Lucciole, che spettacolo

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Cosa sono, come trovare e come fotografare le stelle di primavera

Foto e testi di Paolo Taranto

(pubblicato nel numero uscito nell’estate del 2016)

Credo di non essere il solo ad aspettare con impazienza l’arrivo della primavera. Amo questa stagione un po’ più delle altre non solo per i suoi profumi, i suoi colori, per l’arrivo dei migratori come le albanelle, gli assioli, i succiacapre, i vari passeriformi, o per la bellezza del risveglio della natura e della riproduzione delle varie specie. Uno dei motivi che me la fa amare di più sono le lucciole. Questi piccoli coleotteri che credo tutti conosciate riescono a creare delle atmosfere spettacolari, nei prati e nei boschi o intorno ai ruscelli e corsi d’acqua. Sono ormai alcuni anni che ogni primavera dedico numerose uscite notturne per cercarle e fotografarle, e non riesco a stufarmi, ogni anno l’emozione è sempre la stessa e la voglia di uscire di notte per ammirarle quasi aumenta stagione dopo stagione. Tanti amici e persone che vedono le mie foto mi dicono che “erano anni che non le vedevo” o che “una volta ce n’erano molte di più”; io non ho termini di paragone per capire se questo sia vero o meno perché ho vissuto la mia infanzia in un’altra regione, indubbiamente l’uso smodato di pesticidi e sostanze chimiche di vario genere in agricoltura, ma anche per uso privato (si pensi ai vari insetticidi per le zanzare ad esempio), può avere contribuito a ridurne il numero e farle scomparire da molti posti. A ciò si aggiunga anche l’aumento negli ultimi decenni dell’inquinamento luminoso che riduce la visibilità delle lucciole e influenza negativamente la loro stessa vita: il buio è essenziale per l’intercettazione dei segnali luminosi e la luce artificiale ostacola l’incontro dei due sessi e quindi la riproduzione. Per fortuna conosco molte zone dove ve ne sono ancora in abbondanza e voglio essere ottimista, forse la specie è in ripresa anche grazie alla diffusione dell’agricoltura biologica o all’uso di sostanze meno dannose. Una cosa è sicura: per godere di questo spettacolo bisogna trovarsi nel posto giusto nel momento giusto. La stessa location può essere “buia” con assenza totale di lucciole oggi, può essere animata da qualche lucciola fra tre giorni o essere uno spettacolo di lucciole fra una settimana. L’attività luminosa delle lucciole, che è collegata al corteggiamento, ha una durata breve e mostra una tendenza clinale: in pianura inizia prima (e finisce prima), già nel mese di maggio, poi spostandosi verso la collina il culmine arriva ai primi di giugno nelle zone pedecollinari, verso metà giugno nella prima collina e così via fino ad arrivare a luglio alle altitudini maggiori; ovviamente ogni anno ci possono essere dei cambiamenti nei periodi di culmine dell’attività luminosa dovuti al clima. Così, per godere dello spettacolo delle lucciole ci vuole fortuna o perseveranza, uscire ogni sera nel periodo adatto e cercare le concentrazioni maggiori esplorando varie location, nuove o già conosciute.

Cosa sono
Le lucciole sono dei piccoli coleotteri, appartenenti alla famiglia Lampyridae. Caratteristica peculiare di questa famiglia è la capacità di emettere luce attraverso un processo comunemente chiamato bioluminescenza: in particolari organi modificati avviene una reazione chimica (ossidazione della luciferina) che produce luce visibile attraverso le pareti trasparenti dell’organo addetto alla produzione di luce (segmenti addominali, solitamente gli ultimi). L’emissione luminosa è presente sia negli adulti che nelle larve; negli adulti lo scopo della bioluminescenza è l’accoppiamento.
In alcune specie solo i maschi sono alati, in altre specie invece anche le femmine hanno le ali. Le larve producono anch’esse segnali luminosi, sono di colore scuro o completamente nere e sono dei predatori.
In Italia esistono 21 specie di Lampyridae alcune delle quali hanno distribuzione molto localizzata oppure sono ormai estinte. Alcune tra le più diffuse specie italiane sono: Lamprohiza spelndidula, Lampyris noctiluca, Luciola lusitanica, Luciola italica.
Fotografare le lucciole
Una volta individuata una location adatta e il periodo di culmine ci troveremo davanti all’incredibile spettacolo delle lucciole, con decine o anche centinaia di individui che emettono, chi in volo, chi posato, la loro luce a intermittenza; come fotografare questo fenomeno? Non è per forza necessario avere fotocamere reflex di ultima generazione, l’importante è avere una fotocamera con impostazioni manuali che permetta di impostare tempi lunghi di esposizione. Si deve obbligatoriamente usare il treppiedi e obiettivi che vanno dai grandangoli fino al 50 mm o anche oltre, in base alla maggiore o minore concentrazione delle lucciole in punti ben precisi; non è necessario alzare gli iso esageratamente, la luce prodotta dalle lucciole è abbastanza intensa da poter essere facilmente impressa nel sensore anche con 500-640 iso, anche se, ove possibile sarebbe meglio lavorare a circa 800 iso. Si imposta la fotocamera in manuale, tenendo il diaframma più aperto possibile (questo dipende dall’obiettivo in uso, per esempio in un grandangolo 14 mm F2,8 si lascia il diaframma a 2,8) e si imposta un tempo lungo di scatto, dai 10 ai 30 secondi. Grazie al tempo lungo verranno registrati nel sensore tutti i passaggi delle lucciole che avvengono durante la lunga esposizione, catturando così il maggior numero possibile di “lampi”.

Paolo Taranto organizza uscite naturalistiche e workshop fotografici dedicati alle lucciole, in location già sperimentate e ricche. Visitate il sito www.fotografianaturalistica.org per aggiornamenti o contattate Paolo via email: fotografianaturalisticaorg@gmail.com

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