Lungo l’Appennino al modo degli Etruschi

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Fiasche in terracotta, tuniche di lana e paglia nelle scarpe: un gruppodi appassionati di storia e trekking esplora la montagna emiliana con la stessa attrezzatura degli antichi Celti o delle milizie Romane

di Alessio Orlandi

(articolo pubblicato nel numero uscito nella primavera 2018)

Negli ultimi anni sull’Appennino emiliano può esservi capitato di imbattervi in un gruppo di escursionisti vestiti in un modo un po’ particolare. Si tratta del nostro gruppo di camminatori storici, una comitiva senza un nome e senza una struttura gerarchica, fatta di appassionati di storia, archeologia e, naturalmente, di escursionismo.

Vestiti come gli antichi Celti che popolavano l’appennino, o come le milizie del XIII secolo che pattugliavano il contado controllato dal comune di Bologna, ci piace mettere alla prova il nostro fisico e il nostro insolito equipaggiamento per cercare di capire come l’Uomo dell’antichità affrontava spostamenti di diversa lunghezza.

Calzature_Celtiche
Reperti archeologici e raffigurazioni su statue romane ci danno un’idea di come potevano essere le calzature comunemente usate dai popoli celtici. Non sappiamo però quali fossero gli accorgimenti che si usavano per proteggersi dal freddo più intenso. In questo caso l’umidità impregnava la calzatura e uno strato di paglia ha aiutato a rallentarne la salita fino al piede. Calzetti di lana lavorata con la antica tecnica del “nalbinding” sono testimoniati in diverse civiltà sia mediterranee che nord europee a partire dai primi secoli dopo Cristo, ma resta in dubbio se questo modo di fare a maglia fosse usato anche dai Celti che abitavano il nostro territorio.

A seconda dell’epoca storica concordata e delle peculiarità del luogo ci dotiamo del “costume” e dell’equipaggiamento necessario. Le prime escursioni si sono tenute sui terreni collinari nelle vicinanze di Sasso Marconi e sono servite a collaudare noi stessi e l’attrezzatura che normalmente usiamo in occasione delle rievocazioni storiche, a cui partecipiamo da più di un decennio. Provando e riprovando, aggiungendo sempre nuovi handicap (terreno, clima, visibilità…) abbiamo imparato a calibrare le nostre necessità e a tarare il nostro equipaggiamento.

Contrafforte_pliocenico
Una breve pausa sul contrafforte pliocenico nei pressi di Sasso Marconi, per godere del panorama. Gli abiti sono quelli del XIII secolo, un periodo di forte crescita per Bologna, in cui il potere esercitato dalle antiche famiglie nobili sul territorio montano veniva progressivamente eroso dall’emergente forza economica del Comune.

Alcuni problemi sono analoghi a quelli affrontati anche dagli escursionisti moderni, come ad esempio determinare la giusta lunghezza della tracolla della borsa o la corretta distribuzione dei pesi nello zaino (fatto con legni e pelle di vacca). Altri problemi sono invece completamente nuovi: meglio la borraccia ottenuta da una zucca vuota (leggera ma fragile e facile preda delle muffe), la borraccia di cuoio ricoperta internamente di cera d’api (robusta ma soggetta a perdite e dal gusto terribile) o la fiasca di terracotta (a tenuta stagna, ma pesante e delicata)? Meglio la caliga romana chiodata (ottima su certi terreni ma “letale” sulle superfici rocciose lisce) o la “scarpa celtica” senza suola rigida (perfetta sul terreno morbido ma una piaga per i piedi sui sassi aguzzi)? Avendo a disposizione solo abiti di lino, lana e pellicce quanti strati di vestiti conviene portarsi dietro? Come legare i giavellotti allo zaino? E l’elmo è meglio tenerlo in testa o appeso in cintura? Quanto peso può portare un fante medievale durante i suoi spostamenti? Sono tutte domande a cui pian piano abbiamo imparato a dare una risposta, ed essa naturalmente cambia a seconda dell’epoca che stiamo esplorando: come si può ben immaginare infatti a secoli diversi corrispondono abiti e utensili diversi che nel limite delle nostre conoscenze e capacità cerchiamo di riprodurre in maniera più fedele possibile. Il periodo storico che abbiamo avuto il piacere di “testare” più spesso è quello che precede la romanizzazione del nord Italia. Questo ci dà modo di far incontrare civiltà diverse che sono coesistite nel IV-III secolo a.C. e di apprezzarne le diversità nell’abbigliamento, nell’armamento e negli oggetti di uso comune come coltelli o ceramiche; ed è così che ad esempio tre Celti, un Etrusco e due Romani si sono ritrovati a fine dicembre a risalire in parte la via Romea Nonantolana da Ospitale (MO) fino al Lago di Pratignano (ghiacciato in quei giorni).  Durante questa e altre esperienze invernali abbiamo scoperto che il freddo è forse il minore dei problemi, almeno finché si cammina: una camicia di lino, una sopravveste di lana e un caldo mantello bastano a proteggerci dalle intemperie.

Grandi_salumi_grandi_coltelli
Interamente forgiata a mano, la fedele replica di uno dei coltellacci celtici conservati al museo di Monterenzio può servire sia per abbattere piccoli alberi che per affettare grandi salumi, trasportati insieme a pane e frutta secca in un sacchetto di lino. L’acqua nella borraccia di cuoio impermeabilizzata con cera d’api acquisisce un cattivo sapore, che viene mascherato dall’aggiunta di abbondante vino.

Gli uomini celtici indossano le caratteristiche braghe, mentre non è chiaro come gli antichi popoli italici proteggessero le gambe dal freddo (forse con fasciature). In entrambe le civiltà invece le donne indossavano abiti lunghi, tipicamente pepli o chitoni, ma presso i Celti è documentato anche l’uso di gonne. Sul Monte Rondinaio il vento e l’umidità di novembre si sono rivelati nemici molto accaniti, e sono stati tenuti a bada grazie ad una piccola pelliccia. In primavera possiamo viaggiare con meno pensieri ma l’escursione termica che occorre tra la mattina e la sera rende difficile regolarsi con la quantità di vestiti da indossare: il più delle volte una camicia di lino e un mantello spesso sono sufficienti per ogni evenienza. L’estate ci permette di spostarci con un mantello leggero (lo stesso Diodoro Siculo, contemporaneo di Cesare, ci racconta che i Celti avevano un mantello per l’estate e uno per l’inverno) ma avremo bisogno di maggiori scorte d’acqua. In autunno l’umidità risale crudelmente attraverso le sottili suole di cuoio e così ci si ingegna isolando il piede con più strati di calze e magari un po’ di paglia; un fastidio ben compensato dagli splendidi paesaggi che questa stagione sa offrire.

Monghidoro_Monte_Freddi
Una escursione di 7 ore dall’Alpe di Monghidoro a Monte Freddi, in tenuta romana per testare l’equipaggiamento. Le bracae (pantaloni) e il sagum (caratteristico mantello rettangolare) sono capi di abbigliamento che i Romani “importarono” dal costume celtico. Una camicia di lino, una tunica di lana, un mantello, un cappello di feltro e delle fasce per le gambe sono sufficienti per affrontare un inverno non troppo rigido. La concia vegetale delle scarpe tende ad assorbire facilmente l’umidità e quindi è necessario impermeabilizzarle con del grasso

Oltre alle differenze stagionali è interessante anche cimentarsi con la varietà di fogge che il costume assume nei secoli: risulta infatti incredibilmente seccante non poter ricorrere a vestiti con una qualche apertura frontale nel XIII secolo (cosa che invece sarà la norma nel secolo successivo) poiché ciò significa non potersi sbottonare un po’ quando fa caldo ma dover scegliere se indossare interamente la tipica ingombrante gonnella o togliersela trovando un modo per legarla alla borsa. Queste sono solo alcune delle tante complicazioni che il camminatore storico si trova ad affrontare; oggigiorno sembrano quasi insignificanti, e certamente chi è nato e cresciuto in epoche passate vi sarà stato naturalmente abituato. Il passaggio dalla tecnologia moderna a quella dei secoli addietro è talora frustrante: è una transizione che va affrontata per gradi, fatta di un progressivo adattamento a nuove/antiche forme di fastidio e di molte sere passate a studiare sui libri e su internet ritrovamenti archeologici e raffigurazioni di pellegrini. Un impegno intellettivo che si somma a quello fisico ma che arricchisce con molte emozioni e sensazioni nuove l’esperienza escursionistica.

Per conoscere noi e altri escursionisti storici nel mondo potete visitare la pagina Facebook di Pedes Per Historiam (facebook.com/pedesperhistoriam/).

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