EREBIE: le farfalle degli antichi ghiacciai

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La presenza sulle vette più altre dell’Appennino di questa famiglia di lepidotteri è indicatore del clima di 10.000 anni fa

Di Guido Pedroni

(pubblicato nel numero uscito nell’autunno del 2016)

Sulle montagne dell’Appennino settentrionale sono presenti molte specie di farfalle (Lepidotteri) con forme, colori e abitudini di vita molto variabili; da sempre attraggono l’attenzione anche di chi non è esperto della materia. Tra questi insetti sono particolarmente interessanti dal punto di vista dell’ecologia e della biogeografia le specie del genere Erebia (Satyridae), descritto per la prima volta per la scienza da Dalman nel 1831. Anche nelle valli dell’Appennino bolognese, soprattutto nei settori di più alta quota e nelle zone più umide, possiamo osservare queste farfalle volare leggere e calme tra la vegetazione erbacea fiorita e le fronde degli arbusti, più spesso sulle praterie oltre il limite degli alberi o al più sulle radure tra i boschi oltre 1000 metri di altezza. Sono animali con colorazioni sui toni del bruno-marrone, con fasce aranciate più o meno estese e intense sulle ali vellutate e con piccole macchie nerastre puntate di bianco disposte ordinatamente verso i bordi più esterni delle quattro ali.

Sono interessanti perché sono farfalle indicatrici di antichi climi delle montagne italiane anche del nostro Appennino. Possiamo definirle indicatrici perché testimoniano di climi freddi presenti fino a circa 10.000 anni fa, anche in Appennino settentrionale, dove era presente un buon numero di ghiacciai che scendevano dai 1800-2000 metri verso nord lungo le valli, anche per alcuni chilometri, come in provincia di Bologna nella Valle del Dardagna, o in provincia di Modena nella Valle dell’Ospitale o nella Valle delle Tagliole, per nominarne alcune. Le specie del genere Erebia si possono osservare da quote collinari fino a 3000 metri, come sul Monte Chaberton in Piemonte dove sono state osservate a questa altitudine ben otto specie di questo genere.

Sono state segnalate una decina di specie nel settore settentrionale della catena appenninica di cui almeno quattro sono presenti nell’alto Appennino bolognese e modenese: Erebia medusa (Denis & Schiffermüller, 1775) sul Corno alle Scale e Erebia euryale (Esper, 1805) al Rifugio Cavone (Appennino bolognese), Erebia ligea (Linné, 1758) e Erebia montana (de Prunner, 1798) sul Monte Cimone (Appennino modenese). Le specie del genere Erebia, quindi, sono indicatrici di antichi climi in quanto erano già presenti ai tempi dell’ultima glaciazione denominata “glaciazione di Würm” terminata circa 10.000 anni fa.

Alcuni organismi viventi (piante o animali) vengono indicati proprio come relitti glaciali in quanto seguono l’instaurarsi di climi freddi con la possibile formazione di ghiacci permanenti. Alla fine dei periodi freddi, queste specie rimangono poi presenti nelle zone che mantengono un certo grado di umidità ed una temperatura sufficientemente bassa, unitamente ad altre condizioni ecologiche, che permettano il permanere di queste specie. La fauna fredda, cioè indicatrice di climi freddi, si salvò dal ritorno di climi più caldi seguendo il ritiro delle coperture glaciali e trovando ambienti adatti in corrispondenza di zone di più alta quota su Alpi e Appennino o in ambienti particolarmente umidi e freschi; diversamente queste specie sono dovute migrare verso le zone centrali o settentrionali dell’Europa; nei casi limite si è avuta l’estinzione di animali e piante che non hanno trovato le opportunità per adattarsi o migrare.

Le farfalle, quindi anche le erebie, hanno un ciclo biologico che prevede la deposizione di uova, la nascita di una piccola larva, la formazione di una crisalide all’interno di un bozzolo nel quale avviene quello straordinario processo di trasformazione indicato come metamorfosi, da cui si ottiene l’insetto adulto, cioè la farfalla vera e propria. Lo stadio giovanile delle farfalle è la larva che viene indicata con il termine bruco, dalla fisionomia vermiforme. I bruchi delle erebie vivono su diverse specie di graminacee di cui si nutrono; la loro trasformazione in farfalla avviene di norma tra giugno e agosto a seconda della specie relativamente alle quote popolate e alle zone geografiche. Le farfalle come anche tutte le specie di Erebia, hanno un posto di grande importanza per l’equilibrio delle catene alimentari di un ecosistema per cui la loro presenza dovrebbe essere valorizzata e salvaguardata; non dimentichiamoci inoltre, che questi piccoli animali sono fondamentali per la riproduzione delle piante grazie all’impollinazione incrociata dei loro fiori visitati in modo costante e continuo alla ricerca di nettare

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