L’assalto a Riva Ridge del guru dell’atletica Usa

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Bill Bowerman, papà delle suole waffle e della Nike, partecipò con la 10th Mountain Division all’assalto finale alla Linea Gotica

di Marco Tarozzi

Si chiamava Bill Bowerman, e si è guadagnato per sempre un posto tra i grandi maestri dello sport. Dell’atletica leggera, in particolare. Statunitense, classe 1911, fu allenatore, divulgatore, pioniere, scopritore unico di talenti. Ha guidato la squadra di mezzofondo della University of Oregon per un quarto di secolo, ed è stato Ct della squadra di atletica Usa alle Olimpiadi di Monaco. Ha guidato tra gli altri un mito della corsa come Steve Prefontaine. Nel tempo, oltre a coltivare fior di campioni, ha anticipato il fenomeno della corsa “per tutti”, il boom che ha portato milioni di amatori a muoversi sulle strade del mondo. Ha dato vita a un’azienda che nel tempo è diventata un’icona dell’abbigliamento sportivo, una vera e propria multinazionale, curandone i primi passi da imprenditore “homemade” ma tutt’altro che improvvisato.
Ma prima di tutto questo, Bill Bowerman ha fatto altro. È stato un soldato, un ufficiale in tempi di guerra, mettendo ogni sua conoscenza al servizio di un ideale di libertà. Ha partecipato agli ultimi fuochi della seconda guerra mondiale. E lo ha fatto in Italia, precisamente sui monti dell’Appennino, a una manciata di chilometri da Bologna, dove fu organizzata l’offensiva americana contro i tedeschi. Ed è questa parte della sua vita, certamente meno conosciuta, che vogliamo raccontarvi.

ASSALTO A “RIVA RIDGE” – La 10th Mountain Division dell’86mo Reggimento delle forze americane arriva a Napoli alla vigilia di Natale del ’44 e subito sale a Nord. È una divisione speciale, addestrata in Colorado sulle Rocky Mountain, di cui fanno parte molti maestri di sci e alpinisti, tanti sportivi veri, arruolatisi su base volontaria. Il generale George Hays è il comandante della divisione. Tra gli altri, c’è anche Bob Dole, che nel ’94 si candiderà alle presidenziali Usa, contro Bill Clinton. Nell’aprile del ’45 Dole è sottotenente, guiderà un drappello di una decina di uomini nell’assalto a una località chiamata Torre Jussi, con i tedeschi annidati su una collina, e rischierà la vita, ferito in uno scontro a Castel d’Aiano.
La 10th Mountain Division arriva nella Valle del Dardagna a metà febbraio, con l’obiettivo di conquistare i Monti della Riva e il Monte Belvedere. Sono roccaforti della Wermacht, luoghi strategici da cui i tedeschi possono indirizzare le azioni dell’artiglieria tedesca. Assicurarsi il controllo della “Riva Ridge”, come gli americani hanno ribattezzato la zona, vuol dire sfondare una Linea Gotica fin qui impenetrabile, e assicurare una marcia trionfale per la liberazione di tutta l’Italia.

NOTTE DI CONQUISTA – Il capitano Bill Bowerman, che sarà promosso maggiore nel corso delle operazioni successive, ha un ruolo fondamentale. È il responsabile della logistica. Gli americani, prossimi all’assalto decisivo, hanno assoluta necessità di reperire muli, per trasportare il materiale necessario all’impresa su quei sentieri impervi. Il comando ha sede a Lizzano in Belvedere, da lì gli uomini comandati da Bowerman si muovono verso tutti i casolari per cercare animali da tiro. Una “requisizione” necessaria ma non forzata: i soldati rilasciano ai proprietari, contadini e allevatori locali, una regolare ricevuta con cui possono recarsi al comando per farsi pagare l’inatteso “acquisto”.
Ci si muove di notte, il 18 febbraio 1945, partendo da La Cà di Vidiciatico. È la “climb to glory”, silenziosa, efficiente. Gli americani attaccano in salita, senza fare rumore: le piccozze, che servono a guadagnare metri su un terreno arduo, sono avvolte nella stoffa. La via scelta è giudicata “non scalabile”, anche dai tedeschi. Sono in 700, invece, ad arrampicarsi, per un’impresa che gli stessi alleati giudicano rischiosissima, tanto che nell’assalto hanno previsto la presenza di sei medici, quando solitamente una truppa ne ha soltanto uno al seguito. La nebbia scende ad aiutarli, nascondendo la lunga fila degli scalatori che arriva in prossimità delle linee nemiche. I tedeschi, colti di sorpresa, perdono le loro posizioni privilegiate, ma organizzano un contrattacco che sfocerà in una cruenta battaglia durata cinque giorni. Nella notte tra il 18 e 19 febbraio, mentre infuria la battaglia, i genieri del 126mo Mountain Engineers costruiscono una teleferica in prima linea, qualcosa di storico, che va da Cà di Julio a Cappel Buso, 540 metri di lunghezza e 200 di dislivello. Servirà a trasportare a monte munizioni e materiali, ma anche a spostare feriti e caduti. Alla fine, molti meno di quanto si era temuto: le perdite americane sono contenute, 21 soldati morti e 52 feriti. La notte del 23 febbraio i tedeschi si ritirano, e parte l’assalto al Monte Belvedere. Bill Bowerman sarà ancora operativo nella battaglia di Monte Gorgolesco, e in quella per la conquista di Iola di Montese. Quindi, la 10th Mountain Division continuerà la sua marcia di liberazione, attraversando per prima il Po e spingendosi fino ad Arco di Trento.

IL MAESTRO DI “PRE” – Tornato negli States, il maggiore Bowerman già sul finire degli anni Quaranta è tecnico delle squadre di atletica della University of Oregon. Per ventisei anni le guiderà ai vertici dello sport statunitense, portando quattro volte l’ateneo al titolo nazionale NCAA, forgiando 44 All Americans e 19 atleti approdati ai Giochi Olimpici. Svezzando campioni come Bill Dellinger, “cuore di quercia”, bronzo nei 5000 metri alle Olimpiadi di Tokio nel ’64, poi suo assistente dal ’72, infine suo successore. O come Jim Bailey, Otis Davis, Dyrol Burleson, Wade Bell, Kenny Moore. E naturalmente “Pre”, al secolo Steve Prefontaine, la leggenda. Il più grande mezzofondista americano della sua epoca, scomparso a soli 24 anni a causa di un incidente stradale, quando all’apice del suo percorso atletico ed umano deteneva tutti i primati statunitensi del mezzofondo, dai 2000 ai 10000 metri.

L’INVENTORE DELLE “WAFFLE” – Stabilitosi ad Eugene, la culla dell’atletica a stelle e strisce, Bowerman dal 1972 si dedica totalmente alla sperimentazione delle scarpe da corsa della piccola azienda che ha creato insieme a Phil Knight, suo allievo. Disegna scarpe rivoluzionarie e le chiama “waffle”, perché lavora alle suole con una gomma speciale che plasma sulla macchinetta per i dolci “presa in prestito” dalla dispensa della moglie. Quelle scarpe vengono portate in giro con un’auto e vendute a margine delle riunioni d’atletica in Oregon. All’inizio la piccola azienda si chiama Blue Ribbon Sports, ma presto i suoi fondatori cercheranno un nome più propizio ed evocativo, scegliendo quello della dea greca della vittoria, Nike. Non occorre ricordare ciò che quell’azienda rappresenta oggi. Ha vestito fior di campioni, di tutti gli sport. Ma uno soltanto ha l’onore di avere una statua che lo ricorda davanti all’entrata del quartier generale di Beaverton. Steve Prefontaine, naturalmente. Il primo a indossare quel prodotto, e il primo a diffonderlo al di fuori dell’Oregon.

Bill Bowerman, il maestro di tanti campioni e creatore di un marchio che è parte della storia dello sport, è stato dunque tra i pianificatori dell’assalto alla Riva Ridge, ed ha lasciato il segno del suo passaggio a Monte Pastore, Cereglio, Cà Bortolani, Tolè, Lizzano in Belvedere. Fa parte di una storia importante, e gli dobbiamo un bel po’ della nostra libertà.

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