Inseguendo insetti alla Dolina della Spipola

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Un percorso ad anello nel parco naturale a due passi dalla città per incontrare un neurottero, un coleottero e un ortottero

di Guido Pedroni

Ancora una volta, nel mese di maggio, mi trovavo ad osservare l’ambiente naturale della Dolina della Spipola, soprattutto i prati assolati della sua parte più alta. Come si sa, è un mese importante nella primavera, la stagione più propizia per osservare insetti e fiori. La mia attenzione andava ai caldi affioramenti di gesso dove saltavano già piccole e giovani cavallette ancora non determinabili; oppure ai prati verdi dove diverse specie di erbe in fiore attiravano l’attenzione; qui una piccola cavalletta verde, anch’essa nella sua fase giovanile rosicchiava le giovani foglie delle erbe, era la Tettigonia viridissima lunga circa 5 mm, arrivando a superare, nello stadio adulti 5-6 cm nel mese di agosto. Un ortottero fitofago dalle potenti mandibole come la maggior parte degli ortotteri. Tra le foglie della roverella (Quercus pubescens) ecco un piccolo coleottero intensamente colorato di verde, si trattava di una specie di curculionide del genere Phyllobius, caratterizzata dalla presenza di decine di individui, tutti a rosicchiare le foglie più giovani e tenere della quercia.

Un’escursione alla Dolina della Spipola (nel comune di San Lazzaro di Savena) ha diversi risvolti interessanti: la geologia, la speleologia, la botanica, l’ornitologia e l’entomologia. Quest’ultima disciplina scientifica studia gli insetti. L’escursione che è possibile affrontare permette di osservare vari aspetti delle discipline che accennavo poco sopra. Si parte dal piccolo parcheggio dove si arriva con la strada asfaltata salendo dalla Ponticella di San Lazzaro. Dal parcheggio si prende a destra, si scendono poche decine di metri prendendo a sinistra la carraia che in leggera pendenza, in discesa, porta verso la grande depressione chiaramente visibile. Procedendo per la carraia, molto larga, circa 300 m più avanti si arriva, sulla destra, sui versanti prativi della dolina; si scende quindi sulla destra lungo il prato sull’evidente sentiero coprendo un dislivello di circa cento metri. Sul fondo si prende a sinistra, si fiancheggia il bosco tenendolo sempre alla propria sinistra, seguendo il sentiero che entra nella boscaglia fino all’imbocco artificiale della Grotta della Spipola. Da qui si risale la dolina lungo l’evidentissimo sentiero nel bosco ben sistemato e tenuto pulito, ritrovando la carraia che abbiamo lasciato all’inizio del percorso. In tutta l’escursione “ad anello” è possibile osservare insetti di diverse famiglie dall’inizio della primavera (aprile) fino alle prime settimane dell’estate (luglio).

In particolare, questa volta presento tre insetti molto evidenti perché di grande taglia per essere insetti, appartenenti a famiglie diverse: un neurottero, un coleottero, un ortottero. Li possiamo vedere nelle foto che accompagnano l’articolo. Il neurottero si chiama Libelloiedes coccajus (specie descritta da Denis e Schiffermüller nel 1775), il coleottero è Capnodis tenebrionis (descritto da Linnaeus dal 1758 al 1761) e l’ortottero si chiama Ruspolia nitidula (descritto da Scopoli nel 1766).

Libelloides coccajus – foto di Aspöck

Il neurottero Libelloides coccajus, ha ali potenti per un volo abbastanza veloce ed efficace; sono riuscito a catturarlo mentre era in volo sui versanti prativi della dolina, per poterlo osservare con calma e attenzione, anche con una lente che, per un naturalista, è cosa buona portare sempre con sé.

Capnodis tenebrionis – foto di Yunakov

Continuando poi a perlustrare gli ambienti della dolina, nella sua porzione più alta nel perimetro laterale (il bordo esterno dove c’è di norma una temperatura maggiore rispetto al fondo della dolina) appoggiato sulle foglie di una siepe era fermo il coleottero buprestide Capnodis tenebrionis, lungo oltre tre centimetri di colore nero con il torace (pronoto) grigiastro a macchie più scure. Sul fondo della dolina, dove la temperature è più contenuta rispetto all’esterno e dove il prato lambisce il bosco, in ombra, era presente l’ortottero Ruspolia nitidula, catturato sulle alte erbe del prato.

Libelloides c. è una specie non comune e colonizza gran parte delle aree collinari dalle pendici più a valle fino a 1500 m a ridosso del crinale, soprattutto nelle zone calde e soleggiate. Si tratta di una specie euriecia, tipica di prati poco sfruttati dal pascolo (depone le uova sugli steli delle piante erbacee); le larve sono predatrici e cacciano sulla superficie del terreno. Gli adulti sono pure dei predatori diurni, abilissimi nella caccia al volo, raggiungendo i 3 cm di lunghezza del corpo con un’apertura alare fino a circa 5 cm.
Capnodis t.è un grosso coleottero diffuso in diverse zone geografiche, soprattutto calde, ma non comune; attacca le rosacee selvatiche e coltivate; un sintomo della presenza della larva (questa è dannosa) può risultare la produzione di gomma da parte della pianta attaccata, con il disseccamento delle sue foglie.

Ruspolia nitidula

Ruspolia nitidula è una cavalletta verde e “sottile”, può essere lunga oltre 5 cm, con ali che superano la lunghezza del corpo. Si nutre di vari tipi di erbe ed è presente alla Spipola nei settori di “passaggio climatico” tra la zona più calda e quella meno calda, quindi nella vegetazione di “confine” tra il prato e il bosco, sul fondo della dolina.

Concludo, riportando due pensieri che ci aiutano a riflettere sulla bellezza di questi ecosistemi dove la ricchezza dell’entomofauna (e della vegetazione) è sicuramente da preservarsi, come anche quella delle altre forme di vita; il primo è di Louis Pasteur: “Possiamo ben dire, di fronte a questo variabilissimo mondo, che meravigliarsi di tutto è il primo passo della ragione verso la scoperta”; il secondo è di Arturo Graf: “A compiacersi del semplice ci vuole un’anima grande.”
In sostanza ci vuole un’anima grande per potersi meravigliare, e continuare a meravigliarsi, del mondo naturale di cui facciamo parte.

  • Ricerche entomologiche effettuate con il permesso n. 173 del 16/09/2019 dell’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Orientale) – Guido Pedroni: guidopedroni@libero.it
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