Il Parco della Chiusa dal Medioevo al Lido

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E’ il più antico “monumento idraulico” d’Europa. è stato fondamentale per la prima rivoluzione industriale bolognese. Dopo la grande piena di fine Ottocento è stato costruito anche il Lido che negli anni ’30 richiamava dieci mila persone al giorno

A cura di Elena Rizzo Nervo e Claudio Corticelli  – LEGAMBIENTE Circolo SettaSamoggiaReno

(articolo pubblicato nel numero uscito nella primavera 2016)

Il prestigio dei Marchesi Sampieri Talon (di cui abbiamo parlato nel numero scorso) e il fermento culturale del ‘700 e ‘800 non sono i soli elementi a fare del Parco della Chiusa un luogo di così particolare rilevanza storica e ambientale. Il nome attuale del Parco, infatti, attributo dal Comune nel 1975 dopo l’acquisizione pubblica, trova origine nella presenza della Chiusa del Reno. Il Fiume Reno, principale corso d’acqua dell’Emilia Romagna dopo il Po, ha la sua sorgente nell’alto Appennino, a Prunetta sul Monte delle Piastre, nel pistoiese. Poi attraversa le province di Bologna, Ferrara, Ravenna e sfocia nel Mare Adriatico alla Torre di Primaro, dopo circa 210 chilometri. La Chiusa di Casalecchio è il più antico “monumento idraulico” d’Europa. Nel Medioevo alcuni cittadini bolognesi detti i “Ramisani” (in quanto proprietari di un ramo del fiume Reno) si consorziarono e costruirono una Chiusa in legno. Il loro intento era di utilizzare l’acqua come forza motrice per macinare grano ed altri cereali, oltre che per scopi igienici. “Anche oggigiorno la Chiusa di Casalecchio può dirsi una delle più cospicue opere idrauliche che onorano l’Italia (…)” Così scrivono gli ingegneri Brunelli e Canonici nella relazione sulla Chiusa all’indomani dei lavori eseguiti dopo la grande piena del 1893. Alcuni antichi documenti segnalano la presenza di una Chiusa già nel 1000, ma non abbiamo molte informazioni in merito. Per ricostruire la storia della Chiusa bisogna tenere presente che attorno al 1130 era stata fondata a Casalecchio la Canonica di Santa Maria di Reno e i Canonici Renani all’epoca possedevano le capacità tecniche ed economiche necessarie per la realizzazione della prima steccaia in legno e per scavare il primo tratto del canale. Nel 1208 il Comune di Bologna acquisì dai Ramisani il diritto per l’utilizzo dell’acqua eccedente, si impegnò alla ricostruzione e manutenzione della Chiusa e, nel 1250, la fece costruire in pietra. I lavori della prima Chiusa “de lapidibus” furono ultimati nel 1278. L’assetto attuale risale invece agli anni compresi tra il 1360 e il 1367, grazie all’iniziativa del Cardinal Egidio Albornoz, spagnolo, rifugiato alla corte papale di Avignone e mandato in Italia con l’incarico di restaurare l’autorità papale nei territori della Chiesa in Italia. Tutti gli interventi dei secoli successivi furono finalizzati al miglioramento di quella magnifica opera. La costruzione dei “Muraglioni” che sostengono il Canale fu eseguita a metà del 1500 da Jacopo Barozzi detto “il Vignola”. A seguito dei danni causati dalle piene, nel 1567 fu deciso che gli oneri di manutenzione della Chiusa gravassero su tutti i soggetti che traevano utile dalle sue acque; questo passaggio diede di fatto origine alla costituzione dei Consorzi della Chiusa e del Canale del Reno. La realizzazione della attuale Chiusa e la realizzazione di un canale che portava acqua in città permise ai bolognesi di sviluppare una società industriale dedicata per lo più alle attività economiche. La prima vera Rivoluzione Industriale a Bologna si sviluppò dal XIV al XVIII secolo, quando due terzi della popolazione era occupata nelle attività connesse all’energia idraulica. La Chiusa di Casalecchio e il reticolo idraulico da essa derivato hanno dato origine ad una pluralità di mestieri tant’è che a Bologna, città di terra, l’Università istituì nel 1694, prima in Europa, la cattedra di Idrometria assegnata a Domenico Guglielmini. La Chiusa fu poi indispensabile per il crescente fabbisogno di energia idraulica richiesta dai grandi opifici, in particolare nei filatoi della seta, prima delle grandi piene. La storia della Chiusa è attraversata da numerose piene, alcune disastrose. L’evento ricordato come “la grande piena” risale al I° ottobre 1893, quando un violento nubifragio notturno colpì l’alto Appenino Tosco Emiliano. A Casalecchio la piena arrivò in mattinata; alle 11 l’idrometro registrò un valore mai raggiunto prima: 4,70 metri sul ciglio più basso della Chiusa. La conseguenza della “grande piena” fu il mutamento dell’alveo fluviale. Il Reno si era scavato un nuovo corso sulla sinistra, evitando la Chiusa. La derivazione del Canale di Reno rimase senz’acqua; ciò causò i blocchi delle industrie bolognesi e dei sistemi di fognatura. La via Emilia fu interrotta a Santa Viola per un mese. I lavori iniziarono all’inizio dell’anno seguente e furono affidati agli ingegneri Brunelli e Canonici i quali presentarono un progetto, la “Chiusa Nuova”, che da quel momento permise un miglior deflusso delle acque in caso di piena. Per i grandi lavori della Chiusa di Casalecchio arrivarono moltissimi aspiranti operai da tutta Italia e questo generò una forte tensione sociale con i lavoratori del luogo.  Per calmare gli animi furono mandate le forze dell’ordine e, con anticipo sul termine dei lavori, fu organizzata la tradizionale “bandiga” cucinata dal ristorante Pedretti nei pressi del Lido. Al pranzo parteciparono 750 commensali che consumarono 334 kg di maccheroni e 280 kg di carne di manzo; inoltre furono bevuti circa 400 litri di vino. Grazie a 660 operai i lavori principali furono eseguiti in 34 giorni. Dopo quegli anni vennero fatti numerosi interventi, per modernizzare e mettere in sicurezza la Chiusa e la zona limitrofa. Quando si fa riferimento alla Chiusa del Reno non si parla solo di grande ingegneria idraulica. La memoria va immediatamente all’attività balneare e al Lido, un vero fenomeno sociale e di costume. Dopo il 1893 e i successivi lavori di costruzione della Chiusa Nuova, a monte, sulla sponda sinistra, si era formato un prato ampio e regolare sistemato con gradinate di ghiaia introdotte e fornite dalla ditta bolognese Maccaferri.  Dopo la Grande Guerra vi fu un forte interesse popolare per la vita all’aria aperta e i bolognesi scoprirono quel prato. Non era però facile da raggiungere: si doveva prendere il tram fino a Casalecchio, scendere a piedi nel Reno e arrampicarsi sulla platea della Chiusa Nuova. Ciò nonostante, nelle domeniche estive erano centinaia le persone che tentavano l’arrampicata, tanto che alcuni invalidi di guerra costruirono uno scaletto mobile, facendo pagare due centesimi a chi voleva salire. Il successo dell’iniziativa fu clamoroso, così l’Associazione Mutilati e Reduci prese l’impegno di gestire un vero e proprio stablimento balneare: il Lido di Casalecchio, in pratica “la spiaggia di quelli che non vanno al mare”.  Il Lido nacque e crebbe grazie al passaparola della gente che lo frequentava e si trasformò in un vero appuntamento modaiolo.  Vennero costruiti semplici spogliatoi e guardaroba, mentre una bacinella con acqua e ghiaccio fungeva da bar per tenere le bibite al fresco. Comparve, poi, una piccola cassa per l’ingresso alla spiaggia dei forestieri: 5 soldi (25 centesimi), mentre per i casalecchiesi era gratuito. Il resoconto dei biglietti staccati nell’estate del 1932 ci racconta un grande successo:  circa 10.000 nei giorni festivi, con punte di 20.000 durante la settimana di Ferragosto. Tra la fine degli anni ’30 e i primi anni ’40 il Lido visse il suo periodo magico e nel 1942 adottò il primo “Regolamento di Balneazione”. Vennero montate tende e ombrelloni, mentre Adelmo Sandri aprì una deliziosa osteria tipica bolognese, dove non mancava la fragrante frittura del Reno.

Dopo la seconda guerra mondiale, durante la quale il Lido fu quasi completamente minato e chiuso dal 1943 al 1945, l’attività riprese a pieno regime e gli organizzatori studiarono nuove attrazioni con un servizio di barchette a motore a monte della Chiusa. Nel 1946 la sezione Cacciatori di Casalecchio trasformò la platea della Chiusa Nuova  in un piccolo stand di tiro a volo, ma fu un’esperienza di breve durata, vista la vicinanza con l’abitato. Dal 1946 al 1952 la storia del Lido è legata a l’Isola Verde, il locale da ballo all’aperto voluto da alcuni imprenditori locali. Luci soffuse, tavolini colorati, due faretti sulla pista e un grande afflusso di ballerini che apprezzavano quel luogo unico nel suo genere. Seguirono gli anni del boom economico e furono in molti a potersi permettere vacanze al mare e a scoprire nuovi luoghi di villeggiatura. Così il Lido fu piano piano abbandonato, fatta eccezione per pochi romantici, affezionati alla sua pittoresca unicità. Poi venne la piena del 4 novembre 1966 che spazzò via la trattoria di Sandri e tutte le infrastrutture del Lido: per trent’anni cadde il silenzio. Negli anni ’90 l’Amministrazione Comunale ha voluto che questo luogo rinascesse, seppur in forme diverse, perchè legato, come tutta la Chiusa, all’animo e alla storia del casalecchiesi.

PATRIMONIO UNESCO
Dal 2010 la Chiusa di Casalecchio di Reno è diventata patrimonio dell’Unesco quale simbolo di una cultura di pace a favore dei giovani. Sono state oltre 7.000 le firme raccolte dal Comune e dal Consorzio della Chiusa e del Canale di Reno per ottenere l’importante riconoscimento. “I Patrimoni Messaggeri di una Cultura di Pace” è un Programma istituito dall’Unesco nel 2000; lo scopo è quello di individuare monumenti, anche siti naturali, riconosciuti dai cittadini come icone di pace. La Chiusa, simbolo dell’acqua che ha unito anziché dividere i bolognesi, risponde perfettamente ai criteri del Programma. Non solo ingegneria e costume. Il Parco della Chiusa di Casalecchio ci racconta di  flora e fauna: a loro sarà dedicata la prossima puntata del nostro viaggio.

Fonti, bibliografia e fotografie
 
Lo scorrere dell’acquaLa chiusa e il canale di Reno nel territorio casalecchiese
Minerva Edizioni 2010 – Foto di Paolo Cortesi.
L’acqua tra passato e futuro – itinerari storici e naturalistici della provincia di Bologna
a cura di Legambiente e VolaBo – centro servizi per il volontariato della Provncia di Bologna (novembre 2012).
Tesi di laurea di Daniele Garbellini “La Chiusa di Casalecchio di Reno: sati storici e rilievi di controllo attuali sulla struttura” – Facoltà di Ingegneria – DISTART – Anno accademico 2005 – 2006.
Archivio della Biblioteca Sala Borsa.
Casa della Conoscenza – Biblioteca Cesare Pavese di Casalecchio di Reno.
Siti de Comune di Casalecchio di Reno –  Consorzi dei Canali Reno e Savena a Bologna – Rivista Siti Unesco.

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