MARIA NANNI DALLE DONNE: la Laura Bassi dell’Appennino

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Nata nel 1778 da una famiglia povera di Roncastaldo, lungo la valle del Savena, nel 1804 le viene affidata la guida della neonata scuola di ostetricia di Bologna. A lei sono dedicate le scuole di Loiano e Monghidoro

Di Lidia Bernardini

Maria Dalle Donne

L’Università bolognese, prima in Italia, già nel 1757 aveva istituito l’insegnamento dell’ostetricia affidandola prima a Giovanni Antonio Galli e successivamente a Luigi Galvani, ma solo nel 1804, con la creazione della scuola per levatrici, si riconosce la necessità di una formazione specifica per operatrici esperte e per la costruzione di una figura professionale riconosciuta per legge.
 Questa scuola sarà affidata, con il doppio ruolo di insegnante e direttrice, a una donna, Maria Dalle Donne. Nata a Roncastaldo da Carlo e Caterina Nanni, una famiglia contadina di modeste condizioni, pare per una malformazione alle spalle, le viene risparmiato il lavoro nei campi e viene affidata a un parente, don Giacomo Dalle Donne, sacerdote a Medicina. Don Giacomo presenta Maria a Luigi Rodati, botanico e medico condotto a Medicina e grande estimatore delle scienze, che si occupa personalmente della sua istruzione nelle lettere italiane e latine.

Il dottor Rodati si rende conto delle enormi potenzialità di Maria tanto da scrivere all’amico canonico Nicola Fabbri: “Ho con me una fanciulla bolognese di undici anni, che parla e scrive il latino e si dedica agli studi umanistici, Si possono riporre su di lei tutte le speranze di recuperare Laura Bassi”.
Chiamato a insegnare all’università di Bologna, prima Botanica e poi Patologia generale e Medicina legale, Rodati porta con sé Maria e la affida a Sebastiano Canterzani per completare la sua formazione filosofica. Le doti di Maria attirano l’attenzione di docenti universitari come Giovanni Aldini, Gaetano Uttini e Tarsizio Riviera che decidono di aiutarla negli studi. È proprio Tarsizio Riviera a insegnarle anatomia, fisiologia, chirurgia e sopratutto ostetricia.

Dopo un anno di studio Maria sostiene, nella Chiesa di San Domenico, una pubblica disputa durata tre giorni sul tema De Integumentis. Il successo e le sollecitazioni dei suoi maestri convincono Maria a approfondire tutti i rami della medicina e della chirurgia e a sostenere una ulteriore disputa per conseguire la Laurea Dottorale.
È il 19 dicembre 1799 quando, a 21 anni, Maria, accompagnata da Clotilde Tambroni, dallo scranno più alto del Teatro Anatomico dell’Archiginnasio, commenta due tesi tratte da un testo di Aristotele e da un aforisma di Ippocrate. Ritenuta degna del Dottorato in Filosofia e Medicina, Monsignor Zambeccari le concede la facoltà di esercitare la professione medica.

Maria ottiene che sia il suo maestro, Tarcizio Riviera, a consegnarle la corona d’alloro, l’anello dottorale e i libri simboli di gloria, dignità e sapienza. Data l’eccezionalità dell’evento (Maria è una delle prime donne laureate in Medicina) l’unico giornale allora stampato a Bologna, la Gazzetta, le dedica la prima pagina.
Ma la sua carriera è solo all’inizio. Il 23 e 24 maggio del 1800 scienziati, professori, intellettuali e curiosi accorrono nella Chiesa di San Domenico per ascoltarla in due dispute Theses ex Anatomia et Physiologia e Theses ex Universa Medicina che le consentono di ottenere l’abilitazione all’insegnamento della Medicina.
Il testo di una terza dissertazione, tenuta all’Archiginnasio il 29 maggio, riguardante argomenti di Ostetricia e malattie e cura dei neonati con consigli pratici, anche lontani dalle idee dell’epoca come bandire l’uso delle fasce, è andata perduta, probabilmente a causa dei bombardamenti, nel 1944.

 

Laura Bassi (poi Verratti per matrimonio) fu una delle prime donne laureate d’Italia, dopo la concittadina Bettisia Gozzadini (laureata in giurisprudenza nel 1236), la napoletana Costanza Calenda (laureata in medicina nel Quattrocento) e la veneziana Elena Lucrezia Cornaro. Divenne docente di Filosofia, a Bologna, nel 1732 a soli 21 anni.

Il dottor Rodati, che aveva paragonato una undicenne a Laura Bassi, fu buon profeta e la Dottoressa Maria Dalle Donne viene ascritta come Accademica soprannumerario, ossia straordinaria, all’Ordine de’ Benedettini Accademici Pensionati, seconda donna proprio dopo Laura Bassi. Un ulteriore aiuto economico, affinché potesse dedicarsi agli studi senza preoccupazioni, le viene concesso dal Conte Prospero Ranuzzi Cospi con disposizione di raddoppiare la rendita e donarle i suoi macchinari e parte dei suoi libri alla propria morte.
Tarsizio Riviera nel 1801 chiede all’Ispettore degli Studi di creare un luogo, simile a un ospedale, per prendersi cura delle gravide povere prossime al parto e poter istruire al meglio le “comari” e il governo napoleonico decide di aprire una Scuola di Ostetricia per levatrici anche a Bologna (simile a quella attiva a Milano presso l’Ospedale di S.Caterina).

L’11 febbraio 1804 il Rettore dell’Università riceve una lettera dal Prefetto in cui si legge “il Governo ha determinato che tale scuola venga affidata alla Cittadina Maria Dalle Donne, da esercitarsi distintamente per le Levatrici e da tenersi in locale fuori dell’Università”.
La difficoltà a reperire una sede adeguata e i fondi necessari alla gestione convincono il Governo, nel 1805, a dare provvisoria facoltà a Maria di tenere i corsi presso la propria abitazione.

Nata a Bologna nel 1758, Clotilde Tambroni nel 1792 entrò a far parte degli accademici dell’Arcadia e il 23 novembre 1793 ottenne, senza neanche possedere una laurea, la cattedra di Lingua Greca all’Università di Bologna, per la quale compose e lesse l’orazione inaugurale nel 1806.

Inizia così la nuova vita della Dottoressa Maria Dalle Donne che termina, dopo circa quarant’anni di insegnamento, solo con la sua morte improvvisa il 9 gennaio 1842 nella sua casa in Via Saragozza n.147.
La Dottoressa Maria Dalle Donne è sepolta nel Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna .
Le Scuole Media di Monghidoro e Secondaria di I grado di Loiano sono dedicate a lei.
All’ingresso del Municipio di Loiano un busto dello scultore Carlo Anleri e un pannello realizzato da Giovanna Gironi ricordano la storia di questa donna straordinaria e Luigi Enzo Mattei ha inserito la sua effige tra i protagonisti nella sua “La Parete del Viaggiatore” a ricordo di coloro che transitarono lungo la Futa.

 

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