Da San Luca a Piazza Malpighi, in giro per la città incontrando la Vergine
di Gian Luigi Zucchini
foto di Guido Barbi – guidobarbi.it
La si incontra spesso, camminando per le vie del centro di Bologna. A volte è lieta, sorridente; altre seriamente pensosa, o maternamente protesa all’accoglienza. Porta sempre un bambino con sé, e quando la incontriamo, ce lo presenta pure, o con lo sguardo, o con un sorriso appena accennato, o con un gesto. Lei si chiama Maria, ma è conosciuta anche come la Madonna, nome utilizzato più o meno fin dal XIII secolo, come segno di rispetto e di deferenza; e pure nel mondo è conosciuta quasi dappertutto, indicata con nomi che richiamano quello italiano e anche bolognese.
– Davvero? Ma va là– dicono in molti.
– Ma sì – rispondo. – Per esempio, mentre a Bologna si dice Madonna di San Luca, in francese si dice Nôtre Dame de Paris, in inglese Our Ledy, in Spagna Nuestra Señora del Pilar o, più affettuosamente, La Pilarina.
– Ma in tedesco invece la Madonna è chiamata comunemente Muttergottes, cioè Madre di Dio. Come la mettiamo?– insistono
Ma anche da noi – dico – ci sono dei riferimenti al sacro: Vergine Madre, o Santa Maria, e nelle Litanie Lauretane la si prega recitando un lungo elenco di titoli che le vengono dati, come Stella mattutina, Rosa mistica, Turris Davidica, ecc.; e poi Mater Dei, in latino e Odigitria, in greco, cioè “Colei che indica la via”.
San Luca
A questo punto, andiamo a conoscerla, questa Signora, e particolarmente in una delle sue tante case, cioè a San Luca, sul colle, dove sorge una stupenda costruzione opera del famoso architetto bolognese Carlo Francesco Dotti, eseguita tra il 1757 e il 1764.
Icona della Madonna di San Luca
Lei sta chiusa in una nicchia, e indica con la mano il Bambino che ha in braccio, come per dire: “Lui è la Via: seguitelo”. E il Bambino con una mano benedice, esibendo tre dita ad indicare la Trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo), e nell’altra mano stringe il rotolo della legge, figura del Vecchio e Nuovo Testamento, (la Bibbia ebraica e il Vangelo cristiano), che il Bambino stesso, da adulto, è venuto non a cancellare ma ad arricchire e completare, come lui stesso disse, collegando il suo messaggio a quello già enunciato dai profeti nei testi ebraici.
Piazza San Domenico

Giulio Cesare Conventi, Madonna del Rosario (1632-33)
Infine, passeggiando per la città, vediamo spesso la Madonna, le cui statue sorgono in alcune vie e piazze: la incontriamo in piazza San Domenico, ad esempio. È opera di Giulio Cesare Conventi, eseguita tra il 1632-33, e ricorda le grande devozione del Santo frate per la “Vergine Madre”, come la definisce con liturgica poesia Dante nella terza Cantica (Paradiso) della ‘Divina Commedia’.
Piazza Malpighi

Giovanni Tedeschi (1638), Madonna realizzata forse su disegno di Guido Reni
In piazza Malpighi, invece, vediamo su un’altissima colonna la Madonna Immacolata, che nelle Litanie Lauretane è invocata come Sine labe originali concepta, cioè “Concepita senza peccato originale”, realizzata da Giovanni Tedeschi nel 1638, molto nota perché l’8 dicembre di ogni anno i vigili del fuoco bolognesi salgono su una lunga scala per deporle in braccio un mazzo di fiori. Sul basamento troviamo la scritta ‘Maria Mater gratiae (Maria, madre di grazia), prima strofa di un antichissimo canto cristiano, con cui si aprivano o si concludevano solenni preghiere: Maria Mater gratiae / Dulcis parens clementiae / tu nos ab hoste rotege / Et mortis hora suscipe.
Piazza San Martino
In piazza San Martino, anch’essa su una colonna, sta la Vergine del Carmine, a cui sono devotissimi i frati Carmelitani della chiesa e convento che fronteggia la statua, eseguita probabilmente nel 1705.
Via Saragozza
Poi, in via Saragozza, poco prima del Meloncello, troviamo in una nicchia sotto il portico, scolpita da Andrea Ferreri (1707 circa), la cosiddetta “Madonna Grassa”, chiamata affettuosamente così dal popolo a causa di un rigonfiamento nelle forme, che suggerisce abbandono sereno alla pace dello spirito e alla gioia della maternità.
Palazzo Comunale e Palazzo Strazzoli

Niccolò dell’Arca, Madonna di Piazza con Bambino, Terracotta (1478), Palazzo D’Accursio
Infine, ecco due altre sculture di notevole pregio artistico, che troviamo proprio in centro città: la prima è collocata sulla facciata del Palazzo Comunale, rappresenta la Madonna in trono con Bambino e fu eseguita da Niccolò dell’Arca nel 1478; la seconda si trova in una nicchia sulla facciata del palazzo degli Strazzaroli (sopra la libreria Feltrinelli, di fronte alle due torri), ed è opera di Gabriele Fiorini, della Scuola del Francia, scolpita nel 1507.
Tante altre ancora
Poi, oltre queste, si trovano – sotto un buio angolo di portico o su qualche muro scrostato – piccole immagini mariane, dipinte a fresco o scolpite artigianalmente, o collocate in quadretti di ceramica su pilastrini eretti soprattutto lungo sentieri di campagna o dell’Appennino, a protezione degli abitanti del quartiere o dei prodotti dei campi.
Purtroppo molte di queste opere si sono nel tempo molto deteriorate o addirittura distrutte. Oggi qualcuno sta tentando un recupero anche parziale di quanto esisteva; ed ancora passando sotto il portico di qualche vicoletto, noto talvolta un fiore entro un vasetto posto su un piccolo ripiano alla base dell’immagine. Sta lì, da tempo, forse qualcuno lo cambia, di tanto in tanto. Segnale di un barlume di antichi sentimenti, come la tavoletta di legno incastrata tra le pietre nella facciata di un’umile casetta in via Sant’Apollonia, dove una mano di un popolano, forse un paio di secoli fa, ha inciso sul legno poche parole, ormai illeggibili, per ricordare che, in occasione delle Rogazioni dell’anno… (data illeggibile) passò per quella stradina in solenne processione la Madonna di San Lucca: proprio così, con due c; perché la Madre di Dio, Maria, la Vergine, era, per tutti noi bolognesi, la Madona ed san Locca.