Il convegno segreto di Scanello

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Via tutte le barriere,
l’Italia è nata sull’Appennino

Il 28 settembre del 1859 a Scanello, lungo la Futa alle porte di Loiano, in un convegno segreto Minghetti, Ricasoli, Cipriani, Audinot e Farini gettarono le basi per l’unificazione nazionale. Assieme a Loup decisero di abolire le dogane tra Romagna, Toscana, Modena e Parma e di adottare la lira come unica moneta italiana

di Annalisa Paltrinieri
(articolo pubblicato sul numero dell’estate 2009)

Il 28 settembre 1859 Palazzo Loup, storica residenza situata sull’Appeninno Bolognese, fu sede del convegno segreto nel corso del quale Bettino Ricasoli, Carlo Luigi Farini, Leonetto Cipriani,
Rodolfo Audinot e Marco Minghetti concordarono l’abolizione delle barriere doganali e l’adozione della moneta unica in vista della futura unificazione del Regno d’Italia, sotto il regno di Vittorio Emanuele II.
Luigi Loup, il proprietario dell’epoca del Palazzo, mise a disposizione la sua residenza per il convegno in virtù della breve distanza della residenza dal confine bolognese e fiorentino, ma anche per il forte rapporto di amicizia personale e di identità di vedute che lo legava ai più importanti personaggi bolognesi del Risorgimento. Con la decisone di abolire le barriere doganali e di adottare la lira quale moneta unica italiana (rimasta in corso fino al
1° marzo 2002) i partecipanti a quel convegno compirono un passo importante verso l’unificazione nazionale. Una targa apposta da Luigi Loup al piano nobile della residenza testimonia lo storico incontro.

IL CONVEGNO SEGRETO

Nel settembre del 1859, quando la seconda guerra d’Indipendenza si era da poco conclusa, ebbe luogo la sollevazione delle popolazioni dei Ducati di Modena e Parma, del Granducato di Toscana, di Bologna e delle Romagne. Da quel momento quei territori furono retti da governi provvisori, decisamente filopiemontesi, orientati da una comune politica di unificazione nazionale.

UN’INTIMA UNIONE TRA QUATTRO STATI

In una lezione tenuta il 10 maggio 1933 all’Università di Bologna il Senatore Alberto Dall’Olio, così ha descritto quel periodo: “La imperiosa necessità di un’intima unione fra i quattro Stati appariva
evidente: occorreva disporre di forze militari bene organizzate contro una possibile irruzione austriaca; armonizzare i rapporti col Piemonte verso il quale si rivolgevano le aspirazioni comuni; togliere la vergogna e lo sconcio di quattro barriere doganali che offendevano quel sentimento di italianità che aveva suscitato la rivoluzione: ogni spirito di malintesa autonomia, ogni lievito di campanilismo doveva essere eliminato. Al primo intento fu felicemente provveduto con una lega militare, alla quale la tenacia del Minghetti e l’autorità che godeva nel Piemonte assicurarono un capo di prim’ordine, il Generale Manfredo Fanti, che, dopo lunghe insistenze, riuscì ad ottenere dal Governo il permesso di mettersi, pur rimanendo generale piemontese, a disposizione della Lega. Più tardi gli fu associato, come comandante in seconda, il più popolare dei condottieri di guerra, Giuseppe Garibaldi. Il terzo intento fu presto conseguito con una riunione tenuta il 28 settembre 1859 a Scanello, presso Loiano, alla quale intervennero Ricasoli, Farini, Cipriani, Minghetti ed Audinot che, come ricorda la lapide posta nel Palazzo, stabilirono di togliere ogni barriera doganale fra Toscana, Romagne, Modena e Parma e divisarono i futuri provvedimenti per l’unione dell’Italia centrale sotto il regno di Vittorio Emanuele II”.

UN PASSO DECISIVO

A Scanello si era realizzato un passo decisivo verso l’unificazione nazionale, ma di questo incontro segreto, non è rimasta alcuna traccia sotto forma di verbale o di documento ufficioso, neppure nella memoria storica locale: la sua natura di convegno segreto ha fatto sì che rimanesse tale nel tempo.
Ma almeno un segno, nel luogo dove si svolse, resta a futura memoria: la lapide che Luigi Loup volle apporre nella sua villa. Traspare dal marmo, tuttora visibile al piano nobile di Palazzo Loup, l’orgoglio di avere ospitato un evento di tale importanza.

 

I PROTAGONISTI

Marco Minghetti
Uno dei più importanti esponenti del pensiero moderato risorgimentale, fu dapprima ministro illuminato e riformista del governo pontificio, poi combattente a fianco dei piemontesi, divenendo uno dei più stretti collaboratori di Cavour. All’epoca del convegno era stato di recente nominato Segretario Generale presso il Ministero degli Interni, anche se partecipava alle riunioni in qualità di Presidente dell’Assemblea Nazionale dei Rappresentanti del Popolo delle Romagne. Lo attendeva una carriera folgorante che lo portò a ricoprire la carica di ambasciatore e, per quattro volte, quella di ministro. In qualità di Presidente del Consiglio, raggiunse il pareggio del bilancio statale ed è ricordato come l’esponente principale della destra storica dell’Ottocento
Bettino Ricasoli
Conosciuto come il “barone di ferro”, fu la figura simbolo del liberalismo toscano. Dopo la fuga del Granduca, assunse la carica di Ministro degli Interni accanto al Commissario piemontese Carlo Boncompagni e, successivamente, quella di Dittatore della Toscana. A distanza di due anni dal convegno sarebbe succeduto a Cavour come Presidente del Consiglio. Liberale cattolico, perseguì l’obiettivo della separazione tra Stato e Chiesa con un puntiglioso lavoro di mediazione, che gli valse l’opposizione sia delle correnti cattoliche che di quelle anticlericali.
Luigi Loup
Proprietario del Palazzo che oggi porta il suo nome. Ricco imprenditore di origini svizzere, aveva partecipato attivamente alle vicende politiche di quel periodo e, nel 1848, era stato nominato membro del Comitato di Salute Pubblica. Uomo dotato di una mentalità molto aperta e di spirito innovatore, aveva trasformato la vasta tenuta di Scanello, recata in dote dalla moglie, in una azienda moderna e razionale. Quando ospitò il convegno era stato nominato da pochi giorni membro nella Commissione per la revisione del debito pubblico.
Leonetto Cipriani
Partecipò all’incontro segreto di Scanello in qualità di Governatore dell’Emilia. Aveva viaggiato e combattuto in tutto il mondo, era stato console del Regno di Sardegna a San Francisco e passava per un filofrancese anche per la stretta amicizia col conte Walewski ministro degli esteri francese.
Rodolfo Audinot
Era stato deputato dello Stato Pontificio. Partecipò all’incontro sull’Appennino bolognese, come vice-presidente dell’Assemblea delle Romagne. Esponente del liberalismo moderato, aveva avuto un ruolo importante nelle vicende precedenti la caduta del governo pontificio a Bologna ed era destinato ad entrare nel nuovo parlamento italiano.
Luigi Carlo Farini
Era un medico noto per aver studiato alcune patologie a sfondo sociale, come la pellagra e le febbri malariche. Fu deputato dello Stato Pontificio, costretto all’esilio in Piemonte, divenne Ministro della Pubblica Istruzione nel governo D’Azeglio. Nel 1859 fu inviato a Modena da Cavour come Commissario Regio: in questa veste partecipò all’incontro segreto di Scanello. Dopo poche settimane subentrò a Cipriani nel Governo dell’Emilia, fino al Plebiscito che si svolse nel marzo 1860. Fu quindi ministro degli interni e primo ministro e lavorò intensamente per favorire un grande decentramento amministrativo e politico.
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