PIEVE DI CENTO, la Piccola Bologna dal Medioevo al Barocco

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Tanti musei e un affascinante centro storico fanno di pieve di cento uno dei centri più interessanti di tutta la pianura bolognese

di Giovannino Albanese

(articolo pubblicato nel numero uscito nell’inverno 2018)

Pieve di Cento, detta anche la “piccola Bologna” per i suoi lunghi portici, o “piccola Atene” come la definì il poeta bolognese Roberto Roversi, le cui origini da parte paterna erano proprio pievesi, è un ‘gioiello’ che conserva insieme l’impianto urbanistico del castrum romano, della pieve del IX sec., della città medievale e successivamente di quella rinascimentale e barocca. Quattro porte antiche e una Rocca trecentesca custodiscono e restituiscono oggi ai cittadini e ai visitatori – grazie alle recenti riqualificazioni e riconversioni in contenitori di cultura e apprendimento – le storie e le preziose collezioni di un borgo al confine con la provincia di Ferrara e dunque legato alle vicissitudini della vicina Cento e del fiume Reno, ma anche di Bologna e del vicino territorio modenese. Impreziosita da un accurato piano di restauro e di decoro urbano, Pieve di Cento offre al visitatore numerose ragioni di visita durante l’intero anno, da scoprire magari la quarta domenica del mese quando le vie del centro storico si popolano per l’amato mercato dell’antiquariato che vede la presenza di numerosi espositori e banchi di hobbisti. Oppure quando il Teatro storico “Alice Zeppilli” apre le proprie porte alla consolidata e importante stagione teatrale di Unione (Reno Galliera) o ai numerosi eventi pubblici che animano tutto l’anno la città e i suoi luoghi consacrati alla cultura e all’apprendimento.

museo delle storie

Ideale punto di partenza per una visita a Pieve è l’antica Rocca situata nell’omonima piazza al cui interno è possibile acquistare il biglietto unico tramite biglietteria automatica che dà accesso ai principali musei della città, ovvero l’innovativo Museo delle Storie allestito proprio all’interno della Rocca e vero e proprio museo civico 3.0, il Teatro storico “Alice Zeppilli” e il Museo della Musica all’interno del Palazzo Comunale, e la Pinacoteca civica. All’interno della Rocca e di Porta Bologna sono configurati il Museo delle Storie di Pieve e l’Archivio fotografico digitale “Giovanni Melloni”, un unico museo multimediale diffuso concepito sull’interazione tra spettatore, contenuti digitali e manufatti storico-artistici e culturali che tramandano le numerose storie e figure pubbliche attraverso cui ricostruire la Storia con la S maiuscola di Pieve e del territorio nei secoli fino a giungere ai giorni nostri. Il percorso principale di visita si sviluppa all’interno della trecentesca Rocca progettata da Antonio di Vincenzo, lo stesso architetto della Basilica di San Petronio a Bologna, mentre la gotica Porta Bologna ospita l’Archivio fotografico digitale “Giovanni Melloni”, prezioso strumento di archiviazione e informazione per le future generazioni con oltre 2000 immagini sulla storia di Pieve di Cento fruibili mediante interazione multimediale con il visitatore. Il Museo delle Storie si sviluppa all’interno di otto sale che ospitano il racconto dei mille anni di storia di Pieve di Cento, dalla sua fondazione alle trasformazioni del territorio, dal paesaggio alla società in tutti i suoi aspetti: reperti storico-artistici e oltre 300 video-testimonianze, accompagnano il visitatore in un percorso multimediale tra postazioni touch screen e una sala sempre allestita dove è possibile registrare la propria intervista. Il Museo delle Storie è il primo museo civico di digital storytelling della Regione Emilia-Romagna.

Il patrimonio storico-artistico di Pieve di Cento è invece conservato all’interno della Pinacoteca civica, oggi ubicata in un edificio della centrale piazza Andrea Costa e in attesa di essere ricollocata (insieme alla biblioteca civica) nel 2019 secondo nuovi criteri metodologici ed espositivi all’interno dei suggestivi ambienti liberty delle ex scuole elementari (e in precedenza ospedale) della città. Le testimonianze più antiche della sua collezione (arricchita negli anni da consistenti donazioni di privati) sono rappresentate da opere pittoriche provenienti dalle soppresse chiese e confraternite locali, e comprendono su tutte la Madonna con Bambino in legno policromo del XIV secolo, reliquiario a statua verosimilmente traccia del passaggio di pellegrini provenienti dalla Spagna e diretti a Roma o in Terrasanta; i quattro Antifonari Miniati di ambito bolognese, risalenti ai secoli XII e XIV; il Trittico della Crocifissione, altarolo per la devozione domestica realizzato alla fine del ‘300 da Simone de’ Crocifissi; e una ancona lignea del 1586. Tra i dipinti di scuola bolognese e ferrarese qui esposti spiccano un’opera di Ippolito Scarsella, detto Scarsellino e i dipinti del Seicento afferenti alla scuola e dunque agli allievi del maestro centese Guercino come Matteo Loves, Benedetto Zallone e Iacob Hase. Mentre opere ed artefatti risalenti al ‘700 italiano sono molto ben rappresentati da due tele di Giuseppe Zola, e un eterogeneo nucleo di opere tra cui alcuni “dipinti da camera” rispettivamente provenuti dal lascito di Luigi Galuppi all’Opera Pia e dalla Donazione Masi composta da opere di particolare pregio donate al Comune dal docente universitario di filosofia e appassionato di storia, arte e letteratura, Giuseppe Masi. Anche la sezione moderna e contemporanea si fregia di opere di importanti autori italiani di notorietà nazionale e internazionale tra i quali si ricordano Alberto Martini, Norma Mascellani, Pirro Cuniberti, Pierpaolo Campanini e la sorprendente collezione di oltre 200 opere tra dipinti, manifesti e bozzetti di Severo Pozzati in arte Sepo.

Un altro vanto della città di Pieve di Cento è la storica tradizione musicale, che trova diversi spazi di approfondimento e di espressione per un’esperienza unica in cui immergersi completamente a partire da una visita al Museo della Musica che è ospitato all’interno dei foyer del Teatro storico comunale intitolato alla figura di Alice Zeppilli, soprano di fama internazionale e moglie del violoncellista pievese Giuseppe Alberghini, di cui il museo ospita una ricostruzione del camerino con cimeli dell’epoca ed effetti personali dell’artista. Il Museo della Musica testimonia la storica tradizione musicale di Pieve di Cento, dalla tradizione campanaria alla banda del paese; dalle botteghe liutaie fino all’attuale Scuola di Liuteria presso Porta Ferrara, luogo di formazione per molti appassionati e futuri artigiani da tutto il mondo. Il Museo della Musica ospita una delle più interessanti e uniche collezioni di strumenti a corda realizzati da Luigi Mozzani e dalla sua storica bottega liutaia grazie all’acquisizione da un privato da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Cento, nonché un antico pianoforte Pleyel del tardo ‘800 donato alle collezioni comunali dal noto fotografo bolognese Nino Migliori, cittadino onorario di Pieve di Cento. Oltre al Museo da non perdere è l’attiguo teatro storico, un raro esempio di luogo per spettacoli posto all’interno di un Palazzo Comunale. Tipico teatro ottocentesco all’italiana con tre ordini di palchi, recentemente restaurato, conserva l’originale sipario di Adeodato Malatesta, così come i fregi e gli arredi dell’epoca. Infine è la nuova e avveniristica Casa della Musica progettata dal prestigioso Studio Cucinella Architects e inaugurata nel maggio 2017 alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a riconoscimento della ricostruzione in tempi record post-sisma in cui si sono distinte imprese e lavoratori del territorio nonchè l’Amministrazione pubblica pievese.

museo della canapa

La Casa della Musica ospita oggi i corsi di musica dell’istituto scolastico locale, qui a indirizzo musicale, e dell’amato Circolo Pievese di Musica Moderna. Ma Pieve nel passato è stata anche una delle più importanti sedi della lavorazione della canapa: all’interno degli spazi di porta Asia è possibile scoprire il piccolo Museo della Canapa che conserva gli attrezzi, i prodotti e i documenti dei questa unicità produttiva della pianura bolognese.

Altre tappe da non perdere sono la Collegiata di Santa Maria Maggiore (la cui riapertura in seguito ai lavori di ripristino post-sisma è prevista nella primavera del 2018), che conserva opere di notevole valore come le tele del Guercino e di Guido Reni (temporaneamente conservate ed esposte al MAGI Museo d’Arte delle Generazioni Italiane del Novecento), la tardo cinquecentesca Chiesa della Santissima Trinità, una delle più importanti testimonianze del ruolo delle Confraternite laicali per l’assistenza ai pellegrini, e il suo antico oratorio con splendidi affreschi dei carracceschi Lionello Spada e di Francesco Brizio, dipinti fra il 1612 e il 1615, raffiguranti scene dell’Antico e Nuovo Testamento (uno dei più significativi cicli pittorici del primo Seicento bolognese), e il coro in noce intagliato da Giovanni da Bergamo: si tratta di una delle opere più raffinate dell’ebanista detto “il Venezian”, su disegno dello stesso Brizio. Sull’altare principale della chiesa si conserva una pregevole pala dedicata alla Santissima Trinità, opera del pittore Lucio Massari, mentre in quella sinistra è accolto un interessante esemplare di Madonna nera di presumibile datazione tardo seicentesca. Oggi, questa preziosa chiesa attraversata da una profonda devozione nei confronti della Madonna di Loreto, è resa visitabile al mattino di ogni quarta domenica del mese in occasione del mercato dell’antiquariato e del riuso, grazie all’impegno e al contributo offerto dai soci del locale gruppo FAI; la settecentesca Porta Cento, recentemente restaurata e data in concessione al locale gruppo FAI per la propria sede, che ospita al proprio interno una serie di immagini fotografiche realizzate appositamente dal fotografo Nino Migliori; il suggestivo Archivio Storico Notarile, visitabile solo su prenotazione contattando l’Ufficio Servizi Museali dell’Unione Reno Galliera: collocato all’interno del Palazzo Comunale, nella sua originaria ambientazione seicentesca che ha preservato intatta l’atmosfera di un tempo remoto, con il soffitto a volta decorato e l’arredo originale interamente dipinto in cui sono ordinati i documenti che i notai hanno redatto a Pieve dal 1458 al 1795.

mercatini dell’antiquariato

L’Archivio Storico Notarile è un unicum, un bene culturale di straordinaria importanza non solo perché testimonianza del patrimonio storico e artistico del territorio pievese, ma anche perché rappresenta uno dei rarissimi esempi in Italia di archivio notarile completo, creato e conservato nel luogo di origine. E infine, usciti dal Palazzo Comunale, si segnala l’interessante presenza di un busto di Antonio Gramsci, tra i fondatori nel 1921 del Partito Comunista italiano. Mentre per chi volesse arrivare a Pieve in bicicletta, percorrendo i vicoli dell’antico ghetto ebraico e i viali che costeggiano il cimitero che conserva la presenza di una comunità ebraica locale attiva fino alla metà del XVI secolo, può spingersi pochi chilometri a nord, sulla direttrice del fiume Reno, dove è situata la straordinaria oasi verde della Bisana, raro esempio di golena naturalizzata. Un’altra tappa alla scoperta del ricco patrimonio artistico pievese è rappresentata dall’eccentrico Museo MAGI ‘900 – Museo d’Arte delle Generazioni Italiane del Novecento. Ricavato all’interno di un silo per la raccolta del grano risalente al 1933 e ampliato nel corso del tempo per una superficie espositiva di oltre novemila metri quadrati, il Museo MAGI ‘900 è un museo privato che raccoglie la ricca collezione dell’industriale pievese Giulio Bargellini, con opere tra gli altri di Boldini, Burri, Depero, De Chirico, Carrà, Fontana e Modigliani, promuovendo al contempo mostre personali e tematiche di valore nazionale e internazionale.

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