Da Prato e Bologna lungo la Via della Lana e della Seta

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di Mattia Vignudelli

Emilia Romagna e Toscana hanno da sempre avuto un legame particolare.
Fin dall’Ottavo secolo a.C. le popolazioni etrusche della Toscana iniziarono la loro espansione oltre la fascia appenninica, creando stanziamenti in punti strategici del territorio emiliano: i più conosciuti sono Kainua (odierna Marzabotto), Felsina (odierna Bologna) e Spina (porto etrusco sull’Adriatico). Fiorenti scambi commerciali e movimento di pellegrini maturarono attraverso le vie di comunicazione che mano a mano si venivano a creare attraverso l’Appennino. Una di queste è il percorso della Via della Lana e della Seta, che collega Piazza Duomo a Prato con Piazza Maggiore a Bologna attraverso un percorso trekking di circa 135 chilometri.

Perché proprio queste due città? Entrambe hanno un legame fortissimo con l’acqua.
A Bologna, fino al secondo dopoguerra, era possibile vedere moltissimi dei canali che attraversavano il centro cittadino, oggi quasi totalmente tombati e difficili da ammirare. Uno dei pochi luoghi rimasti è la famosissima finestrella di Via Piella, amata da turisti e bolognesi.
I canali erano la via di comunicazione preferenziale per i trasporti commerciali verso l’Adriatico, poiché garantivano una notevole velocità di spostamento delle merci: era stato ideato un sistema complesso ed efficiente di sostegni meccanici che permettevano di ovviare al problema del dislivello. Bologna fu, fin dal XV secolo, leader nella produzione serica, che avveniva all’interno delle mura cittadine ed era gestita dagli stessi mercanti: loro luogo d’incontro era Palazzo della Mercanzia, dove si riunivano le Compagnie delle Arti e dove venivano giudicate le controversie in ambito mercantile; il mercato dei bozzoli avveniva invece nell’odierna Piazza Galvani.
In più, Bologna presenta uno dei più antichi esempi di opera idraulica in muratura del mondo, la Chiusa di Casalecchio: una prima struttura lignea si fa risalire al Medioevo, intorno all’XI secolo circa; la successiva in pietra invece è datata al 1250.
La Chiusa ebbe un ruolo fondamentale nell’industria serica tra il XIII ed il XVIII secolo, settore trainante nell’economia della città felsinea, diventando la maggiore fornitrice di acqua per i filatoi della città; dal dicembre 2010 è stata inserita nel “Patrimonio messaggero di una cultura di pace a favore dei giovani” dell’UNESCO.

Prato deve anch’essa la sua fortuna all’industria tessile, in modo particolare alla lavorazione della lana. Fonti storiche ricordano che fin dal XIII secolo l’industria tessile era una delle attività commerciali più importanti in città, come testimoniano i documenti del famoso mercante Francesco Datini, noto come “Il Mercante di Prato” e ricordato dagli studiosi come l’inventore dell’assegno: dal suo ricchissimo archivio di lettere e registri, ritrovato nel XIX secolo, è possibile ricostruire la vita e gli affari dei mercanti del XIV secolo. Prato è anche nota per la presenza di un antico sistema idrico, noto come Cavalciotto, risalente all’XI secolo, uno sbarramento che aveva la funzione di deviare il corso naturale del fiume Bisenzio, il fiume che attraversa Prato, e di bonificare l’ampia pianura paludosa limitrofa.

Affascinante è la storia che connette queste due città, ed altrettanto interessanti sono i luoghi attraversati da questo percorso.
L’itinerario ideale ha partenza da Prato, dalla già citata Piazza Duomo, e attraversa luoghi di grande importanza storica e naturalistica: il Rio Buti e le sue cavità carsiche; Valibona e la sua memoria della resistenza; la splendida Badia di San Salvatore a Vaiano, chiesa di origine Longobarda, databile al IX-X secolo, in cui sono visibili alcuni esempi di vasche delle gualchiere per la lavorazione della lana; la strepitosa Badia di Montepiano, sorta nel 1095 ed unico esempio di facciata con archetti rampanti su colonnine dell’area; il Parco Storico di Monte Sole con la Chiesa ed il Cimitero di Casaglia, luoghi della memoria della resistenza emiliana, fino all’arrivo nella bellissima Piazza Maggiore a Bologna.

Nulla vieta chiaramente di percorrerlo anche in direzione opposta, partendo da Bologna: diviso in tappe e percorribile in circa sei giorni, è consigliato a persone ben allenate, ma vi assicuriamo che la vostra fatica verrà premiata dal fascino del nostro bellissimo Appennino.

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