DETECTIVE DELLA NATURA – Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei

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La quarta puntata del corso di Paolo Taranto per riconoscere le tracce degli animali

di Paolo Taranto

Nel loro ambiente gli animali lasciano molti segni del loro passaggio e si può identificare la loro presenza non solo attraverso le impronte, le piste e i sentieri ma anche individuando i segni di alimentazione che possono essere vegetali nel caso degli erbivori o di origine animale nel caso dei carnivori.
Seguendo i sentieri e le orme degli animali spesso si arriva a trovare tracce di alimentazione; gli erbivori hanno siti di alimentazione molto ravvicinati, ad esempio seguendo la pista di un capriolo si potrà trovare facilmente il punto in cui si è fermato a pascolare; nel caso dei carnivori invece si dovranno seguire le piste per lunghi tratti prima di trovare un’eventuale predazione.

TRACCE DI PASTI SU VEGETALI

Segni di alimentazione più facili da trovare perché più abbondanti sono sicuramente quelli lasciati dagli animali erbivori; poiché i vegetali forniscono meno energia rispetto alla carne, gli erbivori devono infatti alimentarsi continuamente consumando una gran quantità di materia vegetale ogni giorno. A volte il loro impatto è visibile anche a livello di paesaggio, da una certa distanza; si pensi ad esempio ad una collina abitata da conigli dove l’erba dei prati è tenuta ben rasata dall’opera di questi Lagomorfi.
La corteccia rappresenta un’ottima fonte di energia soprattutto in inverno, quando altre fonti vegetali verdi scarseggiano; se ne nutrono diverse specie di animali, dai grandi erbivori fino ai piccoli roditori e i segni lasciati da ogni specie sono diversi consentendo così di identificare chi li ha prodotti. I segni lasciati dalle varie specie variano sia in base alla larghezza e distanziamento dei denti incisivi sia in base all’altezza a cui si trovano. Anche i picchi lasciano segni di alimentazione sulle cortecce ma non si nutrono di materiale vegetale bensì di invertebrati che vivono nel legno.
Noci, nocciole e ghiande sono estremamente nutrienti e per questo sono gradite da molte specie animali; ogni specie usa tecniche diverse per aprire o rompere il guscio: lo Scoiattolo rosso la tiene con le zampe anteriori e ne rosicchia l’estremità appuntita fino a produrre un’intaccatura nella quale inserisce gli incisivi inferiori e usandoli per fare leva riesce ad aprire il guscio dividendolo in due metà; i ghiri una volta aperta una fessura sul guscio usano gli incisivi inferiori per allargare il foro mentre con quelli superiori fanno presa sul guscio staccandone piccoli pezzi fino a raggiungere agevolmente l’interno; il Picchio rosso maggiore per aprire una noce o una nocciola la trasporta in un tronco dove può incastrarla affinché rimanga ben ferma e a questo punto assesta una serie di colpi ben precisi col possente becco riuscendo a produrre un buco sul guscio da cui può estrarre il contenuto.

Noce su cui si è alimentato un topo selvatico; i buchi prodotti sul guscio hanno bordi netti e sono stati provocati dagli affilati denti di questo piccolo roditore

Capita spesso di trovare funghi il cui cappello mostra una serie di solchi sottili uno vicino all’altro; solitamente in questi casi sono tracce lasciate da piccoli roditori come il topo selvatico e il topo selvatico dal collo giallo, che lasciano i segni dei loro incisivi.

Su questo fungo sono evidenti i segni di alimentazione da parte di un piccolo roditore, probabilmente un Apodemus sylvaticus

Dalla primavera all’autunno la natura offre tantissimi frutti di cui gli animali si nutrono avidamente. Anche in questo caso gli animali lasciano spesso dei segni dei loro denti o becchi che possono consentire di identificare le diverse specie. Tra i frutti più graditi vi sono le prugne, le mele selvatiche, i cachi, le ciliegie, le prugne, le pere selvatiche, i frutti di rosa canina (cinorrodonti), i gelsi, il melograno, le more, i fichi. Alcuni animali apprezzano più la polpa mentre altre specie apprezzano più i semi. Gli storni, i passeri, il rigogolo e i corvidi ad esempio, adorano la polpa delle ciliegie, il frosone, invece, grazie al suo possente becco, è in grado di rompere i noccioli delle ciliegie, lasciando dei mezzi gusci spaccati disseminati sotto i ciliegi; i mammiferi come la volpe e il tasso consumano le ciliegie intere ed espellono i noccioli con le fatte dove si possono individuare facilmente; gli scoiattoli mangiano solo la polpa ma talvolta possono rosicchiare anche i noccioli; anche topi e arvicole sono ghiotti delle ciliegie e raccolgono a terra quelle cadute, possono rosicchiarne anche i noccioli e i segni lasciati dai loro denti sono facilmente identificabili osservando da vicino i noccioli. Il tasso, l’istrice, la volpe si nutrono solo delle mele mature cadute a terra e le mangiano praticamente intere espellendo poi i semi con le fatte; i roditori non riescono a consumare per intero le mele e lasciano i segni dei loro denti sulla superficie; mentre topi e arvicole possono alimentarsi solo delle mele cadute a terra, il ghiro e il moscardino, da bravi arboricoli, si arrampicano sull’albero per alimentarsi dei frutti ancora attaccati.

Ghiri che si alimentano su un albero di mele selvatiche. Sulle mele sono evidenti i segni dei denti lasciati da questi roditori che essendo abili arrampicatori si alimentano sui frutti direttamente sull’albero anche a notevole altezza da terra

Molte specie di mammiferi si nutrono di radici e tuberi scavando il terreno. Tassi, istrici, cinghiali ma anche le lepri e i conigli sono in grado di scavare il terreno per accedere a questa fonte di cibo, i micromammiferi come le arvicole o i topi selvatici possono accedervi direttamente attraverso le gallerie che scavano sottoterra. Il Cinghiale grazie al suo grugno cartilaginoso, riesce a scavare sul terreno alla ricerca di cibo, rimuovendo anche zolle e grosse pietre; i cibi preferiti sono radici di ogni tipo, bulbi, tuberi, rizomi, funghi ipogei ma anche proteina animale come vermi e larve di insetti. L’Istrice dotato di possenti unghie è un abile scavatore; essendo un roditore va alla ricerca di alimenti vegetali sia sopra che sotto il terreno; in particolare, quando scava va alla ricerca di tuberi, bulbi, germogli e rizomi; le piccole fosse scavate dall’istrice si distinguono facilmente da quelle prodotte dai cinghiali ma sono difficili da distinguere da quelle del tasso; come per molte altre situazioni simili può aiutare molto il ritrovamento di altri tipi di tracce come le impronte o le fatte. Il Tasso pur essendo un mustelide e dunque carnivoro in realtà ha una dieta abbastanza onnivora; grazie ai suoi potenti unghioni scava facilmente sul terreno alla ricerca di invertebrati ma può alimentarsi anche di radici e tuberi.

Buca sul terreno a opera di un cinghiale alla ricerca di tuberi e radici di cui alimentarsi

SEGNI DI ALIMENTAZIONE DI ORIGINE ANIMALE

Quando si trovano i resti di una preda spesso ci si trova a fare una doppia identificazione, sia per riconoscere la preda sia per capire chi può averla predata. Se la preda è piccola, ad esempio un micromammifero oppure un piccolo uccello, essa viene solitamente divorata intera e raramente si trovano dei resti, a parte forse la testa o qualche ciuffo di peli o piume. Delle prede di grandi dimensioni invece rimangono sempre dei resti che a volte danno la possibilità di identificare chi è stato il predatore, sia per il modo in cui la preda è stata uccisa e consumata sia per i segni lasciati dai denti o dal becco; è anche vero che a volte il predatore può lasciare altri segni che possono aiutare nell’identificazione per esempio fatte e impronte vicino alla carcassa della preda e anche il sito stesso di alimentazione può dare delle indicazioni utili. La situazione però si complica perché frequentemente più predatori possono usufruire della stessa preda, lasciando tracce diverse che possono creare confusione; su una carcassa uccisa dai lupi, per esempio, si possono alimentare anche la volpe, i mustelidi, ma anche uccelli come i Corvidi o rapaci diurni come la poiana, persino micromammiferi roditori, toporagni e i Cinghiali.
Alcuni Carnivori dopo aver ucciso una preda o dopo aver trovato una carogna possono spostarla per trasportarla in un posto più tranquillo, a volte possono anche nasconderla coprendola di foglie o neve o seppellirla oppure la possono portare alla tana; questo è per esempio il caso della volpe, fuori dall’entrata di una tana di questo carnivoro spesso si possono trovare resti di prede.
Quando la preda è un uccello, è abbastanza facile distinguere se è stato consumato da un Carnivoro o da un rapace, i metodi utilizzati da queste due categorie di predatori sono infatti diversi. Quando un carnivoro si alimenta su un uccello spesso ne consuma subito il cervello, successivamente strappa le penne dal corpo lasciando i segni dei morsi e avendo denti molto affilati è facile che i calami possano essere recisi di netto; inoltre alcune penne non vengono staccate singolarmente ma a interi ciuffi; le ossa della preda possono presentare segni di schiacciamenti o rotture dovute alla maggior forza che i mammiferi possono sviluppare con i morsi. Quando invece un rapace cattura un uccello, spesso ne stacca subito la testa ma non la consuma, lasciandola cadere a terra, poi inizia a spiumare la preda staccando le penne con il becco e creando una così detta “spiumata” di penne tutto intorno; le penne vengono strappate una ad una e i loro calami non vengono tagliati, rimangono integri ma possono presentare delle rotture o piegature in corrispondenza del punto il cui il rapace ha afferrato la penna con il becco; i rapaci solitamente iniziano a consumare la preda dai muscoli del petto.

Tipica “spiumata” a opera di un rapace (Sparviere) che ha predato un piccione

Le Averle pur essendo dei Passeriformi e non di grandi dimensioni sono dei veri e propri predatori, catturano grossi invertebrati ma anche micromammiferi e altri piccoli passeriformi fino alla dimensione di un cardellino. Non disponendo però delle possenti zampe dei rapaci, devono usare una particolare tecnica, che risulta utile anche allo scopo di accumulare provviste quando il cibo è abbondante: le Averle infilzano le prede sulle spine di vari tipi di arbusti così da tenerle ben ferme e poterne strapparne la carne con il loro becco leggermente uncinato.

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