La storia dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio di Gerusalemme e il legame con Bologna dalle Crociate ai giorni nostri
Di Gianluigi Pagani e Roberto Corinaldesi
La storia dei templari nasce dalla Prima Crociata, che tutti noi abbiamo studiato a scuola: indetta nel novembre del 1095 dal papa Urbano II al Concilio di Clermont-Ferrand, il 15 luglio del 1099 partirono i crociati guidati da celeberrimo Goffredo di Buglione e da Raimondo IV di Tolosa che riuscirono nella conquista di Gerusalemme dopo poco più di un mese di assedio. Poi, nel periodo dal 1099 alla caduta di San Giovanni d’Acri, nel 1285, si formarono in Terrasanta svariati ordini cavallereschi, incentivati dalla Chiesa sia per proteggere i pellegrini sia per “occupare” i numerosi e turbolenti cavalieri, cadetti di nobili famiglie, che vagavano per l’Europa alla ricerca di onore e di fortuna. Parliamo dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro, dei Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, dei Cavalieri Ospitalieri, dei Cavalieri Teutonici, ed infine dei Cavalieri del Tempio di Gerusalemme, più comunemente detti Templari (1118/1120), i più gettonati di tutti, con la tunica bianca e, sul petto, una rossa croce greca patente, rappresentante la passione di Cristo.

L’ORDINE DEI TEMPLARI
Legati all’Ordine Cistercense, grazie alla regola data loro da Bernardo di Chiaravalle nel 1135, il loro motto era “Poveri compagni d’arme di Cristo e del Tempio di Salomone” e vivevano di elemosine, avendo fatto voto di consacrare la loro vita alla difesa della Terra Santa. Il sigillo più noto li rappresenta in due su un unico cavallo, in riferimento al duplice ruolo di cavalieri e di monaci, con il voto di povertà e con l’aiuto reciproco in battaglia. Si consideravano “…martiri della fede che serenamente uccidono e serenamente muoiono”. L’Ordine si diffuse rapidamente in tutta l’Europa: e qui si arricchì notevolmente con cospicue donazioni e con svariate attività finanziarie e commerciali. I templari svolsero inoltre importanti compiti per la Santa Sede, in veste di ambasciatori, custodi di tregue ed esattori delle decime a favore delle crociate. I vari paesi erano divisi in provincie, ciascuna guidata da un “Maestro”, cui facevano capo molte case templari, di cui alcune fortificate, rette da “Precettori” o “Commendatori”. I precettori erano a capo non solo di cavalieri e sergenti templari, ma anche di cavalieri laici, cappellani, ausiliari e servitori di vario livello. Un monaco inglese di nome Mattew Paris riporta, nella sua Cronica Maiora scritta attorno al 1250, che in quell’epoca vi erano, nel mondo cristiano, circa 9mila commende e circa 870 fra castelli e forti affidati all’Ordine, cui facevano riferimento, a vario titolo, quasi 100mila anime, tra frati e laici. Di queste però soltanto 8mila erano cavalieri templari combattenti, di cui 3mila stanziati in Palestina. In Italia l’Ordine Templare si insediò intorno al 1130, costruendo “commende e magioni” lungo gli itinerari più battuti dai pellegrini e dai crociati diretti in Palestina.
L’ORDINE E BOLOGNA
Bologna, posta lungo l’importante via Emilia e in stretto collegamento con la via Francigena e la via Postumia, punto obbligato di passaggio per i pellegrini e i cavalieri che, via mare o per terra, andavano in Terrasanta, fu la sede templare più importante d’Italia, a capo della “provincia” del nord Italia, la cosiddetta “Lombardia”, che comprendeva anche la Sardegna. Al sud, la provincia di “Apulia” faceva invece capo alla commenda di Monte Sant’Angelo, mentre Roma era fuori da queste divisioni territoriali. I Templari arrivarono a Bologna nel 1161 e stabilirono la loro sede nell’odierna strada Maggiore, nella Magione di Santa Maria del Tempio, tra vicolo Malgrado e via Torleone, che la divideva dal monastero di Santa Caterina (dove adesso c’è un comando di Polizia e l’ufficio postale). Alla magione era annessa la chiesa di Santa Maria Maddalena, a unica navata di 23 per 10 metri, con l’ingresso rivolto verso via Malgrado, demolita dalle bombe nel corso della Seconda guerra mondiale. L’entrata principale corrispondeva all’attuale Palazzo Scaroli, al civico 80-82. I rifacimenti nel corso dei secoli hanno modificato, se non la posizione, l’aspetto del complesso di cui resta una sala detta “Sala dei Cavalieri” che conserva il soffitto originale a travi lignei e le mura esterne con finestre a sesto acuto. Accanto si ergeva, con i suoi 24 metri, la Torre della Magione, quella che il 12 agosto 1455 il geniale architetto Aristotele Fioravanti trasportò per 18 metri e 24 centimetri, sollevandola su appositi piani inclinati e rulli, per ordine di Achille Malvezzi, Priore pro tempore dell’Ordine dei Cavalieri di Malta e allora proprietario del complesso. La torre venne poi demolita nel 1825 per volontà di Luigi Aldini che l’aveva acquistata e riteneva vi si trovasse nascosto un tesoro dei Templari. Oggi una lapide ne ricorda la presenza all’angolo di vicolo Malgrado. I Templari bolognesi possedevano in città la chiesetta di Santo Homobono, nella parrocchia degli Alemanni, 15 case col coperto in laterizio e 1 ettaro coltivato a orti, nonché numerose proprietà nel contado, soprattutto verso oriente, accanto alla Via Emilia.
VENERDÍ 13 E LA SFORTUNA
L’essere tanto ricchi non portò loro bene, perché provocarono odio e gelosie, nonché l’avidità di alcuni sovrani. Orbene, la storia racconta che il re di Francia Filippo IV, detto il Bello, pesantemente indebitato, con false accuse di eresia e pratiche immorali, venerdì 13 ottobre 1307 (ecco da dove viene che venerdì 13 porti iella!) fece imprigionare oltre 500 Templari francesi. Era ovvio lo scopo di incamerarne i beni, come Filippo aveva fatto in precedenza con gli ebrei e i banchieri fiorentini. Il 24 agosto del 1308, a Bologna, il domenicano Nicolò Tascherio, inquisitore per la Lombardia Inferiore, fece catturare i Templari. Nel 1313 anche a Bologna tutti i loro beni passarono all’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme. E dopo vari passaggi di proprietà nei secoli, dai Cavalieri di Malta fino alla Cassa di Risparmio in Bologna, l’edificio della Magione fu lasciato in eredità, nel 1942, dall’ultimo proprietario Enrico Pietro Scaroli, defunto senza eredi, all’Opera Pia dei Poveri Vergognosi, che lo ha oggi affittato alla Polizia di Stato e Giudiziaria, alla ex Provincia di Bologna e alle Poste e Telegrafi. Al posto della chiesa di Santa Maria Maddalena, demolita dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, fu edificato un palazzo moderno.
I TEMPLARI OGGI
Oggi molti gruppi fanno riferimento ai Templari e si dedicano ad attività di carità, volontariato, studio e formazione storica. Tra questi il più importante è l’Ordo Supremus Militaris Templi Hierosolimitani o OSMTH INTERNATIONAL che rappresenta oggi la più grande associazione neo-templare, diffusa in 35 paesi. Costituito nel 1995, è stata riconosciuta nel 2002 dalle Nazioni Unite come Organizzazione non governativa (ONG) e membro consultivo del Comitato Economico e Sociale (ECOSOC). È una società cavalleresca cristiana ecumenica, dedita alla solidarietà, alla formazione e alla ricerca storica. A capo ne è stato recentemente nominato lo svizzero Jacques Charles Dubos. Bologna è oggi una delle sette commende in cui è diviso il Gran Priorato Generale d’Italia, che conta oltre 100 cavalieri. Il dott. Emanuele Parisini, importante commercialista bolognese, ricopre oggi il prestigioso incarico di Commendatario della Frà Pietro da Bologna, con lo scopo di mantener vivo il ruolo importante che la nostra città ha svolto, nel passato, nella storia dei Templari. “Mi piace sempre ricordare un importante avvenimento del passato – racconta il dott. Parisini – a seguito di un lungo processo farsa, organizzato da Filippo il Bello, in cui fu fatto ampio uso della tortura per estorcere confessioni, il Gran Maestro Jacques de Molay e le più alte gerarchie dell’Ordine furono messi al rogo sull’isola di Pont Neuf sulla Senna. I documenti ufficiali riportano che il nostro Gran Maestro chiese al boia di allentargli un poco le catene, per congiungerle in preghiera e di girarlo verso Notre Dame. Questa è ancora oggi la nostra caratteristica: umiltà e devozione per aiutare gli altri, come facevano in Terra Santa con i pellegrini, e ne siamo sempre orgogliosi”. Chi volesse approfondire l’argomento può leggere i due testi di Giampiero Bagni dai titoli “Pietro da Bologna. Il difensore dei Templari” (Bononia University Press) e “Templari a Bologna. Sulle tracce di frate Pietro” (Edizioni Penne e Papiri).


