CARMEN LONGO – Una vita spezzata nella “Superga” del nuoto italiano

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Un grande talento vittima di un destino tragico e maledetto che l’ha portata via a soli 18 anni

di Marco Tarozzi

Carmen Longo – Immagini Archivio Bertozzi

Carmen Longo aveva diciotto anni e mezzo ed un talento enorme. Lo aveva fatto crescere senza esasperazione, con la forza scanzonata dell’età, che era in fiore, e quella voglia di vivere che contagiava chiunque le stesse intorno. Nel nuoto aveva trovato la sua via, diventando la più forte ranista d’Italia. Si era costruita un solido pedigree, e il 1965 era stato l’anno migliore, quello in cui aveva portato a casa tre titoli italiani assoluti, due dei quali ai campionati primaverili. E sui 200 metri aveva fatto anche di più, fermando il cronometro a 2’54”7, primato nazionale. Nata nel 1947, stella della Rari Nantes, che l’aveva accolta poco più che bambina e l’aveva portata tra le grandi, oggi il suo nome torna alla memoria ogni volta che varchiamo le porte della piscina comunale di via dello Sport, accanto al Dall’Ara, intitolata proprio a lei. Parlandoci di un destino assurdo, pronto a giocare perfidamente con tempi e coincidenze per spegnere quel talento e tutta quella vitalità nel fiore degli anni.

LA MEGLIO GIOVENTÚ – Un destino che Carmen condivise con altri 45 compagni di viaggio, il 28 gennaio 1966, su un volo Lufthansa finito tragicamente ai bordi della pista dell’aeroporto di Brema. Tra gli altri, amici che Carmen conosceva bene. I compagni della Nazionale azzurra, una “meglio gioventù” a cui fu negato il diritto di diventare grande. Bruno Bianchi, il capitano, veterano a ventitré anni appena; e poi Chiaffredo Rora, detto Dino, che era stato primatista europeo dei 100 dorso; e Sergio De Gregorio, il bel ragazzo romano dalla simpatia contagiosa, il timido Amedeo Chimisso, veneziano alla sua seconda convocazione azzurra, Luciana Massenzi e Daniela Samuele. Con loro, l’allenatore Paolo Costoli, una leggenda del nuoto, il più forte di tutti prima della guerra e poi fortissimo pallanuotista, e il giornalista Nico Sapio, che la Rai aveva mandato al seguito perché il meeting di Brema, a cui avrebbero dovuto partecipare gli azzurri, era un appuntamento di cartello a livello europeo, e perché la nostra Nazionale stava costruendosi un futuro radioso: uscita vincente dal “Sei Nazioni” nel 1965, andava incontro al futuro con ottimismo e grandi speranze. Ma Carmen, come i suoi compagni, a quell’appuntamento non arrivò mai. E il nuoto azzurro perse di colpo quasi tutti i suoi campioni, in una tragedia che ricordò tragicamente quella che appena diciassette anni prima aveva cancellato per sempre il Grande Torino.

UNA CORSA VERSO IL DESTINO – Fu una corsa verso la morte. Un’incredibile serie di coincidenze portò Carmen e i suoi compagni all’appuntamento col destino. E fu una maledetta beffa anche prima, quando al momento di comporre la squadra per Brema qualcuno ebbe salva la vita per piccoli dettagli, inezie. Come Pietro Boscaini e Daniela Beneck, in precarie condizioni di forma, o Elisabetta Noventa che doveva sostenere un esame universitario, o Laura Schiessari che era convalescente per un’appendicite. Come il tecnico Bubi Dennerlein, che sarebbe diventato il mentore di Novella Calligaris, che in quel momento stava sanando alcuni contrasti con la Federazione e dunque preferì non essere coinvolto.
Carmen, invece, aveva ottenuto da pochi giorni la vittoria e il tempo che le avevano assicurato quella convocazione. E andò incontro alla sorte con la tranquillità di sempre, perché per lei ogni avventura era divertimento, allegria, oltre che impegno sportivo. Non come il torinese Dino Rora, che era rimasto colpito pochi giorni prima dalla notizia dell’aereo di una compagnia indiana schiantatosi sul Monte Bianco, e per questo aveva fatto all’ultimo momento una telefonata a casa, così inquietante a ripensarla. “Mamma, perdonami”, aveva detto. “Di cosa?”, aveva risposto la madre stupita. “Di tutto”.

MALEDETTE COINCIDENZE – Doveva essere un volo semplice. Da Linate alla Germania. Ma venne cancellato perché Milano era coperta da una nebbia fittissima. La comitiva aveva già deciso di viaggiare in treno e pullman, ma si trovò all’ultimo momento un volo per Zurigo, con successive coincidenze per Francoforte e Brema. Un’odissea, ma Carmen e i suoi amici erano carichi per quell’appuntamento importante. A Francoforte, altra beffa: un controllo ulteriore dei documenti, evitabilissimo, fece perdere al gruppo la coincidenza per Brema per soli 12 minuti. Il volo delle 14.15, quello che i ragazzi avrebbero dovuto prendere, arrivò regolarmente a destinazione. Quello successivo, delle 17.25, su cui erano saliti per colpa di quei controlli, si schiantò in fase di atterraggio sulla pista di Brema.
Quell’incidente restò per sempre un mistero mai chiarito. Le condizioni meteo sulla città erano critiche ma non proibitive. Si parlò di illuminazione difettosa lungo la pista dell’aeroporto, di scarsa visibilità, di manovra errata, di malore del pilota. Le notizie, in Italia, arrivarono frammentarie. Internet non esisteva, i cellulari neppure. E non tutti sapevano della serie di cambiamenti in corsa che la Nazionale aveva dovuto effettuare. Alcuni giornali, il giorno dopo, parlarono di otto nuotatori scomparsi, aggiungendo all’elenco il nome di Gianni Gross, forte ranista, che all’ultimo momento era per sua fortuna rimasto fuori dalle convocazioni.

NELLA STORIA PER SEMPRE – Carmen Longo no. Lei c’era, in quella Nazionale disintegratasi alle 18.51 del 28 gennaio 1966. Una serata di pioggia e freddo invernale si portò via tutte le speranze di una ragazza che aveva iniziato a nuotare a otto anni, insieme alla sorella Nicoletta, accompagnate dal nonno alla piscina dello stadio. Una ragazza allegra, solare, piena di amici in ogni parte d’Italia, che sapeva dare allo sport la giusta dimensione. Ma che in acqua diventata tenace, grintosa, determinata. E si esprimeva con uno stile ed una naturalezza che ne facevano una predestinata, per chiunque si intendesse della disciplina. Invece, il destino aveva deciso diversamente. E quella piscina in cui Carmen si innamorò del nuoto, oggi porta il suo nome. Per fortuna, perché è un modo bellissimo di tramandarne il ricordo. Purtroppo, perché la vita avrebbe dovuto dargli altre chances. Non si può spegnere in questo modo, la meglio gioventù.

LA SCHEDA
CARMEN LONGO era nata a Bologna il 16 agosto 1947. Iniziò a nuotare a otto anni, e ben presto si fece strada a livello regionale e nazionale, diventando una apprezzata ranista, forte anche nei 400 misti. Nel 1963 conquistò i titoli italiani Juniores di 100 e 200 rana, nel 1964 il primo titolo assoluto ai campionati primaverili, sulla doppia distanza. Il 1965 fu l’anno della consacrazione: Carmen mise in bacheca due titoli ai primaverili, e sui 200 conquistò anche il tricolore assoluto e il record italiano, nuotando in 2’54”7. Collezionò 4 presenze in Nazionale, prima di andare incontro al suo tragico destino nella sera fatale di Brema, il 28 gennaio 1966. Oggi portano il suo nome la piscina olimpionica di via dello Sport a Bologna, il campo sportivo di Guagnano, in provincia di Lecce, luogo d’origine dei genitori, e la piscina sul mare di Santa Cesarea Terme, sempre nel leccese.
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