Il GREEN NEW DEAL della pianura bolognese

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Le aree verdi ricreate e i finanziamenti ricavati negli anni per la attivazione di progetti di conservazione di habitat e specie generano ormai una micro-economia locale. Alcune aziende si re-inventano e altre traggono significativi indotti nell’eseguire lavori e nel fornire servizi, materiali e attrezzature

Andrea Morisi (Sustenia srl)

Lo stereotipo del territorio messo sotto una campana di vetro e la paura del vincolo che ingessa tutto… Mettiamola come vogliamo, ma queste cose sono smentite dai fatti, anche quando si parla della tutela del territorio, della difesa della natura, della conservazione degli habitat e delle specie animali e vegetali.

Realizzazione di una nuova zona umida (Reale Collegio di Spagna – Baricella)

Realizzazione di un ponticello pedonale nel Nodo ecologico di Via dei Tigli (Anzola Emilia).

Oggi i territori tutelati, le aree verdi, i paesaggi protetti non sono un ostacolo, ma una opportunità per l’economia locale.  E mi piace qui sottolineare che tutto ciò risulta vero anche per il contesto più inaspettato in questo senso, vale a dire la pianura. Qui notoriamente le pressioni produttive, residenziali, infrastrutturali e umane in genere, sono al massimo livello e l’elemento “natura” è, normalmente, residuale e considerato, tutt’al più, come spazio piacevole per la vista o per lo svago. Insomma, un fattore esterno alla vita reale, agli interessi concreti della gente e, per capirci, all’economia della comunità locale. La natura viene, infatti, normalmente codificata come una cosiddetta “esternalità passiva”, non entra nemmeno in bilancio. E invece non è così.

A livello generale (e non lo dice certo il sottoscritto) il consumo delle risorse naturali, nel bene e nel male, viene oggi sempre più contabilizzato e, per quanto a fatica, la contabilità ambientale sta contaminando le analisi finanziarie ed i bilanci economici.
Sul piano più specifico i cosiddetti “green jobs” e la “economia verde” non stupiscono più nessuno, anzi il “green new deal” viene ora perseguito come una possibile soluzione alla stagnazione economica.
Una parte dei “green jobs” può essere riferita anche alla attività di tutela della natura. Ciò vale sicuramente per la pianura bolognese dove, ormai da anni, sono sorte aree verdi destinate alla conservazione della biodiversità, per la gestione delle quali servono lavori, servizi e forniture che vengono ricercati innanzitutto sul territorio stesso, ingenerando così un piccolo indotto economico dedicato.

Realizzazione aiuola per specie vegetali elofite nel Parco Lamborghini a Sant’Agata Bolognese.

L’esempio di tutto ciò è stato sperimentato sempre di più negli ultimi otto anni, da quando cioè nella pianura bolognese esiste la Convenzione per la Gestione Integrata delle Aree Protette (GIAPP), che consente un coordinamento e una valorizzazione della ventina di siti di rilievo ambientale che i Comuni, altrimenti, gestirebbero singolarmente. Le aree verdi ricreate e i finanziamenti ricavati negli anni per la attivazione di progetti di conservazione di habitat e specie generano ormai una micro-economia locale dedicata, con aziende che si sono reinventate specificamente nel settore e altre che traggono in ogni caso significativi indotti nell’eseguire lavori e nel fornire servizi, materiali e attrezzature.
La realizzazione stessa delle aree verdi per la tutela della natura comporta un iniziale lavoro fatto di lavorazioni meccaniche del terreno, di escavazione di invasi, di profilazione di sponde e rive, di creazione di dossi e isole. Alcune ditte della pianura bolognese si stanno ormai specializzando in questo senso e vengono con regolarità coinvolte in lavori di questo tipo.

Realizzazione di isole per la nidificazione degli uccelli di palude e sagomature per la sinuosità delle sponde a Tivoli (San Giovanni in Persiceto)

E poi servono forniture varie: tubature, pozzetti, saracinesche, pompe per movimentare l’acqua e ricreare i livelli idrici funzionali alla presenza di determinate specie. E ancora ferramenta, articoli per l’irrigazione, teli impermeabilizzanti… Anche quando si ricrea un bosco (in pianura non è più così strano che ciò accada) si incaricano aziende locali per preparare il terreno all’impianto, per fornire le piante, i tutori, gli shelter, i concimi, la pacciamatura. E poi serve la manodopera per la piantumazione, l’irrigazione e il taglio periodico dell’erba.

 

Posa tubazioni per regolazione dei livelli idrici nella zona umida del reale Collegio di Spagna a Baricella.

Ciò significa realizzare interventi mirati per determinate specie, come uno stagno per gli anfibi, una scarpata per la nidificazione dei gruccioni oppure isolotti per la riproduzione degli uccelli limicoli. Oppure si provvede ad installare nidi artificiali per uccelli, bat box, cassette per insetti. Per favorire e mitigare la visita all’interno delle aree vengono costruiti capanni per l’osservazione, schermature, staccionate, bacheche informative, aree di sosta.

Le aree verdi vanno poi, infine, opportunamente manutenzionate, in particolare lungo i loro percorsi di visita. L’erba deve essere tagliata, i rami potati, la segnaletica controllata e pulita. L’elenco dei lavori connessi alla tutela della natura continuerebbe a lungo.
Nel territorio della Convenzione GIAPP queste attività costano circa 200.000 € ogni anno. Si tratta di circa 30 centesimi per ogni Cittadino residente nel territorio considerato, ma queste risorse finiscono a diverse decine di ditte locali, generando uno specifico indotto verde della Natura di Pianura che è opportuno si inizi a tenere nella dovuta considerazione.

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