L’Alta Via dei Parchi

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Durante la Settimana nazionale dell’Escursionismo dell’estate 2012 è stato inaugurato l’itinerario appenninico che attraversa sette aree protette e tre Regioni. Ventinove tappe per cinquecento chilometri di saliscendi da Berceto, nei pressi del passo della Cisa, alla rupe di Verna, sul Casentino.

di Eleonora Amadori

(pubblicato sul numero uscito nell’estate 2012)

ha visto la sua nascita ufficiale a settembre 2012 il progetto Alta via dei Parchi, il suggestivo itinerario di circa 500 chilometri attraverso il crinale appenninico che divide Emilia Romagna, Toscana, marche e Liguria, in grado di collegare le aree protette presenti dal Passo della Cisa, in provincia di Parma, fino a La Verna, in provincia di Forlì-Cesena. Si compie così un importante piano regionale di rilancio e promozione dell’Appennino a cui si sta lavorando dal 2009.

Realizzata e sostenuta dal Servizio Parchi e Risorse forestali della regione Emilia Romagna, grazie al contributo e alla collaborazione di diversi enti locali, tra cui il gruppo regionale CAI dell’Emilia Romagna, l’Alta Via si configura come un’importante iniziativa dal valore culturale e storico inestimabile, facendosi interprete di una forte e moderna sensibilità verso le tematiche ambientali.

Pensato per attraversare due Parchi nazionali (Appennino Tosco-Emiliano e Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna), uno interregionale (Sasso Simone e Simoncello) e cinque Parchi regionali (Valli del Cedra e del Parma, Alto Appennino Modenese, Corno alle Scale, Laghi di Suviana e Brasimone, Vena del Gesso Romagnola), in un’emozionante viaggio alla scoperta della realtà appenninica odierna, il tracciato dell’Alta Via si presta ad un susseguirsi di vedute sconfinate e di orizzonti lontani e suscita suggestioni impreviste legate alla bellezza di passato ormai dimenticato.

L’itinerario interessa le province di Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Forlì-Cesena e Ravenna e si collega con l’Alta via dei Monti Liguri al Passo della Cisa, con la via Francigena a Berceto e con la via Romea al Passo di Serra, mirando alla rinascita degli antichi sentieri montani.

Il progetto nasce con l’obiettivo di valorizzare e tutelare il sistema dei parchi appenninici emiliano-romagnoli e punta sul crescente desiderio di ecoturismo. Nel programmare le proprie vacanze o il proprio tempo libero, infatti, i turisti ricercano con maggiore insistenza un contatto diretto con la natura alla riscoperta delle radici più primitive dell’uomo: questa tendenza non può che costituire un’importante opportunità per i territori montani, capaci di regalare esperienze, emozioni e tesori ancora poco conosciuti. Ciò che l’Alta Via offre ai suoi visitatori è proprio una suggestiva immersione nei diversi scenari che caratterizzano il variegato paesaggio dell’Appennino settentrionale, garantendo tranquillità, aria pulita e viste mozzafiato, nonché la possibilità di gustare cibi genuini e tradizionali.

Oltre alla rara bellezza e alla ricchezza degli elementi naturalistici, come i circhi glaciali, i laghi immersi nelle praterie d’alta quota, i limpidi torrenti, le foreste di faggio e le abetaie, le rupi vulcaniche e le falesie di gesso, si unisce una vasta stratificazione di tracce lasciate nei secoli dalla vita contadina nel duro ambiente montano, come antiche strade, pievi e borghi appenninici. Il tutto in un ambiente in cui la natura ha potuto prevalere e seguire la sua più spontanea evoluzione grazie alla scomparsa nell’arco di un paio di generazioni dell’economia montana tradizionale e dei suoi limiti sull’ambiente, ma anche alla nascita di riserve e aree specifiche di protezione.

Il progetto Alta Via dei Parchi può contare inoltre su un’apposita e moderna segnaletica e cartellonistica che consente agli escursionisti di muoversi in tutta sicurezza e di individuare chiaramente il tracciato su cui sono stati realizzati accurati interventi di manutenzione per garantirne la percorribilità ottimale. Le 29 tappe di cui si compone l’Alta Via terminano poi in località fornite di strutture a servizio dei viaggiatori, come rifugi, ostelli, locande e agriturismi in cui è possibile sostare e rilassarsi, assaporando le prelibatezze culinarie della tradizione montana. L’iniziativa quindi non può che generare effetti positivi sul sistema ricettivo economico di tutto il territorio del crinale, stimolando la creazione di nuove strutture e nuovi servizi relativi al turismo escursionistico.

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