IL CASTELLO DI ZENA

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Le tante storie del rudere nascosto nel bosco, un vero e proprio libro d’architettura a cielo aperto, costruito attorno all’Anno Mille all’interno dei possedimenti di Matilde di Canossa poi passato da nobile in nobile fino alla Seconda Guerra Mondiale quando fu utilizzato da un comando tedesco e bombardato dagli Alleati. Nelle pareti gli stemmi nobiliari e le scritte dei prigionieri inglesi e americani, negli scantinati i nascondigli usati dagli abitanti per scampare alla furia nazista

di Silvia Patini
(pubblicato nel numero uscito nell’inverno 2009)

Matilde di Canossa

Il castello di Zena nasce nell’omonima valle attorno all’anno 1000 come borgo fortificato. Facente parte dei possedimenti matildici si può considerare un vero e proprio libro d’architettura a cielo aperto. Assieme al Monte delle Formiche, alla Corte di Scanello, alla Torre dell’Erede (o della Rete) il castello disegna una topografia militare ben precisa entro la quale ebbe sia funzione offensiva che difensiva delineata dalla struttura della parte degli edifici costruiti tra il XII e il XV secolo, come le tre torri collegate da camminamenti, doppia o forse tripla cinta muraria, sala d’armi e l’accesso difficoltoso costruito lungo il sentiero ai piedi del muro.

ROMEO E GIULIETTA NELLA VAL DI ZENA
Gli studi su quest’area sono scarsi e poco documentati i più importanti dei quali sono quelli del Calindri del 1783 e del Fantini; grazie alle fonti ecclesiastiche abbiamo qualche dato in più, e ad esse dobbiamo la notizia della cessione dei beni matildici alla chiesa nel 1078.
La comunità formatasi intorno al castello si costituì in un comune che arrivò a contare 55 fumanti e ha dato i natali a uomini insigni nel Diritto come Raimondo da Zena. Nel 1223 venne conquistato dal comune di Bologna e pian piano perse d’importanza. Il castello di Zena era una comunità autosufficiente grazie all’abbondanza di acque di falda e superficiali che alimentavano i suoi pozzi e la grande cisterna (che si vede ancora oggi addossata allo sprone di roccia su cui sorge il castello), ai suoi forni, alla conserva o ghiacciaia sotterranea (che, grazie alla temperatura stabile garantiva una riserva di neve pressata fino all’estate) e alla piccola chiesetta di Santa Cristina sotto la quale era situato il cimitero della comunità e ove era posta una lapide molto antica che indicava la sepoltura di Zenobia de’ Zambeccari la cui storia ricorda molto quella di Romeo e Giulietta.

IL MANIERO
Il maniero è stato di proprietà di molte illustri famiglie bolognesi come i Lambertini, i Cossa, i Foscherari, i Mezzovillani, i Gandolfi, gli Agucchi, i Rivani e i Sassolii de’ Bianchi ai quali si debbono gli ultimi grandi restauri fatti nel 1800 dal Rivani con le merlature, i decori in cotto, le bifore in arenaria con impresso lo stemma gentilizio, i tondi e le piccole finestre quadrate.
Il castello cominciò la sua trasformazione da fortezza a residenza già prima del 600, anno in cui una frana ha aperto un nuovo accesso molto più comodo di quello militare preesistente portando quest’ultimo all’abbandono. Poco dopo fu innalzato il grande portale da cui si accede al cortile della torre, sfortunatamente, le altre due non sono più visibili dato che sono state cambiate sia nella forma che nella funzione. In esso lavorarono vari artisti fra i quali i Maestri Comacini dei quali possiamo vedere ancora una finestrella nella parte che da sul “Parco della Fiera” (chiamato così perché nei tempi antichi vi si faceva una fiera del bestiame molto importante). Con i cambiamenti strutturali anche la funzione della sala d’armi cambiò in sala conviviale grazie all’edificazione in essa di un grande ambiente ove vi rimane un un bellissimo decoro parietale ormai, però, distrutto.

COSA RESTA OGGI
Oggi possiamo vedere un corpo sostanzialmente omogeneo grazie all’apertura dell’accesso verso la torre trecentesca su due piani. Vi si può vedere anche una una loggia al piano terra e diversi ambienti ai piani superiori pieni di decorazioni ai soffitti e alle pareti e riscaldati dai immensi camini. Il castello è, così, costituito da una parte monumentale ed una accessoria che ingloba in vario modo quanto L’ingressorimaneva delle precedenti strutture. La struttura ha subito notevoli danni durante la seconda guerra mondiale a causa delle cannonate ricevute dato che vi si era insediato un commando militare tedesco (sui muri si trovano tutt’ora le scritte dei prigionieri inglesi ed americani), alla base della grande torre angolare si vede ancora il cunicolo ricavato dagli abitanti per nascondersi.

Per informazioni e visite al castello contattare lamberto.monti@libero.it dell’Associazione Parco Museale della Val di Zena.

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