Il Parco dei Gessi Patrimonio dell’Umanità

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Il “bollino” dell’Unesco a sette siti tra le provincie di Reggio, Bologna, Rimini e Ravenna che assieme costituiscono il “Carsismo nelle Evaporiti e Grotte dell’Appennino Settentrionale”

Di Alice Boldri

Nel gennaio 2022 sette siti tra le province di Reggio Emilia, Bologna, Rimini e Ravenna, che insieme costituiscono il “Carsismo nelle Evaporiti e Grotte dell’Appennino Settentrionale” sono stati candidati alla Lista del Patrimonio Mondiale Unesco per il 2023. A luglio 2023 si è concluso l’iter di valutazione, che ha avuto esito positivo: queste aree sono ufficialmente riconosciute a livello mondiale per il loro valore universale, le loro caratteristiche e la loro unicità. Questo importante riconoscimento da parte dell’Unesco offre l’opportunità di valorizzare e proteggere un patrimonio ambientale unico al mondo e, contemporaneamente, offrire ai territori una straordinaria leva di promozione culturale e socio-economica.

Cosa sono i gessi

Il gesso è sicuramente una delle rocce più caratteristiche dell’Appennino emiliano-romagnolo. Questo territorio ne è ricco sin dai tempi del Messiniano (tra 6 e 5 milioni di anni fa circa), quando apparvero i primi affioramenti. Conosciuto anche con il nome di selenite per i suoi riflessi lunari, il gesso degli affioramenti bolognesi si presenta in grossi cristalli di forma caratteristica, detta a coda di rondine o a ferro di lancia. La sua particolare cristallinità l’ha reso oggetto di grande curiosità e svariati studi: fin verso la fine del 1800 era ritenuta una particolare roccia metamorfica, ovvero con una composizione mineralogica e strutturale modificata in seguito a forti deformazioni. Oggi, invece, dopo numerosi studi, si è scoperto che l’origine dei gessi è da ricercare tra gli eventi straordinari che investirono l’intero bacino mediterraneo durante il Messiniano. La particolarità di questo materiale ha creato paesaggi unici, molto diversi da quelli delle colline adiacenti, e fenomeni carsici spettacolari. In superficie si modellano depressioni chiuse, come le valli cieche e le doline, e si aprono molte grotte, dalle quali si accede ad uno straordinario mondo sotterraneo. Queste cavità sotterranee sono in continua evoluzione, grazie all’acqua che si infiltra tra le fessure del terreno e continua a modellarne la forma.

I parchi dei Gessi

I due principali siti dove è possibile ammirare queste particolari formazioni sono il Parco Regionale dei Gessi e dei Calanchi dell’Abbadessa e il Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola. Il primo, situato alle porte di Bologna, tra i comuni di San Lazzaro di Savena, Ozzano dell’Emilia e Pianoro, tra i torrenti Zena e Idice, è un’area di grande bellezza, ricca di spettacolari forme erosive, grotte e dolci pendii collinari che aprono la vista su uno scorcio della sottostante città. Molto particolari i calanchi, formazioni argillose che si stagliano sui crinali, interrompendo l’armonia delle verdi colline. Essendo l’argilla una roccia molto erodibile, il paesaggio dei calanchi è in continua evoluzione.

Grotta della Spipola – @usai

La conoscenza e l’esplorazione di queste aree è merito di Luigi Fantini, speleologo e archeologo italiano, che dall’inizio degli anni ’30 studiò il territorio, scoprendo anche numerose grotte, tra cui quella della Spipola.

Un altro importante sito è il Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola, che si estende dalla valle del Sillaro sino a Brisighella, nella valle del Lamone. Qui le colline romagnole sono solcate da una spettacolare dorsale grigio argentea ben riconoscibile a prima vista, che interrompe bruscamente i dolci profili collinari conferendo un aspetto unico al paesaggio. L’affioramento, che è il più lungo e imponente rilievo gessoso in Italia, si sviluppa per 25 chilometri e ha una larghezza media di un chilometro e mezzo. Anche questo territorio è solcato da numerosi sentieri, che attraversano antichi borghi e splendide vallate.

Scoprire il paesaggio

Il Parco dei Gessi e dei Calanchi dell’Abbadessa è una meta ideale per una gita fuori porta: la sua vicinanza alla città non va a scapito della sua spettacolare bellezza. Numerosi sentieri percorribili sia a piedi, che in bicicletta, portano alla scoperta di quest’oasi verde, unica nel suo genere. Uno in particolare, la Via del Fantini, è un cammino escursionistico o ciclabile di oltre 50 chilometri, suddivisibile idealmente in quattro tappe, che dalle dolci colline di San Lazzaro di Savena sale fino a San Benedetto del Querceto. Il percorso segue la valle del torrente Zena attraversando parchi naturali e borghi antichi, grotte, musei e siti archeologici da scoprire passo dopo passo.

Anche il Parco della Vena del Gesso presenta un magnifico itinerario: la Via del Gesso, un sentiero che si snoda per 70 chilometri sui crinali rocciosi del parco, collegando Imola con Faenza. Attraversando piccoli borghi e aride vallate, folti boschi e morbide colline, si potrà godere di un paesaggio mozzafiato sui gessi dell’Appennino romagnolo.

Curiosità

Una simpatica curiosità è la Balena della Val di Zena, opera degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, raffigurante un’antichissima balena di 9 metri, i cui resti furono rinvenuti in quei luoghi. Nel 1965, in località Gorgognano, un contadino che lavorava in un campo trovò i resti di una Balaenoptera Aucutorostrata, risalente al Pliocene, tra i 2 e i 5 milioni di anni fa. Il cetaceo preistorico si era probabilmente spiaggiato sul bagnasciuga di quello che era allora il bacino intrappenninico bolognese. A seguito dell’intervento di recupero e consolidamento operato all’epoca dal personale dell’Istituto di geologia e paleontologia dell’Università di Bologna, i resti fossili quasi completi della balena sono oggi conservati e visibili presso il Museo Geologico “Giovanni Capellini” a Bologna.

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