DETECTIVE DELLA NATURA: di chi sono queste tracce?

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Impronte, piste, piume, nidi, marcature territoriali: ecco come riconoscere il passaggio degli animali

foto e testi di Paolo Taranto

Quante volte vi è capitato andando in giro per boschi di trovare tracce di animali ed esservi chiesti di chi potessero essere? Questa è una cosa che succede spesso a chi va per natura anche se generalmente non si riescono a notare tutte le tracce e i segni di presenza degli animali, ma un occhio attento può individuare diversi segnali che indicano il passaggio di un animale, non solo le impronte ma anche un ciuffo di peli, una piuma, un vecchio nido abbandonato, una fatta, una noce bucata etc. Le tracce e i segni non solo ci indicano la presenza di una specie in un determinato luogo ma possono dirci molto anche sulla sua etologia, su cosa mangia, sulla riproduzione etc. Chi va per natura rimane frequentemente deluso perché non riesce a osservare Cervi, Volpi o Lupi, nella maggioranza dei casi si vedono solo gli uccelli; il motivo è semplice, a parte il fatto che le specie di Uccelli sono più numerose rispetto ai Mammiferi, questi ultimi hanno una vita prettamente o esclusivamente notturna e risultano dunque più difficili da avvistare di giorno; ma i Mammiferi lasciano molti segni della loro presenza o del loro passaggio e un occhio attento saprà individuarli e riconoscerli.

Il Picchio maggiore è solito spaccare le noci dopo averle incastrate da qualche parte

Tracce di un merlo

L’arte di riconoscere le tracce degli animali ha origini molto antiche, già gli uomini primitivi durante la caccia avevano bisogno di “tracciare” gli animali per trovarli, seguendo le loro piste e tutt’oggi questa tecnica si ritrova ancora in tribù che vivono isolate dalla civiltà e basano la loro sopravvivenza anche sulla caccia. Ma la conoscenza delle tracce animali non è da mettersi in relazione solo con la caccia, anche il semplice appassionato che va in giro per natura può essere incuriosito dalle tracce e segni di presenza che trova, così anche i naturalisti, gli zoologi, i fotografi naturalisti spesso fanno uso della conoscenza sulle tracce degli animali per i loro studi o per realizzare foto o video naturalistici; alcune tecniche di monitoraggio infatti si basano sulle tracce, basti pensare allo “snow tracking” utilizzato per monitorare i lupi o altre specie di carnivori.

Come dicevamo gli animali possono lasciare diverse tipologie di tracce nel loro percorso, nei paragrafi successivi elenchiamo brevemente quali sono le tipologie principali (ciascuna di esse verrà poi approfondita nei prossimi numeri della rivista):

Segni di passaggio: 
Impronte, piste, percorsi, passaggi

pista di lupo

Impronte e piste sono le tracce più facilmente osservabili di solito anche dai semplici appassionati; un insieme di impronte forma una pista anche se raramente e solo in particolari condizioni si può osservare una pista intera (ad esempio sulla neve); le piste solitamente formano dei percorsi ben battuti e facilmente riconoscibili, dove passano più animali e di più specie. Spesso la singola impronta non consente di identificare con esattezza la specie di appartenenza ma la pista fornisce più dettagli e consente di risalire in modo più preciso alla specie.

Marcature territoriali

Fatta di Lupo

Molti animali sono territoriali, cioè all’interno dell’habitat in cui vivono hanno un territorio ben preciso che, soprattutto durante il periodo riproduttivo, viene difeso in vari modi; gli Uccelli per esempio demarcano il territorio usando i loro canti; tra i Mammiferi anche il cervo o il lupo marcano anche acusticamente i loro territori. Ma non c’è solo la voce per segnare i confini dei territori, molti Mammiferi marcano anche olfattivamente il perimetro dei loro territori attraverso gli ormoni prodotti da apposite ghiandole o attraverso le fatte (escrementi) o l’urina.

Segni di alimentazione

Spiumate solitamente opera di rapaci notturni oppure delle Volpi (in questo caso i calami delle piume sono tranciati di netto)

Molte specie di animali lasciano segni dei loro pasti, si pensi ai vari gusci di ghiande, noci, nocciole rosicchiati dalle diverse specie di roditori (Scoiattolo, Ghiro, Ratto, Topi etc) o alle carcasse di prede uccise dai predatori (Lupi, Rapaci etc), ma anche le buche sul terreno prodotte da tassi, istrici o cinghiali alla ricerca di radici sono segnali che ci indicano la loro presenza. Ma i segni di alimentazione non sono solo questi; il pasto infatti viene digerito e l’organismo espelle i resti indigeriti sotto forma di escrementi (tecnicamente chiamati “fatte” nei Mammiferi e “deiezioni” negli Uccelli) o, nel caso degli Uccelli, anche sotto forma di “borre” (o “boli”); una borra è una pallottola più o meno compatta, rigurgitata attraverso la cavità orale, che contiene tutte le parti non digerite delle prede (ad esempio squame di pesci e loro scheletri negli Uccelli piscivori oppure pelo, penne, ossa e crani negli Uccelli rapaci notturni e diurni).

Riproduzione: tane, nidi, rifugi, uova

All’interno del territorio ogni specie animale si riproduce; alcune specie di Mammiferi come il Tasso scavano delle tane, gli Uccelli invece in genere costruiscono dei nidi sebbene molte specie depongano le uova o partoriscano direttamente a terra o in cavità naturali. Tane, nidi e uova sono tracce molto interessanti, essi infatti indicano non solo la presenza di una specie in un dato luogo ma anche che questa specie vi si riproduce.

 

 

Resti e tegumento: palchi, peli, penne, aculei, ossa, crani

Palco di un Cervo

I palchi degli ungulati, i peli dei mammiferi, gli aculei dell’Istrice o le penne degli uccelli sono tutti annessi cutanei che vengono sostituiti periodicamente per essere rinnovati; una volta che vengono persi sul terreno non è difficile trovarli e imparare a riconoscerli per capire la specie di appartenenza. Nei casi estremi, dopo la morte per cause naturali o per predazione, di un animale vertebrato rimane lo scheletro; mentre è più difficile risalire alla specie da un semplice femore o vertebra, invece il cranio consente un’identificazione più precisa; si pensi ad esempio agli ornitologi che analizzando i crani dei micromammiferi trovati dentro le borre riescono a ricostruire l’alimentazione dei rapaci notturni come il Barbagianni o l’Allocco.

 

 

 

 

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