Ribelli, complotti e rivolte nell’alta valle del Savena

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La storia di Assuero Ruggeri, compagno d’avventura di Gaetano Prosperi e uomo di fiducia di ben tre pontefici. Grazie ad un suo intervento, a fine ‘800 Papa Leone XIII autorizzò la piccola parrocchia di Lognola a promulgare le stesse indulgenze che si potevano concedere ai pellegrini che giungevano alla basilica di San Pietro di Roma

di Claudio Evangelisti

(articolo pubblicato nel numero uscito nell’estate 2017)

Nel 1860, quando Bologna aveva già deciso di uscire dallo Stato Pontificio per aderire al Regno d’Italia, entrò in vigore, anche in Emilia-Romagna, la ferma militare obbligatoria che durava tre anni. Questo danneggiava, seppure in parte, le famiglie dei contadini togliendo lavoratori alla terra. Come in altre parti d’Italia ci furono delle ribellioni e non pochi furono i giovani che cercarono di evadere dal servizio militare creando sacche di “ribellismo”. Tutte le parrocchie della Valle del Savena erano in fermento, con l’arciprete Don Magnani che attendeva impaziente la scintilla che avrebbe fatto esplodere la rivolta.

 

LA RIVOLTA DI MONGHIDORO 

L’8 agosto 1860 a Monghidoro, dall’ufficio del sindaco parte un telegramma urgente all’indirizzo dell’Intendente generale di Bologna:“Eccellenza, oggi è stato contornato il paese da una straordinaria quantità di contadini armati di fucili e falci. Il paese, sorpreso nel sonno, non ha potuto opporre la resistenza dovuta.” Anche da Loiano, capoluogo del mandamento che all’epoca comprendeva Monghidoro, il delegato invia una richiesta d’aiuto a Bologna: “Eccellenza, mi viene riferito, e sono le 9 e 1/4 onde e già corre per tutte le bocche che nella borgata di Monghidoro, anche detto Scaricalasino, si sono adunati oltre 150 individui male intenzionati i quali indignati dalla leva, che ora sta attuandosi, hanno atterrati gli stemmi del nostro Re”.

L’organizzatore della sommossa fu Assuero Ruggeri, studente universitario a Bologna e figlio di possidenti terrieri in Val di Lognola a Monghidoro. Fu lui che, sotto le Due torri, venne avvicinato da esponenti del partito clericale clandestino (detto anche “partito dei neri”) allo scopo di promuovere una sommossa a Monghidoro per il ritorno del dominio papale in quei territori. Fu gioco facile per il Ruggeri convincere quello che, a causa sua, diventerà il famigerato brigante detto Lo Spirito, al secolo Gaetano Prosperi di professione mugnaio, suo amico d’infanzia e cugino di secondo grado.

Ma il vero cospiratore era da ricercarsi oltre il precario confine di stato, che all’epoca era situato tra Cattolica e Gabicce. Infatti nell’agosto del 1860 il territorio delle Marche era ancora sotto il dominio di Papa Pio IX. Il mandante della sommossa fu Monsignor Tancredi Bellà, delegato pontificio di Pesaro, abile e combattivo prelato, responsabile dei servizi segreti del Vaticano.

 

GAMBERINI LO SCERIFFO DI LOIANO

Michelangelo Amato Gamberini

Altro protagonista della vicenda fu il Capitano della guardia nazionale di Loiano, Michelangelo Amato Gamberini, medico condotto, responsabile del partito liberale locale e considerato come lo “sceriffo” del Mandamento. Gamberini si scagliò come una furia all’inseguimento dei rivoltosi che vennero dispersi sulla strada per Loiano dopo alcuni scambi di fucileria. Ecco quanto lo stesso Gamberini, riferisce alla Giusdicenza locale: “mi sono portato in perlustrazione con un picchetto di questa G.N. per indagare, scoprire ed arrestare all’occorrenza i complici dell’ammutinamento di seguito stamane in Monghidoro in causa della Leva militare. Dalle mie indagini ho potuto rilevare che i designati capi dell’ammutinamento suddetto: Assuero Ruggeri di Lognola, giovane studente, Prosperi Gaetano possidente pure di Lognola sotto Monghidoro detto lo Spirito e Lodovico Marchetti pure possidente di Roncastaldo, e dei quali trascriverò a tergo li connotati, si siano diretti alla canonica di Campeggio dove si sono fatti consegnare £30 dallo zio del Prosperi Cappellano in quella chiesa e che si siano diretti verso Rimini per cercare uno scampo alle ricerche della giustizia”. Fu così che iniziò l’incredibile avventura di Assuero Ruggeri, che assieme allo Spirito ed altri fuggitivi di Monghidoro, venne arruolato come Sottotenente dei cacciatori pontifici.

 

ASSUERO RUGGERI ALLA CORTE DEI PAPI

Dopo aver combattuto l’ultima famosa battaglia del Papa a Castelfidardo, contro i piemontesi del Generale Cialdini, Assuero Ruggeri fu fatto prigioniero dall’esercito del Re il 29 settembre 1860, quando fu espugnata la città di Ancona, mentre lo Spirito riuscì a fuggire, dopo la presa di Pesaro. Dopo la caduta delle Marche, Assuero, insieme ad altri ufficiali pontifici, fu inviato tra i prigionieri di guerra a Genova senza essere stato riconosciuto dalle autorità militari. Agli ufficiali prigionieri di guerra, fu concesso di girare liberamente per Genova. Ruggeri si celò dietro il falso nome di Alfonso Lanieri e nonostante le richieste inviate dall’Intendente Generale di Bologna Carlo Meyer, per giungere alla cattura del Ruggeri, egli riuscì ad eludere i controlli dei piemontesi. La questura di Genova impiegò circa tre mesi, prima di accorgersi di avere tra le mani il capo della sommossa di Monghidoro. A quel punto nel dicembre del 1860, fu prontamente arrestato dalla polizia e alla vigilia di Natale fece il suo ingresso nel carcere del Torrone di Bologna. Ruggeri fu condannato a tre anni di reclusione per reati politici a favore della Santa Sede. Scontata la pena, si trasferì a Roma dove servì Papa Pio IX combattendo soprattutto contro i briganti nel Lazio fino al 20 settembre 1870 quando cessò il potere temporale dello Stato Pontificio. Conseguì la laurea in diritto civile e canonico e fu nominato giudice del tribunale militare. La sua fu una sfolgorante carriera: commendatore, avvocato, cavaliere degli ordini di S. Silvestro e Pio IX, giudice del tribunale militare pontificio, ufficiale nel battaglione “Cacciatori”, insignito di molteplici decorazioni Pro Pontefice e infine cameriere di spada e cappa del Papa,  riuscendo così a diventare l’uomo di fiducia di ben tre pontefici: Pio IX, Leone XIII e Pio X.

 

LA CHIESA DI LOGNOLA

Ne aveva fatta di strada questo giovane studente partito dal minuscolo borgo di Cà de Rossi situato sotto Roncastaldo. Fu grazie a lui che la piccola chiesa di Lognola assunse un’importanza pari ai più rinomati santuari della cristianità. Grazie all’interessamento del commendator Ruggeri, Papa Leone XIII autorizzò la piccola parrocchia a promulgare le stesse indulgenze che si potevano concedere ai pellegrini che giungevano alla basilica di San Pietro di Roma. All’interno della chiesa fu realizzata una copia dell’altare di San Pietro con la statua del santo in bronzo.

Gaetano Prosperi detto Lo Spirito

Fino all’inizio della seconda guerra mondiale fu custodito anche il prezioso Libro d’Oro con le firme originali dei vescovi e dei cardinali adepti alla Pia Unione Appennina che fu benedetta anche da Pio X.  Il 2 agosto 1919 all’età di 80 anni, Assuero Ruggeri si spense a Roma; 56 anni prima, il 15 dicembre 1863, il suo compagno d’avventure Gaetano Prosperi detto Lo Spirito era stato catturato, condannato a morte e decapitato a Bologna. Nell’estate del 1863, poco dopo l’arresto dello Spirito, la situazione nel Mandamento di Loiano viene così descritta dal delegato Linuzzi: “i comuni di Monghidoro e Monterenzio sono quelli che “si distinguono per tendenze reazionarie e malcontento verso il Regio Governo”. Ciò è anche dovuto al fatto che “la soppressione degli antichi confini Toscano-Papali” non consentiva più di esercitare il contrabbando; inoltre c’è avversione per la leva militare “che ruba i suoi figli”. Quelle popolazioni sono “superstizione ed ignoranti” e rimpiangono il vecchio regime e non esiterebbero a operare per il suo ritorno. Molto migliore è la situazione nei comuni di Loiano e Monzuno, dove la gente è di idee più liberali; unico neo  sono “le cattive insinuazioni del clero, retrogrado e avverso al nuovo Governo”. Ancora oggi all’interno della Chiesa di Lognola è perfettamente conservata la lapide che ricorda il suo benefattore ed è visibile la seconda domenica di settembre quando viene festeggiato l’antico culto di Santa Liberata, che grazie ai volontari di Lognola, viene portata in processione per proteggere i neonati e le puerpere da malattie oscure.

Assuero Ruggeri (secondo da sinistra) alla corte di Papa Pio X

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