LA TORRE DI MONTORIO

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Da più di Mille anni fa da vedetta sulla rupe che domina le valli del Setta e del Sambro. Nei documenti appare per la prima volta attorno al 1200 ma gli scavi portati avanti dall’attuale proprietario la fanno risalire ai tempi di Liutprando. Da qui sono passati militi ed eserciti di ogni epoca, dal Medioevo fino alla Seconda Guerra mondiale

Di Filippo Benni
(pubblicato sul numero dell’estate 2009)

Sul crinale che scende da Montefredente, passando per Monteacuto vallese, fino a Rioveggio, proprio sulla rocca che si erge sullo spartiacque tra la valle del Sambro e quella del Setta, imponente, ricca di fascino medievale quasi fiabesco, si trova la Torre di Montorio. Con quelle guglie e con quella imponenza, chiamarla semplicemente torre gli si fa quasi un torto. Tanti infatti la chiamano, anche se impropriamente, castello.

LE ORIGINI LONGOBARDE

La rupe sopra cui è costruita non è altissima, abbastanza però per farne una roccaforte inespugnabile e privilegiato punto d’osservazione. In mille e più anni di storia, di militari e milizie e guerra la Torre di Montorio ne ha vista parecchia. Dagli scavi fatti dall’attuale proprietario, il noto avvocato bolognese Francesco Berti Arnaoldi Veli, sono emerse tracce che la fanno risalire addirittura all’Ottavo secolo, ai Longobardi. Nel 727 – scrive lo stesso Berti in una pubblicazione del Comune di Monzuno sulla storia del territorio – Liutprando lancia una forte offensiva con cui conquista parte della Toscana e la valle del Reno. È Amedeo Benati a formulare l’ipotesi che proprio il crinale Setta-Sambro fosse la linea di demarcazione tra il dominio longobardo e quello dell’Esercato ravennate. Dalla sconfitta dei Longobardi per mano dei Franchi di Carlo Magno, della Torre non se ne hanno più notizie. Fino a quando, quattro secoli dopo, sullo sperone di roccia viene edificato un castrum vero e proprio, con cassero e mura di difesa. La forma della stretta portella d’accesso, in tutto simile a quella della Torre di Vignola, fanno risalire le origini della Torre di Montorio al 1200. In quel periodo, la Torre vive le lotte tra i guelfi conti di Monzuno, alleati con Bologna, e i ghibellini conti di Panico. Dopo il 1500, con la conquista di Bologna e del bolognese da parte di Giulio II della Rovere, la Torre, fino ad allora più volte ferita e ricostruita, si trova in mezzo ad un territorio che non ha più bisogno di castelli e mura fortificate e passa così “ad uso privato” cambiando più volte mano, ed aspetto, fino a quando, nei primi anni del 1800, il conte Marulli la vende al dottor Paolo Policarpo Berti, avo di Francesco, che le dona l’attuale aspetto. La storia moderna della Torre lega la sua vita ad altre guerre ed altri militi.

DAL RISORGIMENTO ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Come nel Risorgimento, quando ospita i patrioti impegnati nella guerra per l’Unità d’Italia che, in fuga dal nord, passano da qui per raggiungere la Toscana e con lei la salvezza. O come, ed orami siamo ai giorni nostri, nel settembre del ’44 quando, suo malgrado, ospita i comandi militari della sedicesima divisione Panzer Grenadieren SS del tristemente noto maggiore Walter Reder. Sono acquartierati a Montorio, infatti, i militari che in quella terribile settimana che va dal 29 settembre al 5 ottobre del ’44 porteranno morte e distruzione tra i monti Salvaro, Caprara e Sole per quelli che sono passati alla storia come gli Eccidi di Marzabotto in cui morirono più di 800 civili, per la maggior parte donne, vecchi e bambini. Pochi giorni dopo la partenza delle SS, due comandi alleati arrivano, quasi all’unisono, a Montorio. Gli americani risalendo il Sambro e gli inglesi il Setta, gli Alleati si ritroveranno nella piazza di Montorio, attorno al 10 ottobre del ’44. La liberazione di Bologna, e con lei la fine della guerra, sembra vicina, invece tarderà un altro lungo inverno che la 24° Brigata Guardie britannica passerà nella Torre. Nell’85, ormai anziani, alcuni graduati britannici si ritrovano a Montorio per apporre alla Torre una targa che ricorderà, come lo definisce Berti, l’ultimo servizio bellico dell’antica Torre. “La pace – scrive l’avvocato – ha infine ripreso i suoi diritti, alla torre, ed è da sperare che non li perda mai più”.
“In un territorio come quello del Comune di Monzuno, che trabocca di storia e nel quale le pietre parlano – conclude Berti – la Torre è elencata come il monumento più cospicuo; ed essa veramente parla ancora oggi aiutandoci a capire la nostra storia, lontana e recente”.

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