NELLE VALLI DI ARGENTA dove comanda la natura

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Escursioni a piedi, in bicicletta, in eco-car ed eco-shuttle elettrici per ammirare una delle zone umide più vaste d’Italia che disegna il confine tra le tre province di Ferrara, Bologna e Ravenna

di Antonella Travasoni – Foto di Sergio Stignani

Stiamo scoprendo, qualcuno forse riscoprendo, un modo alternativo di vivere il tempo libero. È il momento del turismo slow, lento, che, mai come nell’ultimo anno, complice purtroppo la pandemia, ci ha costretti a rivoluzionare i nostri ritmi, prendendo tutto con più calma, e a guardarci attorno cercando destinazioni “a km 0”, o quasi.

MIGNATTINO PIOMBATO

Per gli amanti delle passeggiate all’insegna del benessere, del birdwatching e del cicloturismo oggi andiamo a scoprire l’area naturalistica delle Valli di Argenta che comprende al suo interno le casse di espansione Campotto-Bassarone e Vallesanta, e il bosco igrofilo del Traversante. Si tratta di una tra le più vaste zone umide d’acqua dolce dell’Italia settentrionale, un ecosistema protetto di oltre 1600 ettari, riconosciuto d’interesse internazionale dalla convenzione di Ramsar e Sesta Stazione del Parco del Delta Del Po Emilia-Romagna.

Le Valli di Argenta, il cui bacino disegna geograficamente il confine tra le tre province di Ferrara, Bologna e Ravenna offrono al visitatore l’opportunità di immergersi e scoprire l’ambiente naturale tipico delle zone umide della pianura padana presente prima delle grandi opere di Bonifica. Un ambiente del passato che possiamo “rivivere” grazie ad un lungo processo di rinaturalizzazione, oggi sapientemente conservato grazie alla gestione dell’intera area affidata al Consorzio della Bonifica Renana.
Sposando appieno la filosofia del turismo lento, le proposte studiate per visitare il parco sono numerose e sostenibili: escursioni a piedi, in bicicletta, in eco-car ed eco-shuttle elettrici, quest’ultimo può portare comodamente fino a un massimo di 13 visitatori.

CAVALIERE D’ITALIA

Tante le possibilità per chi cerca proposte turistiche di prossimità all’aria aperta e quindi in totale sicurezza. Accompagnato da una guida esperta il visitatore può apprezzare appieno il paesaggio vallivo, cogliere i particolari di un ambiente che si evolve nei colori, nei suoni, nelle fragranze in base alle stagioni e alle ore del giorno. Avete mai provato ad abbracciare un albero? Un’immersione nella natura che è anche sinonimo di benessere e rilassamento, è noto come l’ambiente naturale, la frequentazione dei boschi in particolare, attivi risposte benefiche a livello emozionale e quindi fisico.

NINFEA BIANCA

Diverse le proposte per visitare le Valli: l’escursione dedicata all’osservazione e al riconoscimento degli uccelli, la passeggiata “consapevole” per riconoscere le erbe spontanee e mangerecce, il tour in eco-shuttle, la camminata del benessere che può concludersi con esercizi di yoga, quella all’alba, per assistere al risveglio della natura, quella al tramonto per emozionarsi osservando i suggestivi colori che la valle ci regala e, ancora, quella notturna per scoprire i curiosi abitanti della notte e, in piena estate, andare in cerca di lucciole. Per finire ricordiamo anche il percorso per ipovedenti all’interno del bosco igrofilo del Traversante.
L’ambiente naturale offre anche percorsi liberi lungo la ciclabile che collega il Museo delle Valli all’antica Pieve di San Giorgio e lungo gli argini perimetrali di Vallesanta. Presso il Museo delle Valli è possibile noleggiare biciclette e usufruire dell’ampia area pic-nic dotata di tavoli.

Porta di acceso al parco è il centro visita Museo delle Valli punto di accoglienza turistica, prenotazioni e informazioni, nonché motore di tutte le attività dell’Ecomuseo di Argenta di cui fanno parte, inoltre, il Museo della Bonifica, splendido esempio di archeologia industriale liberty e il Museo Civico con la sua pinacoteca e i reperti degli scavi archeologici condotti nel territorio.

CHI SI INCONTRA DURANTE LA VISITA
L’escursione nelle Valli di Argenta offre al turista la rara possibilità di visitare contemporaneamente i quattro diversi habitat legati all’acqua dolce: il canneto, il lamineto, il prato umido e il bosco igrofilo.

Tutte le zone umide, come sappiamo, sono soggette a variazioni di livello delle acque che dipendono, in condizioni naturali, dall’alternanza stagionale di periodi umidi e secchi, mentre in condizioni artificiali, come nel caso delle casse di espansione delle Valli di Argenta, il livello è regolato dall’uomo.

Queste le caratteristiche dei quattro ambienti che è possibile visitare durante le escursioni:

IL LAMINETO. Prende il suo nome dal tappeto verde di foglie che si crea sulla superficie dell’acqua, indica l’ambiente con acqua più profonda, qui vi crescono, il nannufaro e la ninfea bianca. Quest’ultima molto estesa in Valle è particolarmente suggestiva dalla tarda primavera fino all’inizio dell’autunno, durante la fioritura, sulle cui ampie foglie nidifica il mignattino piombato che nelle valli di Argenta ha insediato una tra le colonie più numerose in Italia.


IL CANNETO. Dominato dalla canna di palude, è l’habitat prediletto dai piccoli passeriformi come il cannareccione, la cannaiola, il basettino e l’usignolo. L’ambiente acquatico è frequentato dalla biscia dal collare, dalla biscia tassellata e dalla testuggine palustre.
IL PRATO UMIDO. È caratterizzato dal tifeto, con la mazzasorda minore e maggiore e dal fragmiteto con la canna di palude. In prossimità dell’acqua e lungo i bordi, possiamo trovare la salcerella il giunco fiorito e la carice. Il prato umido è l’ambiente prediletto dai limicoli, uccelli tipici delle zone umide che, cibandosi di vermi, molluschi e vegetali presenti nel limo, tendono a concentrarsi in tali zone a fondali bassi e sedimento fangoso. Vi troviamo i combattenti, le pittime reali, il totano moro, la pantana, la pavoncella, il cavaliere d’Italia e l’avocetta.

IL BOSCO IGROFILO DEL TRAVERSANTE. Ci racconta il paesaggio boschivo che dominava la Pianura Padana prima delle grandi bonifiche del secolo scorso. All’interno del bosco, che in casi di piovosità eccezionale può essere inondato, è possibile osservare la tipica vegetazione igrofila (che ama l’umidità): tra gli alberi dominano il pioppo bianco, il pioppo nero, il frassino, l’olmo, il salice bianco e la farnia, mentre fra gli arbusti abbiamo il biancospino, il sambuco, il nocciolo e il sanguinello.
Nel bosco e negli specchi d’acqua presenti al suo interno possiamo trovare moltissimi uccelli: il martino pescatore, il picchio rosso maggiore, il picchio verde, il cuculo, l’upupa, il rigogolo, il cardellino, la cinciallegra e la cinciarella. Le casse di espansione sono utilizzate dalle anatre per lo svernamento e il passaggio migratorio, i mesi migliori per l’avvistamento sono quelli che vanno da settembre ad aprile e Cassa Campotto ospita le concentrazioni maggiori dell’area. Oltre all’abbondante germano reale menzioniamo la canapiglia, l’alzavola, il mestolone, il codone, la marzaiola, il moriglione e la moretta.
Tra i pesci autoctoni troviamo l’anguilla, il luccio italico e la tinca che condividono i loro habitat con specie alloctone come il carassio e il siluro. Frequenti risultano quindi gli avvistamenti di uccelli ittiofagi in pesca sulle valli: ad esempio il cormorano, lo svasso maggiore, la garzetta, il gabbiano reale e il mignattino piombato.

C'È ANCHE IL LUPO
Nell’area protetta delle Valli di Argenta, dopo anni di segnali saltuari, nel 2020 è stata individuata la presenza stabile di una coppia di lupi, affettuosamente soprannominati Anna e Marco, che la scorsa primavera si è riprodotta dando alla luce sette lupacchiotti. Grazie ad un sistema preesistente di foto-trappole, posizionato dai tecnici del Consorzio della Bonifica Renana per il monitoraggio faunistico della zona, è stato possibile raccogliere suggestive immagini della loro presenza. Nell’area protetta rinaturalizzata e in buona parte inaccessibile delle Valli di Argenta, il lupo ha trovato un ambiente adatto e sicuro anche grazie a una adeguata disponibilità di cibo, come testimoniato dalle tracce delle prede rinvenute, tra cui caprioli e nutrie. Da novembre scorso ISPRA, in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, ha definito un piano di monitoraggio della sua presenza.
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