I piccoli animali delle foreste

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Da Madonna dell’Acero a Pian di Balestra osservando i minuscoli abitanti dei nostri boschi fondamentali per il nostro ecosistema

di Guido Pedroni

(articolo pubblicato nel numero uscito nella primavera 2017)

Osservando il territorio delle valli appenniniche bolognesi si incontrano numerosissime località caratterizzate da una notevole copertura forestale. Ne possiamo ricordare alcune particolarmente interessanti: la foresta nei dintorni di Madonna dell’Acero, lungo l’alta Valle del Dardagna, quella intorno a Monte Sole, la foresta della Madonna del Faggio lungo la piccola Valle del Rio Baricello, la foresta di Pian di Balestra (Madonna dei Fornelli) e sicuramente ne tralasciamo qualcuna. In questi territori si percepisce un’atmosfera un po’ magica; per i colori spesso soffusi, per i suoni a cui non siamo abituati, come lo scricchiolio del legno nelle giornate ventose, e per il profumo della terra misto a quello del muschio e dei funghi, soprattutto nelle giornate umide e piovose.

In questi ambienti vivono molti animali di piccole e grandi dimensioni; tra i primi si possono notare, facendo un po’ di attenzione, alcune specie di Coleotteri che frequentano il legno degli alberi, almeno in alcune fasi della loro vita; la maggior parte del loro stesso ciclo biologico si svolge nel legno del tronco e dei rami, sia di conifere che di latifoglie..

Consideriamo, allora, tre specie di Coleotteri Cerambicidi: Rhagium bifasciatum (osservato e Madonna dell’Acero), R. mordax (Lago Scaffaiolo), R. inquisitor (Pian di Balestra), tutte e tre presenti nelle foreste del nostro Appennino. Questi insetti hanno almeno alcuni aspetti che li contraddistinguono da altri coleotteri: le antenne lunghe (a volte anche molto più lunghe del corpo), il corpo allungato, le mandibole potenti, capaci di rosicchiare il legno, e la forma giovanile (larva) che vive nel tronco degli alberi, nutrendosi di alcune sue parti.

Rhagium inquisitor

Il Rhagium inquisitor (Linnaeus, 1758) è presente con la sua forma giovanile (larva) sotto corteccia di conifere morte di recente. La metamorfosi avviene nelle piccole cellette subito sotto la corteccia all’interno delle quali si annida la larva; già a fine settembre si può vedere l’insetto adulto, che però non esce fino a maggio dell’anno successivo. La larva di Rhagium bifasciatum Fabricius, 1775 vive nel legno fradicio e morto da molto tempo, sia nelle conifere che nelle latifoglie, dove la larva scava gallerie in profondità, ben al di sotto dello strato subcorticale. La forma giovanile di Rhagium mordax (DeGeer, 1775) è presente soprattutto sui faggi, e in minor misura su Alnus e Castagno. Gli adulti si nutrono di resina, corteccia, muschi e licheni, ma anche di essenze floreali di varie specie di piante erbacee. Queste specie hanno abitudini di vita riservata e discreta, non facili a vedersi se posati su tronchi o cataste di legna, perché facilmente mimetizzati; vivono all’ombra dei boschi e delle foreste senza dare segni evidenti della loro presenza, diversamente da altri coleotteri. Le quote massime raggiunte superano i 2000 m su Alpi e Appennini, dove gli adulti non sono stanziali.

Per poter osservare questi piccoli animali, fondamentali per l’economia del bosco, è necessario cercare con occhio attento nel “nascosto-del-nascosto”; è evidente che le osservazioni che normalmente facciamo sono immediate e si fermano alle “cose” grandi della natura; per rendersi conto delle “cose” piccole (normalmente più belle e particolari) bisogna fare un salto di qualità nelle osservazioni, bisogna andare più in profondità, passare più tempo a guardare, avere più pazienza, avvicinarsi di più all’oggetto dell’osservazione. 

Il “nascosto-del-nascosto” è un ulteriore salto di qualità nella coscienza della natura perché necessita di un più accurato senso della ricerca: guardare sotto le cortecce degli alberi o all’interno del legno, alzare i sassi perlustrandone la parte inferiore o guardando  nel suolo, osservare tra le radici di una pianta o in mezzo alla terra che le ospitano, guardare nelle fessure della roccia. Così facendo la nostra capacità di renderci conto della straordinaria varietà e bellezza della natura potrà arrivare a livelli sempre più veri e profondi.

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