IL NOCE

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Il maestoso albero dai frutti regali

Di Lucilla Pieralli

(Pubblicato sul numero uscito nell’estate del 2012)

Juglans regia si chiama in latino. Questa pianta è sempre presente nelle nostre aie e raccoglie sotto le sue fronde i  racconti e le favole di intere generazioni. È un albero prezioso per la vita in campagna e si può dire che tutto quello che lo compone viene utilizzato per l’uomo e per gli animali.

Il suo legname, l’essenza, è incredibilmente resistente e i mobili prodotti, come le porte, le finestre, i pavimenti, sono inattaccabili ai tarli e alle muffe. Bello il suo colore, maneggevole per il  falegname e i manufatti che si producono durano nel tempo.

Le foglie e la corteccia contengono i tannini che venivano utilizzati un tempo anche per curare le bestie nella stalla. Un vitellone con disturbi intestinali veniva curato con un infuso di foglie e corteccia di noci; pensate alla quantità del decotto che veniva prodotta, soprattutto se si trattava di curare più vitelli.

La noce ha, come tutti i frutti col guscio duro, un contenuto edibile, antropologicamente paragonato all’uovo, alla perfezione e alla vita in quasi tutte le culture del mondo. La noce in più ha dalla sua una strana forma che è facile identificare col cranio o col cervello umano. Di conseguenza, nelle culture antiche la noce e il noce assumono un carattere sacro, che si riscontra a tutte le latitudini. La sua sacralità è però legata alla duplice valenza di vita e di morte, luminosa e cupa, come tutti i culti antichissimi legati alla Grande Madre, divinità femminile preistorica.

Sotto le sue fronde, grazie alle sostanze inibenti contenute nelle foglie, il terreno resta pulito, sgombro dal sottobosco invadente. Questo fa pensare ad un frequente scalpiccio segreto e notturno di presenze inquietanti. Il cristianesimo ha faticato tantissimo a sradicare i culti pagani precristiani legati a questa pianta e la testimonianza più curiosa ci porta a parlare delle streghe di Benevento. Si narra che, nella notte del solstizio d’estate, le streghe, a capo delle quali c’era Diana/Artemide, sciamassero a migliaia nei cieli recandosi al Gran Sabba sotto un immenso noce nei pressi del fiume, a Benevento. Questo noce antichissimo, dato le cattive frequentazioni di cui era oggetto, fu abbattuto nel VII secolo dal vescovo Barbato per “troncare alcune pratiche pagane dedite a qualche dea lunare che venivano ivi  celebrate”, riportano i biografi.

Proprio in quel periodo, l’imperatore Costante tentò di riprendere i territori occupati dai Longobardi e siccome in quell’area tutto avvenne senza spargimento di sangue, la popolazione sacrificò il grande noce per ringraziamento. Il luogo si chiama ancora oggi Voto. Dopo qualche tempo dalle vecchie radici nacque un nuovo noce che divenne ben presto oggetto di culti demoniaci e da qui pare nacque la leggenda delle streghe di Benevento. Siamo infatti già intorno al XVII secolo, in pieno periodo di caccia alle streghe, e a Benevento, come a Roma, come a Bologna, come in val di Nievole, si diceva che “le streghe vogliono i noci” secondo un detto popolare. Non è raro in questo periodo il sorgere di chiese e cappelle costruite al posto dove venivano estirpati grandi e antichi noci.

Per contro la vita contadina era molto legata alla produzione del frutto, dal quale si ricavava un olio molto usato, soprattutto nei paesi del nord Europa, privi dell’olivo. Anche in Italia i mulini spesso avevano, oltre alle macine per la farina, una piccola macina in un angolo, dedicata esclusivamente alla produzione dell’olio di noce. Il frutto ne contiene dal 40 al 50% ed è profumatissimo. Ha un difetto però, irrancidisce rapidamente ed è poco digeribile. I suoi usi, tra quelli reali e quelli rituali, sono innumerevoli.

I VALORI DEL NOCE

Nutriente e ricco di oligoelementi nutritivi, il frutto del noce era una vera panacea durante i lunghi inverni contadini. Spesso rappresentava la salvezza dalla fame e quindi assumeva un valore di rinascita, di abbondanza, di salvezza. Per questo si raccolgono le noci per il nocino nella notte di San Giovanni, la notte del solstizio d’estate.

ORAMAI UNA RARITA’ NELLE NOSTRE ZONE 

Nelle nostre campagne purtroppo sono quasi scomparsi i noceti. Da noi sono sempre stati coltivati alberi sia da legno che da frutto, ma ora sono poche e rare le coltivazioni di questa meravigliosa pianta perché a differenza dei nostri progenitori noi abbiamo perso l’abitudine a curare coltivazioni  i cui vantaggi  verrebbero raccolti dalle future generazioni.. In più, c’è una leggenda che dice che le piante di noce devono essere piantata solo dai vecchi, perché quando la pianta avrà abbastanza legno per fare una bara, la persona morirà. Non sarà mica per questo che nessuno pianta più noci…

In somma, pianta benevola o malevola che sia sarà bene non privarsene e piantandola bisognerà fare diverse considerazioni riguardo alla posizione nell’aia, dal momento che quando sarà grande lo sarà veramente e sotto di esso si formeranno con le storie di famiglia i vostri figli, i nipoti e i pronipoti: quindi è bene prevedere di posizionarci panchine e tavolini.

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