauri del secolo scorso, con una continuità simbolica, nella quale si mescolano la devozione, la storia della città e la memoria dei pellegrinaggi medievali. La pratica del pellegrinaggio era insieme atto di fede, che accentuava la centralità spirituale di Bologna, e occasione di scambio culturale, sociale ed economico con gli altri popoli del Mediterraneo, compresi i musulmani.

foto Guido Barbi – Interno della Chiesa del Santo Sepolcro

Secondo la tradizione agiografica, sarebbe stato addirittura il vescovo Petronio a voler ricreare, accanto alla Chiesa dei Martiri Vitale e Agricola, il simulacro sacro” del Sepolcro del Signore, simile a quello che lui stesso aveva visitato a Gerusalemme, per offrire ai fedeli un’altissima esperienza spirituale. Nel Medioevo, i benedettini proseguirono l’opera, trasformando l’agglomerato di chiese diverse, un tempo separate tra loro, in una sorta di rievocazione della Gerusalemme terrestre, la città sacra della tradizione cristiana. Per i fedeli dell’epoca, che non potevano affrontare il lungo viaggio in Terra Santa, complicato e irto di pericoli, Santo Stefano divenne un vero e proprio polo di pellegrinaggio urbano: una tappa relativamente sicura lungo le reti viarie religiose di tutta Europa, dove i fedeli erano invitati a compiere un percorso devozionale in ambienti che imitavano la topografia sacra orientale e richiamavano i luoghi santi.

Il percorso dell’intera Sancta Jerusalem bolognese, che si estendeva a tutta l’area, rievocava con grande efficacia simbolica gli avvenimenti della Settimana Santa, della Passione, della morte e della Risurrezione di Cristo. Dopo secoli di mutazioni e restauri, esso è ancora oggi leggibile a partire dalla Chiesa del Santo Sepolcro, ricreata in forma simbolica. La pianta ottagonale, segno di Resurrezione, le dodici colonne che indicano gli apostoli e la Gerusalemme Celeste, il Sepolcro e la supposta colonna della Flagellazione, consumata dal tocco dei pellegrini, creavano, come diremmo noi oggi, un cammino di fede “immersivo”. Nel Cortile di Pilato, il prezioso bacile longobardo allude al lavaggio delle mani e un curioso gallo di terracotta ricorda come Pietro per tre volte negasse di conoscere Gesù prima del canto del gallo. Sulla parete esterna della Rotonda emergono alcune curiose forme di scacchiere e di stelle, di cotto e di materiale lapideo: uno scrigno di simboli misteriosi, un tempo leggibili ai pellegrini, che oggi una guida abilitata può aiutare a decifrare svelandone il messaggio. Nel passaggio all’età moderna, il modello del pellegrinaggio medievale s’intrecciò con la devozione cittadina e divenne parte della religiosità quotidiana, delle processioni annuali e dei rituali bolognesi.

La Chiesa più antica, costruita su vestigia romane, è quella dedicata ai Santi Vitale e Agricola. Qui si trovano ancora gli antichi sarcofagi dei due primi martiri su cui si fonda la Chiesa bolognese, sepolti in quest’area funeraria, allora extraurbana: nel cimitero dei giudei, secondo S. Ambrogio, o, più probabilmente, degli stranieri della Bononia del quarto secolo d. C.. Le reliquie dei santi sono ora nella Cripta, costruita dai benedettini per “nascondere” e proteggere questo grande tesoro.

Sarcofago di Agricola (IX-XI sec.), Chiesa dei Santi Vitale e Agricola – Foto Guido Barbi

Nella Chiesa della SS. Trinità o Martyrium, si trova uno dei capolavori più suggestivi dellarte sacra medievale, un vero primato bolognese, da riscoprire: si tratta di un insieme di statue lignee a grandezza naturale che rappresentano la scena evangelica dei Magi in adorazione di Cristo Bambino. Questo gruppo scultoreo è riconosciuto come il più antico presepe a figure mobili a tutto tondo. Attualmente, nel quadro delle attività di tutela e monitoraggio del prezioso insieme, gli studiosi ne stanno ricalcolando più precisamente la datazione, finora attribuita al tredicesimo secolo, mentre la coloritura risale al pittore bolognese Simone di Filippo, detto dei Crocifissi, già presente in Santo Stefano con un bellissimo crocifisso appeso nell’omonima chiesa. I ricchi toni d’oro, rosso, blu e verde, tipici dello stile gotico pieno, sono stati riportati alla luce dal grande restauro del 1981. Dal 2007 le statue sono collocate allinterno di una teca con controllo elettronico di temperatura e umidità, vetro antisfondamento e climatizzazione dedicata, per garantirne la conservazione.

La memoria degli antichi percorsi devozionali rimane impressa in questi luoghi, come un ponte simbolico tra la città e il sacro, tra la credenza individuale e la comunità dei fedeli, anche se la pratica del pellegrinaggio tradizionale è profondamente mutata. I nuovi pellegrini sono i turisti che affollano il complesso e oggi ne varcano numerosi le soglie, a volte distratti e impreparati. Ma accade che, piano piano, la suggestione di Santo Stefano li sorprende, li accompagna tra chiese e cortili in penombra e rimane dentro di loro, quando escono di nuovo nella luce della sua magnifica piazza!

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