La rupe del Sasso tra storia leggenda

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Questo baluardo di arenaria collegato al Contrafforte Pliocenico, secoli fa era conosciuto come “Saxum Glosine”. A fine Ottocento un pauroso crollo si abbatté sulle case costruite nelle cave di arenaria causando la morte di almeno 14 persone

Giuseppe Rivalta
Gsb –Usb / Parco Museale della Val di Zena

Conosciuto fin dai tempi più antichi, la rupe, che domina la confluenza del Reno col Setta, rappresenta un elemento morfologico inconfondibile, sia per chi percorre la strada Porrettana che l’ Autostrada del Sole. Quest’ultimo baluardo di arenaria, collegato al Contrafforte Pliocenico, secoli fa era conosciuto come “Saxum Glosine”,per la sua forma che ricordava una gigantesca lingua. Il luogo racchiude molteplici significati storici, simbolici carichi di un alone di mistero.

L’ aspetto così incombente sul Reno (come risulta da un raro disegno a penna acquerellata settecentesca di Giacomo Savini) fin dal Medioevo era stato messo in relazione con il diavolo. A dimostrazione di ciò, il rio che ha scavato una stretta gola a fianco della rupe, porta proprio questo inquietante nome. L’ esoterismo è rimasto presente fino alla fine del secolo XIX°. Infatti, nella rupe, era vissuta una cartomante e, poi, una veggente che, tra l’altro predisse il rovinoso crollo di una parte di questo aggettante “naso” di roccia. Per molti secoli, la rupe fu sfruttata per l’ arenaria di cui è costituita. Infatti dal Medioevo al secolo scorso, sono state operative oltre nove cave, di cui, una, con uno sviluppo spaziale che supera i 300 metri. Proprio al di sotto della roccia sporgente furono edificate delle abitazioni.

La strada stessa fu aperta tra la parete aggettante e la riva a picco sul fiume Reno. Famosa è la descrizione che ci ha lasciato l’abate Serafino Calindri, alla fine del 1700: “…Era il macigno che fa da sponda alla strada…assai più sporgente di fuori di quello che ora vedesi in quella parte, la quale ad uso di baldacchino sporgersi verso la strada prima di giungere al santuario della Madonna.”. Purtroppo, nella notte del 24 giugno (S. Giovanni) 1892, un pauroso crollo si abbattè sulle povere dimore che erano state costruite proprio sotto. I massi di roccia bloccarono la strada e causarono la morte di almeno 14 persone e la distruzione di 5 abitazioni. Fu un evento improvviso non causato dalle cave, ma probabilmente per l’ampliamento di una di quelle case rupestri. che aveva indebolito la sovrastante parete. Famosa era la chiesa dedicata alla Madonna del Sasso che inizialmente era stata costruita all’interno di una cava già esistente nel 1283. L’aveva realizzata Fra Giovanni da Panico, un parente della potentissima famiglia omonima che dominava sulla Rupe e la Valle del Reno. La strada che oggi percorriamo data 1841, ma nel 1945, i tedeschi, in ritirata, la fecero saltare. Venne riaperta nell’immediato dopoguerra.

Gli abitanti della Rupe I veri protagonisti di questo luogo son sempre stati coloro che qui vissero. La strada per Pistoia e le cave di arenaria sono stati i motori economici che hanno, fino ad un certo momento, permesso lo sviluppo di una comunità relativamente numerosa. Il borgo di Cà de Gaspari nel 1700 era tra i più popolosi della Valle del Reno, anche se, oggi, ciò sembra incredibile. Nel 1899, con l’apertura della strada che tagliava fuori Cà de Gaspari, il traffico iniziò a passare oltre. Inoltre la chiusura della Cava Grande, per la sua instabilità portò tanta miseria e le famiglie furono costrette ad andare ad abitare all’interno delle cave, riadattandole. Intorno al 1998, il Gruppo GSB-USB ebbe l’opportunità di topografare i vecchi scavi e di realizzare una pubblicazione con diversi contributi scientifici e storici in collaborazione col Comune di Sasso Marconi.

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