La Mantide religiosa

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Nel bolognese sono presenti tre specie differenti della famiglia delle Mantidae. Sono predatori tanto affascinanti quanto aggressivi

Di Guido Pedroni

(pubblicato nel numero uscito nell’autunno del 2017)

Inquietanti per l’aspetto dove zampe anteriori e testa, soprattutto, rimandano a figure aliene, sicuramente uniche nel mondo degli invertebrati: parliamo delle mantidi. Le lunghe zampe raptatorie, capaci di afferrare per mangiare le prede mentre sono ancora vive, fanno di questi insetti dei predatori efficaci e precisi, veloci e spietati.

Mantide religiosa esemplare maschio (Mantis religiosa) Foto di Guido Pedroni

Le specie della famiglia Mantidae hanno la testa triangolare o sub-triangolare con grandi occhi ed uno “sguardo” che le fa sembrare particolarmente intelligenti e, appunto, inquietanti, quasi ipnotiche; se osservate con un po’ di attenzione nessuno rimane indifferente. Sono presenti in diverse località dell’Appennino settentrionale, nell’Appennino bolognese, da giugno a settembre, è possibile osservarle soprattutto in quattro zone. Si tratta dei Monti della Riva (lungo la Valle del Dardagna), delle montagne intorno a Marzabotto (soprattutto sui versanti esposti a mezzogiorno come sul crinale dove passa il sentiero che sale a Monte Sole), nella vena del gesso romagnola e sul pede-Appennino parmense.

Tra il settore parmense e quello degli affioramenti gessosi messiniani ravennati sono presenti tre specie di mantide: la Mantis religiosa descritta dal grande Linneo nel 1758, l’Empusa pennata descritta da Thunberg nel 1815, l’Ameles spallanzania descritta da Rossi nel 1792.

La mantide religiosa (chiamata così per l’impostazione delle zampe anteriori che la fanno sembrare in preghiera, anche se non è l’unica specie a presentare questa caratteristica) può raggiungere i 9 cm di lunghezza negli esemplari femmina, mentre i maschi non superano i 6 cm; l’Empusa pennata è lunga al massimo 6 cm nel maschio e 7 cm nelle femmine, con le antenne somiglianti ad una sottile penna d’uccello; l’Ameles di Spallanzani ha il corpo più corto delle due specie precedenti e in particolare la femmina è in grado di arricciare l’addome, più largo del maschio, in modo molto caratteristico.

La prima specie è molto adattabile a varie condizioni climatiche ed ecologiche e sulle nostre montagne è attiva durante la stagione estiva con i primi tepori. La seconda specie, decisamente più rara, è attiva in collina e meno di frequente in montagna (fino a circa 800-1000 m di quota) in ecosistemi  più secchi e aridi rispetto alla prima e frequenta comunemente (e curiosamente) fiori sui toni del rosa e del lilla. La terza solo da qualche tempo si trova a popolare ambienti collinari dell’Appennino settentrionale, in espansione dalle regioni centrali della nostra penisola probabilmente per i cambiamenti climatici in atto.

La mantide religiosa è presente in Europa, Asia e Africa ma anche in Australia e America settentrionale dove è stata introdotta in modo casuale dall’uomo. È un animale abbastanza sedentario, ma durante il giorno al momento opportuno di trasforma in una efficacissima predatrice che attende immobile su l’erba fitta o sui rami di un cespuglio la preda; quando questa è a tiro la fa scattare in avanti per afferrarla implacabilmente con le zampe anteriori (raptatorie). In questa situazione la preda non ha più nessuna via d’uscita e viene divorata pezzo dopo pezzo. Perfino nella fase di accoppiamento, anche prima della sua conclusione, il maschio rischia di essere divorato dalla femmina se non pone molta attenzione.

Dalle uova deposte in astucci particolari (ooteche) e assicurati agli arbusti, nascono le piccole mantidi uguali in tutto agli adulti, comprese le abitudini predatorie.

L’Empusa, con le antenne pennate, è una vera esperta di mimetismo, fingendosi, a seconda dei casi, un sottile rametto, un filo d’erba, o una foglia particolarmente assottigliata. Risulta meno aggressiva della specie precedente, e non rientra nelle sue abitudini divorare il maschio. È diffusa nelle regioni più calde e assolate della regione mediterranea.

L’Ameles di Spallanzani è anch’essa un predatore, di rado riesce a soddisfare le sue tendenze verso il cannibalismo nei confronti del maschio, soprattutto perché quest’ultimo è particolarmente accorto e veloce … ma non sempre. È difficile scorgerla tra i rami di varie specie di arbusti, sicuramente anche questa specie è amante di luoghi soleggiati e caldi.

Le mantidi sono animali che invitano con le loro caratteristiche comportamentali e anatomiche a riflettere sulla nostra capacità ad osservare il mondo della natura, perché la biodiversità di cui noi stessi facciamo parte trova il suo più profondo e vero significato nel mondo nascosto dei piccoli animali, formato da diverse centinaia di migliaia di specie dalle forme, dai colori e dai comportamenti estremamente diversificati tra loro.

(Si ringrazia l’amico entomologo Roberto Battiston per aver concesso in uso il suo materiale fotografico).

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