I PUNPÎR ED BULÅGGNA

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Il conte Tattini e il soldato Cavara
tornano ai Giardini Margherita

Ai due storici comandanti del corpo dei Vigili del Fuoco di Bologna sarà intitolato il laghetto del polmone verde della città ceduto al Comune proprio dal conte-pompiere. Qui fu sperimentata per la prima volta la colonna mobile che fu subito impegnata per il terremoto di Messina del 1908

Di Giuliano Musi
(pubblicato sul numero uscito nell’autunno 2019)

Molti personaggi che in vita sono stati influenti e promotori di cose pregevoli subito dopo la morte sono stati ingiustamente dimenticati. A volte capita però che il caso li riporti alla ribalta restituendo ciò che per secoli era stato loro negato. Due di questi “illustri dimenticati” avranno presto un riconoscimento ufficiale dal Comune di Bologna, grazie alla segnalazione fatta da un giornalista appassionato di storia bolognese alla Commissione consultiva per la denominazione delle vie cittadine. Al Conte Angelo Tattini ed al colonnello Vincenzo Cavara che per decenni hanno comandato il corpo dei Vigili del Fuoco di Bologna, e per brevi periodi anche quello dei Vigili Urbani, saranno intitolati il laghetto dei Giardini Margherita e l’area che lo costeggia. La Commissione, nella seduta del 19 giugno 2019, ha riconosciuto infatti i loro indiscussi meriti nello sviluppo e valorizzazione della città e giustamente ha deciso di ricordarli legando il loro nome ad una zona che da sempre ha testimoniato una unione inscindibile tra Vigili del Fuoco e Giardini Margherita. Il legame riguarda più di tutti il Conte Tattini che ha acquistato i terreni su cui sono stati realizzati i Giardini anticipando il denaro al Comune. Anche il colonnello Cavara però ha più volte legato il suo nome a questa area verde, organizzando manifestazioni ed esercitazioni dei Vigili del Fuoco. Proprio in quella sede i Pompieri hanno sperimentato e perfezionato la prima “Colonna Mobile” che fu subito impiegata al terremoto di Messina.
Il giorno dell’intitolazione ufficiale i Pompieri saranno presenti in massa ai Giardini con uomini e mezzi e non c’è dubbio che anche molti cittadini li affiancheranno ribadendo il legame fortissimo che lega la popolazione a questo corpo.

IL CONTE E IL SOLDATO

Il Conte Angelo Tattini

I due comandanti che hanno lasciato una impronta personale indelebile ed hanno vissuto momenti storici per il Corpo e la città sono stati il Conte Angelo Tattini (comandante col grado di colonnello dal 13 giugno 1859 al 6 giugno 1860 e con quello di maggiore dal 7 giugno 1860 al 1 dicembre 1878, giorno della sua morte) e il Commendator Vincenzo Cavara (comand ante dal 18 aprile 1903 al 9 aprile 1932).
Le loro origini e conseguenti carriere sono antitetiche. Di nobile nascita Angelo Tattini ha fatto parte dell’elite politica e amministrativa cittadina fin dai primi anni della sua vita post universitaria. L’aver sposato una Pepoli, parente stretta di Napoleone, gli ha certamente spianato la strada. Fin da giovane ha ricoperto un ruolo di grande evidenza nella vita e nella politica cittadina. Come comandante

Il colonnello Vincenzo Cavara

del Corpo dei Pompieri ha addirittura gestito l’ordine pubblico durante la transizione dal Papato all’unità d’Italia. È stato proprio lui ad alzare per la prima volta il tricolore a Bologna dopo che gli austriaci se ne erano andati consegnandogli armi e documenti in loro possesso. Tattini era anche membro del Consiglio Comunale e in questa veste garantiva i diritti delle famiglie nobili di Bologna.
Il conte Tattini è stato il primo comandante storico, sia per gli anni trascorsi al comando, sia per la grande attività, abilità e paternalismo mostrato nello svolgere le funzioni. Ha saputo dirigere con autorità il corpo nel periodo di transizione dall’amministrazione pontificia all’unità d’Italia e lo ha radicalmente modernizzato grazie all’aiuto del suo vice, il conte Guglielmo Berti-Pichat scomparso a soli 29 anni. Tattini è stato il primo e unico comandante morto ancora in carica. Sotto la sua direzione il corpo ha perso l’inquadramento militare e i corrispondenti gradi per ufficiali e sottoposti. I gradi sono stati trasformati nelle qualifiche classiche di comandante, vice comandante, ecc… Al conte Tattini, che era membro del Consiglio Comunale, si deve anche la nascita dei Giardini Margherita. Fu lui ad acquistare tutti i terreni agricoli necessari, sborsando una ingente somma, ed a “girarli” poi al Comune quando finalmente furono trovati i fondi.
Vincenzo Cavara, degno successore di Tattini nella scala dei comandanti più amati e rispettati dal Corpo, si è fatto da solo iniziando dai gradi più bassi della scala sociale. Nato a Bologna il 17 ottobre 1857 era di origini popolari ed ha speso gran parte della sua esistenza nell’Esercito prima di approdare (il 18 aprile di fatto; la nomina ufficiale però è del 23 giugno 1903) alla carica di comandante dei Pompieri di Bologna. Arruolato come volontario il 9 gennaio 1875 con il grado di soldato semplice nel 2° Reggimento Genio ha salito la scala-comando diventando capitano il 14 aprile 1889 e infine tenente colonnello nel 1904 quando è stato collocato a riposo. Richiamato nel 1915 è stato definitivamente collocato a riposo col grado di colonnello nell’agosto 1917.
Una carriera piena di elogi ufficiali, decorazioni e promozioni, con partecipazione alla Campagna d’Africa nel 1888 e il conseguimento del titolo di Cavaliere della Corona d’Italia nel 1899, dell’Ordine Mauriziano nel 1907 e infine del titolo di Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia nel 1919. Cavara è stato più volte decorato con medaglia d’oro e d’argento per atti di eroismo compiuti in servizio a Bologna nel 1908 e per l’opera prestata coi suoi uomini in occasione del terremoto di Messina dello stesso anno. Ancora encomi solenni per quanto fatto nel 1915 in soccorso dei superstiti di un disastro ferroviario e nel 1917 durante l’opera fornita dopo lo scoppio della Polveriera di Marano.
Con Cavara termina il periodo che si può definire della vecchia guardia. La riottosità mostrata nell’adeguarsi alle direttive del partito fascista portò alla sua sostituzione dopo quasi 30 anni di ottimo lavoro. Suo grande merito è stato anche quello di aver voluto e creato di fatto la colonna mobile di Bologna (copiata ed attuata poi in tutta Italia) e di averla portata per la prima volta ad operare in trasferta. È accaduto in più occasioni a seguito delle grandi catastrofi causate dai terremoti di Nicastro, Messina e della Marsica. E i suoi pompieri ricevettero sempre grandi elogi dal Re e dalle popolazioni assistite.
Il Commendator Cavara ha lasciato un indelebile ricordo nella cittadinanza perché aveva ruoli importanti anche in altri settori. Era ad esempio presidente del Comitato Regionale Emiliano, una delle sei società della provincia a cui aderivano gli appassionati di motociclismo. In questa veste nel 1926 organizzò, con grande successo di partecipanti e di pubblico, prove di Chilometro lanciato sul lungo rettilineo che porta a San Giovanni in Persiceto. È stato anche responsabile per due volte (sempre per brevi periodi) del Corpo dei Vigili Urbani di Bologna nei momenti in cui la carica era vacante.

 

TATTINI E I GIARDINI

I Giardini Margherita sono di proprietà comunale ma sono entrati nel patrimonio pubblico grazie a vendite e lasciti, regolati da ferree regole. I Giardini furono ceduti ufficialmente al Comune con rogito in data 11 giugno 1875 dal conte Angelo Tattini, nobile bolognese, comandante tra i più longevi ed amati dei Vigili del Fuoco. Tre anni prima infatti aveva acquistato la vasta area (oltre ad altri terreni nella zona pedecollinare che restarono di sua proprietà) anticipando una notevole quantità di danaro che il Comune non possedeva. Solo quando fu raccolta l’ingente somma necessaria (ci vollero sei mesi più del previsto) fu perfezionato il passaggio. Nell’atto notarile Tattini fece inserire però, come clausola invalidante, che l’uso dei Giardini doveva essere esclusivamente ricreativo e pedonale, escludendo ogni manifestazione pericolosa o che avesse fini di lucro. Fino al dopoguerra non si verificò nulla di anomalo nell’utilizzo della vasta area verde ma, terminato il secondo conflitto mondiale alla fine degli anni 40, la voglia di correre in moto portò all’organizzazione di competizioni sulle strade interne dei Giardini e sui vicini viali di circonvallazione. Gare a cui si assisteva solo pagando il biglietto.
Il MC Ruggeri è stato il primo ad organizzare competizioni motociclistiche a Bologna già negli anni 20 e si è confermato capofila anche in seguito. La gara di apertura del dopoguerra fu disputata nel 1946 all’interno dei Giardini Margherita e vide di fatto la nascita della Ducati come produttrice di moto perché, proprio in quella competizione, debuttò il Cucciolo Ducati con in sella il meccanico-pilota Mario Recchia che conquistò il titolo di campione dell’Emilia-Romagna.
Ma ai Giardini non si gareggiò a lungo a seguito di un fatto singolare che investì direttamente il sindaco Dozza. Un giorno infatti si presentarono nel suo ufficio due avvocati che lo ammonirono dal concedere ulteriori permessi per l’organizzazione di competizioni pericolose o di manifestazioni a pagamento all’interno dei Giardini. Se il Comune avesse proseguito su questa strada gli eredi della famiglia Tattini (il ramo ancora esistente a Roma) erano intenzionati ad impugnare immediatamente l’accordo firmato un secolo prima.
Forse l’avvenimento che spinse gli eredi Tattini ad intervenire era stato il terribile incidente occorso ad un equipaggio durante una gara riservata ai sidecar. Nella curva davanti alla gabbia dei leoni infatti un mezzo era sbandato e il passeggero, proteso all’esterno, era stato addirittura decapitato da un paletto. Uno spettacolo orrendo che ebbe vasta eco su tutti i giornali, non solo locali.
Dozza consultò l’ufficio legale del Municipio e, avuta conferma che la richiesta degli eredi Tattini era legittima e fondata, non ci pensò un attimo. Da quel giorno le gare del Circuito di Bologna furono disputate su Viale Oriani, comunque fuori dai Giardini.

I GIARDINI E I POMPIERI

Un legame particolare unisce i Vigili del fuoco di Bologna ed i Giardini Margherita. La nascita dell’area verde fu infatti finanziata inizialmente dal Conte Tattini ma in seguito ai Giardini Margherita, come risulta anche da materiale fotografico, i Vigili del Fuoco già ad inizio ‘900 hanno svolto numerose esercitazioni che non si potevano più tenere nell’ex Orto Botanico, all’interno di Palazzo D’Accursio, a causa del numero sempre crescente di Pompieri impiegati e dei mezzi a disposizione. Le esercitazioni erano sempre seguite con grande interesse da molti cittadini che portavano i bambini ad applaudire le evoluzioni dei pompieri. Un punto di intervento vero e proprio ai Giardini Margherita è stato in funzione solo dal 1943, come distaccamento temporaneo a causa del bombardamento del nucleo centrale di Viale Pietramellara. È stato soppresso con la nascita del Carlo Fava e della Caserma centrale allo Stadio. Era ospitato nella palazzina all’interno dei Giardini nei pressi di Porta Santo Stefano dove ora funzionano un centro sociale e un asilo. Si trattava di un distaccamento minore, con un organico molto limitato, ma in grado di soddisfare le esigenze della zona Est e dell’allora strategica rete stradale che portava in Toscana attraverso la Futa (l’Autostrada del Sole ovviamente non esisteva).
Lo stretto legame tra Giardini e Pompieri è stato rinnovato qualche anno fa durante il terribile incendio che ha distrutto gran parte di Palazzo Albergati. Gli elicotteri impiegati per domare le fiamme andavano infatti a fare il pieno di acqua proprio al laghetto dei Giardini e questa ricca disponibilità di acqua ha in parte limitato i danni al palazzo oltre ad aver ridotto i rischi per le numerose squadre di Vigili che operavano con autoscale, autopompe e mezzi di supporto.

La storia dei Vigili del Fuoco di Bologna inizia probabilmente qualche anno dopo l’istituzione della Militia Vigilum voluta a Roma da Augusto e potenziata poi da Nerone. Purtroppo non esistono tracce ufficiali relative alla nascita di questo servizio nella “colonia emiliana”. È documentato invece il Grande Incendio di Bologna del 53 dopo Cristo ed è logico pensare che i Romani, da sempre eccellenti amministratori e organizzatori, avessero previsto un corpo ad hoc per spegnere le fiamme anche nei capoluoghi delle province importanti. Cosa che avveniva regolarmente nell’Urbe come dimostrò la mobilitazione nel secondo grande incendio di Roma verificatosi sotto il principato di Comodo, oltre un secolo dopo Nerone. Le prime notizie attendibili su Bologna relative ai “servizi pompieristici in città” risalgono al 1765. La famiglia dei Vigili del Fuoco di Bologna, come testimoniano i documenti ufficiali, in oltre 200 anni è cresciuta e si è affermata anche basandosi su un’eccellenza professionale che tutti da tempo le riconoscono. È indubbio però che questi livelli sono stati raggiunti sopratutto grazie al profondo amore e rispetto che ogni pompiere ha avuto per il Corpo, per i colleghi e per la cittadinanza a cui ha offerto anche la propria vita. Il libro I pumpir ed Bulagna (2014 – edito da Minerva) di Giuliano Musi racconta la storia dei Vigili del Fuoco di Bologna
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