I Gessi del Farneto, un mondo tutto da scoprire

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Nel sottosuolo dell’altopiano gessoso, tra buche, grotte e doline ricche di fascino e segreti da svelare

Di Giuseppe Rivalta – (GSB-USB – Parco Museale della Val di Zena)

(pubblicato nel numero uscito nell’autunno del 2016)

La frazione Farneto è ovviamente conosciuta per l’omonima grotta preistorica che Francesco Orsoni scoprì nel lontano 1871. Su questa cavità si sono ormai scritti fiumi di articoli a cui rimando. Invece salendo sull’altopiano gessoso, lungo via dell’Eremo, si scoprono due ampie e profonde doline ed una valle cieca in parte occupata da alcune abitazioni . Le grotte conosciute in quest’area sono oltre una settantina. Ancora oggi il GSB-USB sta scoprendo, proprio qui, complessi enormi, fino a ieri sconosciuti. La morfologia dell’altopiano del Farneto è caratterizzata dalla presenza di due doline (Buca dell’Inferno e Buca di Goibola ) di cui, ognuna, ha un diametro di circa 500 metri. Vi è poi a ridosso, verso Sud, un’ ampia valle cieca (Buca di Ronzana).        

 

La Buca dell’Inferno          

Il nome è in effetti molto appropriato per l’aspetto misterioso di questa grande erosione carsica superficiale, profonda 120 metri, larga 680 con un perimetro di circa 3 km. Ben nascosta dalla morfologia e dal fitto bosco, compare la Grotta Coralupi, dal portale bellissimo, che lo fa assomigliare allo sbadiglio di un mostro di roccia.

Grotta Coralupi – Il Siluro. (Foto F.Grazioi Gsb Usb)

Questa cavità fu scoperta dal GSB (Gruppo Speleologi Bolognesi) di Luigi Fantini, nel 1933. Ha uno sviluppo di 530 metri con un dislivello di 44 metri. Si scende in una sala di crollo molto inclinata dove d’inverno si formano stalattiti di ghiaccio. Attraverso una strettoia si entra in un nuovo ambiente che sale e ci si trova in una sala dal cui soffitto pendono delle radici che si piantano nel pavimento creando un’atmosfera magica. A destra spicca una magnifica concrezione, di circa quattro metri di lunghezza, che Luigi Fantini battezzò col termine azzeccato di Siluro. Un profondo pozzo scende in verticale sul fondo della cavità. Qui vivono numerosi pipistrelli (Plecotus, Myotis ecc.) ed i tipici rappresentanti della fauna ipogea dei Gessi Bolognesi. Un piccolo Dittero guanobio, venne dedicato al suo scopritore (Triphleba fantini Schmitz). Durante la guerra molti abitanti del posto si rifugiarono al suo interno. Erano circa una sessantina e dentro vi stazionarono da settembre a novembre 1944. Vi avevano anche portato (con grande fatica) una piccola stufa parigina con un tubo che avevano infilato in un buco che usciva all’esterno tra le radici di una quercia. Nella Buca dell’Inferno vi sono altre numerose grotte piccole e grandi, ma in realtà, già alla fine del 2015, gli speleologi bolognesi hanno individuato nuove cavità e straordinari collegamenti che hanno portato al ritrovamento di centinaia di metri di nuove gallerie, cunicoli, torrenti e saloni molto grandi, fino ad allora sconosciuti.

Grotta Coralupi – Sala Delle Radici (Foto Fantini 1933)

E’ questo il caso del Sistema Partigiano-Modenesi, che ora è considerata una tra i più belli dei nostri Gessi. All’interno è stato scoperto un vasto salone (circa 100 metri di ampiezza) paragonabile, per certi versi, a quello del Giordani della Spipola. Questo vacuo con massi accatastati è stato dedicato al nostro socio Prof. Antonio Rossi, recentemente scomparso e profondo conoscitore della meccanica della formazione delle nostre Evaporiti. Altro complesso importante è costituito dalle Grotta Ferro di Cavallo – Grotta Cioni e molte altre che si aprono sul fondo della Buca dell’inferno, una vera gruviera di inghiottitoi, molti dei quali di difficile accesso. Ovviamente (come del resto anche la Dolina di Goibola) è giustamente inserita nell’Area A del Parco, ovvero come zona di protezione integrale. Salvo permessi particolari non è consentito al pubblico di scendere dentro a questi straordinari catini carsici dove oggi abita anche il lupo.           

 

La Buca di Goibola 

Si si Si apre a fianco di quella dell’Inferno, sul crinale che guarda verso la valle dell’Idice. La sua larghezza è di almeno 720 metri con 120 metri di profondità. Una delle cavità più famose è la Grotta Novella, con un attrezzato laboratorio ipogeo dedicato allo studio del concrezionamento da “splash” e alle ricerche microbiologiche in particolare.

Buca di Goibola. (Foto G.Bertolini Reg. E-R, Serv. Tecnico Bac. Ed Affluenti Del Po)

Ovviamente la grotta è chiusa da un cancello per evitare entrate abusive che potrebbero alterare il microclima ed inquinare, con muffe e batteri esterni, questo straordinario ed integro ambiente di ricerca. Se oggi possiamo godere delle bellezze naturali di questa zona lo dobbiamo proprio alla presenza di questo laboratorio ipogeo che prese avvio nel 1971 grazie ad un progetto di studio da parte del prof. Paolo Forti, dell’Università di Bologna e socio dell’USB (Unione Speleologi Bolognesi). In tal modo il piano scellerato di una grossa impresa per l’estrazione del Gesso che voleva creare una cava a cielo aperto lungo le pendici della dolina di Goibola, fu bloccato per sempre. La grotta (scoperta da Luigi Fantini), profonda 70 metri, venne attrezzata con scale fisse fino in fondo al Pozzo della Lama profondo 16 metri. Il nome di questo pozzo verticale è appropriato perché è caratterizzato da una lama concrezionata e molto sottile. Essa è tutto ciò che resta dei riempimenti quaternari che l’acqua, a cascata, successivamente portò via. Oltre ad aver allevato diversi organismi tipici dei nostri ecosistemi cavernicoli come ragni, ortotteri ecc., un interessante risultato l’ho ottenuto dallo sviluppo di Niphargus, piccoli gamberetti depigmentati e ciechi da cui, in cattività, nacquero alcuni individui che vissero per oltre 13 anni! Importanti sono state le indagini microbiologiche effettuate. Essendo la “Novella” interdetta al pubblico da decenni, si è dimostrato un luogo unico per comprendere i meccanismi di sviluppo delle popolazioni microbiche ambientali. Accanto all’ingresso a pozzo della Grotta Novella, si apre il Buco del Gufo. Si tratta di un inghiottitoio in cui, diversi anni fa, scoprii un magnifico martello in roccia vulcanica , dalla lavorazione incompleta,forse caduto da una bisaccia di un uomo dell’Età del Bronzo, mentre si aggirava tra i boschi a caccia. Attualmente questo interessante reperto è al Museo Donini di San Lazzaro.   

 

La Buca di Ronzana      

Sul bordo più orientale, affacciata sul versante Idice, di fronte a Castel dei Britti, si apre questa altra spettacolare depressione carsica. Si tratta di una valle cieca che finisce, a Nord, contro le banconate gessose che si elevano a baluardo quasi verticale e che sono attraversate da corsi sotterranei ancora da esplorare. La sua profondità è di circa 110 metri. All’interno della formazione del Gesso si apre un altro importante complesso carsico: Grotta Secca e Buco del Fumo. Questa grotta raggiunge la maggiore profondità nei gessi bolognesi con -168 metri. Purtroppo il bordo Sud della valle Cieca è abitata, ben recintata e con numerose piante che nulla hanno a che fare con l’ambiente dei Gessi. A tal riguardo ne sa qualcosa il Prof. Corbetta, botanico dell’Università di Bologna , che invano invitò i residenti a immettere piante autoctone e non conifere, che sono aliene. Si spera che, tra non molto, il mistero dell’origine della Grotta del Farneto, sia svelato come speravano Orsoni e Fantini. Oggi i gruppi speleologici GSB-USB hanno al loro interno una squadra di giovani determinati e bravissimi come lo furono i primi esploratori guidati da Luigi Fantini. La Speleologia oltre ad essere un’attività sana è anche uno strumento di aggregazione straordinario, perché lo spirito che spinge l’Uomo ad esplorare l’ignoto non muore mai.

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