L’ABBAZIA DI MUSIANO

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L’antico monastero di San Bartolomeo, a Pianoro, negli scatti d’epoca 

di Gianluigi Pagani

Immagine del 1919

I primi a parlare del monastero di San Bartolomeo di Musiano furono gli storici bolognesi dei secoli XVI-XVII che ne attribuirono erroneamente la fondazione a Matilde di Canossa.

Il 981 è l’anno del primo documento che ci parla di questo monastero mentre il 1307 è l’anno della perdita di autonomia dell’abbazia con l’unione a Santo Stefano di Bologna.

Il toponimo Musiano è di origine romana e fa riferimento ad un “fundus Musilianus” che si estendeva in questa zona. All’inizio la chiesa fu dedicata ai santi Bartolomeo apostolo e Savino Martire anche se poi nel tempo rimase Bartolomeo, uno dei dodici apostoli, indicato nella bibbia con il nome di Natanaele, che proveniva dalla città di Cana in Galilea. Infatti all’interno della chiesa esiste l’anfora usata da Gesù nelle Nozze di Cana, portata all’abbazia di Musiano da alcuni crociati di ritorno dalla Terra Santa.

La fondazione del monastero di Musiano, costruito a poca distanza dal Castrum di Pianoro che fu il perno della presenza dei cosiddetti “conti di Bologna” nelle colline a sud della città, si inserisce nelle strategie politiche e territoriali delle diverse famiglie nobili, nella seconda metà del secolo X, nel riuscito tentativo di radicamento della dinastia nel territorio dell’antico distretto di Brento. 

Durante la Seconda guerra mondiale il complesso fu raso al suolo e ricostruito nel 1949 ad opera della Sovraintendenza ai monumenti.

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