Il Conte e la Rocchetta Mattei

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Un viaggio nel castello medieval-moresco di Riola  appena restaurato e riaperto al pubblico dopo anni di abbandono. Voluto e ideato dal Conte Cesare Mattei, fu costruito a partire dal 1850 su un complesso medievale appartenuto al Barbarossa. In queste stanze il conte alchimista preparava, e poi vendeva in tutto il mondo, i suoi misteriosi prodotti elettromeopatici

testo di Claudio Evangelisti
foto di Salvatore di Stefano

(pubblicato nel numero uscito nell’autunno del 2015)

Nella Valle del Reno, precisamente a Riola, nel Comune di Grizzana Morandi, esiste una costruzione fantastica che risale a metà ottocento: la Rocchetta Mattei. Appena riaperta al pubblico, l’abbiamo visitata per Nelle Valli Bolognesi assieme a Claudio Carelli, presidente dell’Archivio Cesare Mattei, per scoprire e svelarvi le sue meraviglie architettoniche in stile medioevale-moresco e i misteri che si celano dietro alla figura del suo bizzarro ideatore: il Conte Cesare Mattei, alchimista e padre della l’Elettromeopatia.

 

LE ORIGINI

La dinastia dei Mattei prende forma nel 1600, quando gli antenati di Cesare coltivavano le terre di Scascoli, nella montagna bolognese. Il nonno Andrea Mattei, trasferitosi a Bologna nel 1776, fece fortuna con commercio della canapa, con le compravendite di terreni e con l’acquisto di beni confiscati agli ecclesiastici. Nel 1827, a 18 anni, Cesare Mattei, alla morte del padre Luigi, ereditò l’ingente patrimonio famigliare e si trovò a far parte dell’emergente borghesia bolognese. Nel 1847 fu fatto Conte da Papa Pio IX per la cessione allo Stato Pontificio di un possedimento strategico nel ferrarese. Fu Tenente Colonnello della Guardia Civica e Deputato al Parlamento elettivo di Roma nel 1848. Colto e fine pensatore, venne citato da Dostoevskji nei Fratelli Karamazov, per le sue doti di guaritore. Il Conte fece delle Rocchetta Mattei, il punto di riferimento di illustri personaggi che arrivavano da ogni parte del mondo attirati dalle guarigioni miracolose ottenute dai suoi misteriosi rimedi elettromeopatici. Ospiti di rango della Rocchetta furono Ludovico III di Baviera e il principe Woronzow, aiutante generale dello Zar Alessandro II. L’attrazione magnetica scaturita dalla visione di questo magnifico castello, sede degli esperimenti segreti del Conte, pare sortisse effetti benefici per ogni genere di malattia. In effetti la Rocchetta Mattei venne usata come marchio di fabbrica per i suoi prodotti. La scelta di questa altura posta a 407 metri di altezza, fu dovuta al suo isolamento e per la posizione strategica. Situato sulla confluenza dei fiumi Limentra e Reno, l’insieme di edifici che forma il castello odierno è collocato su un complesso medievale, appartenuto agli imperatori Federico il Barbarossa e Ottone IV e dominio della Contessa Matilde di Canossa.

 

ENTRIAMO NEL CASTELLO

Lo stile prevalente è il moresco, a cui si aggiunge l’architettura italiana medioevale e liberty. Il castello era autonomo, vi era una fornace per la cottura dei laterizi e un sistema di alimentazione idrica che sfruttava le acque del Limentra. L’ingresso principale si apre sulla strada provinciale 62 che da Riola porta a Castiglione dei Pepoli. Un’iscrizione in alto ricorda l’origine e il compimento dell’edificio con le parole seguenti:

«Il Conte Cesare Mattei sopra le rovine di antica rocca edificò questo castello dove visse XXV anni. Benefico ai poveri, assiduamente studioso delle virtù mediche dell’erbe per la qual scienza ebbe nome in Europa ed era cercato dagli infermi il suo soccorso. Mario Venturoli Mattei compié l’edificio e secondo il voto di lui nel X anno dalla morte ne portò qui le ceneri con amore e riconoscenza di figlio. Il III Aprile MCMVI»

Una larga e comoda scala composta da gradini monolitici trasportati da carri trainati da buoi e provenienti dalle vicine cave di Montovolo, patria dei maestri comacini, conduce a un Ippogrifo a guardia dell’entrata. Tale leggendario animale, incrocio tra un Grifone e un Cavallo viene da sempre considerato come animale domestico utilizzato dai maghi. All’interno dell’arco d’entrata campeggia la testa di un leone dalla chiara valenza esoterica, simbolo di luminosità e forza. In alto, a fianco della stupenda porta d’entrata in vetro piombato multicolore, un’Arpia regge il mondo a significare che il male ha preso in ostaggio il nostro pianeta. Le due diverse cariatidi che sostengono lo stipite dell’entrata al cortile della fonte battesimale rappresentano il bene e il male. Il catino occupa il centro del cortile proviene dalla parrocchiale di Verzuno e da quell’unico balcone appoggiato su due mensole provenienti dalla basilica di San Petronio, il Conte avrebbe voluto che si affacciasse Papa Pio IX, ma ciò non fu possibile per le continue mutazioni politiche. In questo cortile, il 5 novembre 1850, alla presenza di pochi amici, Cesare Mattei pose la prima pietra della costruzione, da lui chiamata col vezzeggiativo di Rocchetta.  Da un’altra scalinata si può ammirare una parete con numerosi croci scolpite e altrettanti pellicani, che rappresentano il simbolo primordiale del cristianesimo. Uscendo per uno dei tanti percorsi possibili e lasciandosi alle spalle altri innumerevoli manufatti di alto pregio, sentiamo i rintocchi della campana del castello dovuti ad uno dei primi orologi elettrici a muro del quale il Conte si vantava alla fine dell’800. Di notevole impatto è il magnifico loggiato noto come Loggia Carolina in stile orientale. Non è ancora visitabile il laboratorio del Conte all’interno della Torre della Visione, così come la sua piccola camera da letto che si raggiunge attraverso un ponte levatoio. Tale precauzione fu usata negli ultimi anni di vita perché, in preda a deliri di persecuzione, Mattei si sentiva minacciato. Dopo aver ammirato i suoi favolosi cortili, come quello della fontana dei Leoni in stile Alhambra, e le altre sale del castello, come la Sala della Pace in stile liberty e lo studio con il soffitto decorato da stalattiti realizzate in cartapesta, si può visitare la fantastica cappella ad archi che ricorda la cattedrale di Cordoba. 

Al piano superiore della cappella si trova la stanza che contiene le spoglie del Conte. Come da suo testamento Cesare Mattei riposa dentro un’arca rivestita di maioliche. L’arca non riporta alcun nome, ma soltanto un’iscrizione: «Anima requiescat in manu dei» oltre a questo suo epitaffio: «Diconsi stelle di XVI grandezza e tanto più lontane sono che la luce loro solo dopo XXIV secoli arriva a noi. Visibili furono esse coi telescopi Herschel. Ma chi narrerà delle stelle anche più remote: atomi percettibili solo colle più meravigliose lenti che la scienza possegga o trovi? Quale cifra rappresenterà tale distanza che solo correndo per milioni d’anni la luce alata valicherebbe? Uomini udite: oltre quelle spaziano ancora i confini dell’Universo!».

Accanto alla chiesa si trova il salone dei Novanta abbellito dal rosone in vetro con l’effige di Mattei, tale sala fu così chiamata perché il Conte avrebbe voluto tenervi un banchetto di vecchi nonagenari quando avesse raggiunta questa età. Morì prima del tempo senza aver vista la sala compiuta, che fu terminata dal figlio adottivo Mario Venturoli Mattei. Varie costruzioni minori, destinate un tempo a locali di servizio e oggi trasformate in villette, coronano il corpo principale.

 

IL SEGRETO DELLA NUOVA MEDICINA

è molto probabile che la perdita della madre colpita da tumore nel 1840, nonostante fosse curata dai migliori medici del tempo, fu per Mattei, la scintilla che innescò l’interesse per esperimenti di magnetismo e l’avversione per la medicina ufficiale. Inizio così la sperimentazione di numerosi prodotti da lui creati e tenuti segreti. Seguace di Paracelso e come un novello alchimista autodidatta, il Conte elaborò questa nuova scienza medica che chiamò Elettromeopatia. Come descritto dall’ingegner Alessandro Rapparini dell’Archivio Museo Cesare Mattei, “alla base di questa terapia rimasta segreta, erano riuniti il potere delle erbe con quello dei liquidi elettrici, usati poi sul corpo per bilanciale le polarità, analogamente alla medicina tradizionale cinese (spesso si trovano mappe con le polarità del corpo umano allegate alla fine dei suoi volumi, ndr)”.  Nel 1850 il Conte lasciò la carriera politica e gli agi mondani di Bologna ritirandosi definitivamente nel suo castello (dal 1859) per dedicarsi allo studio della nuova medicina. Iniziò curando gratuitamente i coloni e i poveri del comune, distribuendo gratis i suoi prodotti in Bologna e all’Ospedale Militare di Roma. Da queste due città l’Elettromeopatia si sparse a macchia d’olio. Nel 1869 incontrò a Roma un entusiasta Papa Pio IX che tramite L’Osservatore Romano fu messo al corrente delle miracolose guarigioni. Dopo aver studiato i fondamenti di Hahnemann (fondatore dell’Omeopatia) e benché avversato dalla medicina tradizionale, iniziò la produzione e la commercializzazione dei suoi rimedi elettromeopatici esportandoli anche all’estero. Il castello divenne così la sede della nuova medicina mondiale che il Conte divulgò con grande successo in tutto il pianeta. I suoi prodotti omeopatici venivano portati al laboratorio centrale di Bologna in via Mazzini 46 per essere confezionati e spediti nei 107 depositi sparsi nel mondo: dall’Asia all’Africa, dalle Indie Orientali a tutta l’Europa, dagli Stati Uniti alla Russia. Come un vero mecenate di altri tempi, Mattei diede lustro a questo territorio montano, povero e poco abitato che conobbe sviluppo e prosperità anche grazie alla costruzione della linea ferroviaria Bologna-Riola da lui voluta. Come un vero feudatario organizzò una corte composta da sopraintendenti, cuochi, camerieri, cantinieri, fattori e anche un buffone che suonava il violino e faceva i burattini. Negli ultimi anni di vita, circondato da un alone di stranezza e mistero si estraniò dal mondo fino al giorno della sua morte avvenuta a 87 anni, il 3 aprile 1896. Il suo funerale fu celebrato da 60 sacerdoti e oltre 6000 persone vennero a recargli omaggio. Nel 1890 l’imperatrice Elisabetta d’Austria si serviva dei prodotti Mattei e lo stesso generale Radetzki guarì da una grave malattia degli occhi. Nel 1914 nonostante la morte di Mattei e per merito del figlio adottivo Mario Venturoli Mattei, i depositi arrivano fino a 266 con l’aggiunta di Egitto, Canada, Australia e Sud America e tanti altri paesi come Giappone e Cina dove i missionari portarono il Rimedio Antiscrofoloso che ottenne ottimi risultati contro l’epidemia di colera. Nel 1925 La Rocchetta Mattei ricevette la visita in forma ufficiale da S.A.R. il Principe di Piemonte. Solo dopo il 1945 il Ministero della Sanità obbligò il Laboratorio Farmaceutico Elettromeopatico Mattei a dichiarare la composizione dei 33 componenti fitoterapici contenuti nei suoi rimedi segreti, ma ancora oggi non è stato svelato il metodo di preparazione. Sappiamo quindi che base di uno dei suoi più importanti rimedi officinali era la pianta della cannabis che solo ora, dopo oltre un secolo, è stata riconosciuta come rimedio antitumorale e nel trattamento di certe patologie: il Rimedio Anticanceroso 2 che conteneva il 25% di Cannabis sativa, riconosciuta come sostanza stupefacente, venne vietato dal Ministero della Sanità a partire dal 1958. A tal riguardo il Carelli ritiene molto probabile che l’introduzione della pianta Cannabis fu dovuto al figlio adottivo Mario Venturoli Mattei. La produzione di altri rimedi sia in granuli, in liquidi o in pomata durò fino al 3 dicembre 1969 anno in cui il Laboratorio Omeopatico Mattei cessò ogni attività.

 

LA TEORIA DELL’ACQUA INFORMATA

è stato il premio Nobel Luc Montagnier a scoprire che alcune sequenze di Dna possono indurre segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente diluite, le quali mantengono poi «memoria» delle caratteristiche del Dna stesso. Tale scoperta riconduce agli esperimenti sulle diluizioni dei rimedi liquidi del Conte Cesare Mattei. Sempre Carelli ci informa che “la Torre della Visione dove avvenivano gli esperimenti di Mattei era provvista di quattro antenne e di un tetto concavo adatto a raccogliere le acque piovane. Altri studi hanno evidenziato come la pianta del castello avesse una rispondenza con la pianta stellare copernicana adattata ad attirare le correnti cosmiche ed elettromagnetiche per la preparazione dei suoi fluidi elettrici”. Quali sono le conclusioni? “Innanzitutto che, spiega Montagnier, tramite lo studio della memoria dell’acqua informata si potranno sviluppare sistemi diagnostici finora mai progettati, basati sulla proprietà “informativa” dell’acqua biologica presente nel corpo umano: malattie croniche come Alzheimer, Parkinson, Sclerosi multipla, Artrite reumatoide, e le malattie virali, come Hiv-Aids, influenza A ed epatite C, “informano” l’acqua del nostro corpo (acqua biologica) della loro presenza, emettendo particolari segnali elettromagnetici che possono essere poi “letti” e decifrati».  Nuovi farmaci potrebbero nascere dalla possibilità che avrebbe il principio attivo, utilizzato in bassi dosaggi, di informare l’acqua presente all’interno del nostro organismo. L’acqua, nel trasmettere determinate informazioni, diventerebbe veicolo di particolari messaggi che riattiverebbero le funzionalità compromesse da talune patologie. Questo consentirebbe, secondo Montagnier, un abbassamento del dosaggio e della tossicità dei farmaci, conservando inalterata l’efficacia. Era questo il segreto del Conte? Dal ritrovamento del Vademecum Mattei manca proprio l’ultima pagina con la preparazione dei suoi prodotti…

Ora, dopo oltre trenta anni, questo splendido maniero è stato riaperto il 9 agosto 2015, dopo anni di costosissimi restauri da parte della Fondazione Carisbo e grazie ai volontari dell’Archivio Museo Cesare Mattei che nel primo giorno di apertura hanno ricevuto oltre mille visitatori. La storia straordinaria di questa favolosa costruzione, vera regina dell’Appennino, continua…

Per approfondimenti : www.CesareMattei.com

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