FRINGUELLO

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Gli scatti di William Vivarelli nelle Valli Bolognesi

Nelle colline che abbracciano Pianoro e si estendono verso l’Appennino Bolognese, il Fringuello (Fringilla coelebs) è una presenza costante, un piccolo ambasciatore della nostra biodiversità. Chi cammina lungo il torrente Savena è abituato al suo canto squillante e alla livrea variopinta del maschio, con quel petto rosso mattone e la calotta grigio-azzurra che spicca tra i rami. Eppure, nonostante la sua confidenza, c’è un intero mondo della vita del fringuello che ci è precluso. Un mondo che accade a una velocità tale da sfuggire completamente alla percezione del nostro occhio.

In questo periodo di fermento biologico, non è raro assistere a improvvisi “battibecchi” tra maschi per il territorio o per l’accesso alle risorse. Per un osservatore umano, queste interazioni appaiono come un confuso turbinio di piume, un frullo d’ali e un richiamo aspro che finisce prima ancora di essere compreso. È qui che entra in gioco la fotografia naturalistica moderna. Grazie a sensori capaci di scattare a velocità vertiginose, la tecnologia diventa un’estensione della nostra vista, permettendoci di fermare ciò che per la biologia umana è solo una scia. Cosa vede la fotocamera che noi non vediamo? Quando “congeliamo” un battibecco tra due fringuelli a queste velocità, la realtà che emerge è sbalorditiva. Vediamo la tensione nel becco spalancato, la lingua tesa e la precisione millimetrica di un attacco che nell’aria dura un battito di ciglia. Le piume remiganti, che al nostro occhio sono invisibili durante il volo, vengono immortalate nella loro massima estensione o in torsioni aerodinamiche incredibili, rivelando come il fringuello possa cambiare direzione in un fazzoletto di spazio. Solo nel fermo immagine possiamo ammirare la brillantezza delle doppie barre bianche sulle ali mentre sono spiegate, un segnale visivo potente che i fringuelli usano per comunicare con i rivali.

La fotografia non è più solo una forma d’arte o un ricordo, ma uno straordinario strumento di indagine scientifica e divulgativa. Ci permette di sviluppare un’empatia più profonda verso la fauna minore. Vedere un fringuello — un uccellino di pochi grammi — impegnato in un duello aereo con la grinta di un predatore, ci restituisce la complessità e la dignità della sua lotta per la sopravvivenza., ogni scatto fotografico che “ferma l’attimo” è un invito a rallentare. Se una macchina fotografica ha bisogno di una frazione di secondo per vedere la verità, a noi esseri umani serve la pazienza dell’osservazione per imparare a rispettarla.

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