Il GAMBERO DI FIUME minacciato della peste americana

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Di cosa si tratta e gli accorgimenti per evitare di diffondere la malattia arrivata dal nord degli Stati Uniti e che rischia di compromettere la presenza delle specie autoctone

di Andrea Marchiwww.hydrosynergy.it

(articolo pubblicato nel numero uscito nella primavera 2016)

Quando passiamo una giornata lontani dalla frenesia della città immersi nella natura incontaminata, sappiamo che la sua bellezza si basa su un delicato equilibrio che rispettiamo con attenzione. L’amante della natura evita, quindi, di disturbare gli animali che la popolano, da quelli che si avvicinano curiosi a quelli che scappano in tutta fretta, e di danneggiare le piante, dall’albero più alto al più piccolo fiore, e non lascia resti del suo passaggio. A volte però questi accorgimenti non bastano, e se non si fa attenzione si corre il rischio di trasportare inavvertitamente le cause di alcune malattie molto pericolose per piccole specie acquatiche di grande interesse conservazionistico che popolano il nostro Appennino: la “Peste del gambero” e la “Chitridiomicosi” degli anfibi.

Ululone appenninico

I microorganismi responsabili di queste malattie vivono nelle acque dei nostri fiumi, torrenti e ruscelli e rappresentano una grave minaccia per il gambero di fiume Austropotamobius pallipes e per l’ululone appenninico Bombina pachypus, specie rare e tutelata dalla Direttiva Habitat (92/43/CEE) e per la cui conservazione abbiamo una grande responsabilità. A partire da oggi, per un paio di articoli, vedremo quindi cosa possiamo fare per proteggerle da queste malattie. Come primo passo andiamo a conoscere i nostri nemici invisibili, vediamo dunque chi sono e cosa fanno questi piccoli ospiti indesiderati delle nostre acque cominciando dal responsabile della Peste del gambero.

 

le macchie sulla cuticola di un gambero infetto

La “Peste del gambero” è un’infezione causata da Aphanomyces astaci (Schikora, 1903) un fungo, invisibile a occhio nudo, che attacca diverse specie di gamberi che si può propagare tramite gamberi infetti o portatori asintomatici (“portatori sani”), generalmente gamberi di origine Nord-americana. Inoltre, A.astaci è in grado di sopravvivere al di fuori del corpo dell’ospite, in acqua oppure nel muco dei pesci.

 

visione al microscopio di Aphanomyces astaci (foto di David Strand)

Tutto ciò è possibile quando A.astaci si trova in forma di zoospora, una struttura resistente caratteristica della fase di diffusione del ciclo vitale dei funghi dotata di un flagello, una specie di coda che le permette di nuotare facilitandone la dispersione.Quando la zoospora, attratta dalla chitina, entra in contatto con la cuticola dei gamberi la perfora e si accresce insinuandosi sotto di essa, finché non sviluppa strutture per la produzione di nuove zoospore con le quali potrà continuare la sua diffusione nell’ambiente. Purtroppo, durante questo processo, anche se non vengono attaccati gli organi vitali, il gambero è destinato a soccombere a causa di una neurotossina liberata dal fungo durante il suo sviluppo.

Ma da dove viene questo piccolo quanto pericoloso fungo? A.astaci è originario del Nord-America dove si è coevoluto con le specie di gamberi locali dando vita ad un “democratico” equilibrio in cui ambedue le parti possono svilupparsi senza esiti letali. Diverso è il rapporto con i gamberi del nostro continente. Dopo essere sbarcato in Europa, probabilmente insieme a gamberi d’importazione infetti, A.astaci non ha risparmiato le specie autoctone, decimando popolazioni di gambero di fiume, gambero di torrente, gambero di fiume europeo e gambero turco. Il primo caso di Peste del gambero in Europa fu segnalato proprio in Italia, in Lombardia, nel 1859, da dove si propagò in tutta l’Europa continentale per poi placarsi nei primi decenni del ‘900. Dopo un lungo periodo in cui la malattia si è presentata con soli pochi focolai isolati, però, la Peste del gambero è tornata a colpire tragicamente l’Italia e tutta l’Europa.

gambero rosso della Louisiana

Nel 2009 la peste viene diagnosticata in individui di A.pallipes in Provincia di Isernia e negli anni successivi, complice la diffusione del gambero rosso della Louisiana Procambarus clarckii (Girard 1852), specie alloctona e portatrice sana, in Lombardia, Trentino, Veneto, Emilia-Romagna, Abruzzo e Molise diventando in pochi anni una delle cause principali del declino del gambero di fiume.

 

Abbiamo visto che le principali cause di diffusione sono rappresentate dallo spostamento di individui infetti, e di acqua contaminata dalle spore tramite indumenti e strumenti bagnati. Quindi se abbiamo in programma di visitare fiumi, torrenti e ambienti umidi in generale, soprattutto in ambiente planiziale dove il gambero rosso e la peste sono più diffusi, è bene dotarsi di alcune normali sostanze disinfettanti e seguire pochi semplici consigli: disinfettare le parti bagnate degli indumenti (attenzione alle suole delle scarpe!) e delle attrezzature con soluzioni di ipocloriti (ad es. Amuchina o Candeggina) al 5% trasportabili comodamente con un piccolo spruzzino e risciacquare bene il tutto dopo la disinfezione; evitare qualsiasi trasferimento di organismi animali (molluschi, crostacei, anfibi o pesci) e vegetali (le lenticchie d’acqua che spesso si depositano ovunque) da un corpo d’acqua all’altro. Al termine della giornata è poi necessario lasciar seccare completamente indumenti e materiale, poiché il fungo muore per disseccamento (attenzione, anche il fango depositato sulle suole deve essiccare totalmente).

Se poi siete assidui frequentatori dei nostri torrenti e vi dilettate nella ricerca dei nostri amici a dieci zampe potreste essere di ulteriore aiuto fornendo indicazioni su potenziali focolai di peste. La malattia porta infatti alcuni sintomi visibili: i gamberi, generalmente notturni ed elusivi, una volta contagiati tendono a muoversi anche in pieno giorno, ben presto però assumo un atteggiamento apatico, si muovo in modo scoordinato e rimangono inerti dopo la cattura. Gli individui deceduti spesso si trovano rivolti sul dorso e possono presentare macchie scure sulla cuticola. In questi casi potete inviare una segnalazione comprensiva di foto e località a Hydrosynergy, che da anni segue attività di monitoraggio e gestione di A.pallipes nel territorio bolognese, all’indirizzo e-mail info@hsbologna.it. Attenzione però, se vi trovate in presenza di un individuo infetto le norme che abbiamo elencato diventano assolutamente obbligatorie e da seguite con particolare rigore. Nel prossimo numero vi parleremo della Chitridriomicosi, che minaccia la sopravvivenza del bellissimo ululone appenninico.

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