Come aiutare la fauna selvatica

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Dal soccorso al cibo: il Centro Monte Adone lancia il progetto “La giusta distanza” per insegnare alle persone come soccorrere (e convivere con) gli animali

Di Elisa Berti – Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica Monte Adone

Buongiorno, ho trovato un piccolo capriolo da solo in un prato. È immobile… credo sia stato abbandonato. Cosa devo fare?” Con l’arrivo della primavera, per un Centro Recupero Animali Selvatici inizia la stagione più intensa dell’anno e telefonate come questa aumentano esponenzialmente. Le giornate si allungano, la natura si risveglia e con lei anche la vita degli animali selvatici: nascono i piccoli, iniziano le prime esplorazioni fuori dal nido o dalla tana, aumentano gli spostamenti alla ricerca di cibo e territorio.

È il periodo in cui riceviamo più segnalazioni dai cittadini: un giovane uccello a terra, un riccio in giardino, un capriolo lungo il margine di un campo. Nella maggior parte dei casi la domanda è sempre la stessa: l’animale ha davvero bisogno di aiuto?

“Devo aiutarlo?” “È stato abbandonato?” “Lo porto subito al Centro?” Ed è proprio qui che entra in gioco la cosa più difficile da imparare quando si parla di fauna selvatica: la giusta distanza.

Dietro queste domande c’è quasi sempre una grande sensibilità verso gli animali. Ma proprio perché il desiderio di aiutare è forte, diventa fondamentale sapere quando intervenire e quando invece la cosa più utile è semplicemente osservare e lasciare che la natura faccia il suo corso.

LA GIUSTA DISTANZA

Da questa esigenza è nato il progetto La Giusta Distanza – convivenza con la fauna selvatica nel XXI secolo, sviluppato insieme agli amici e colleghi dei CRAS di Piacenza e Rimini grazie al sostegno dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese e con l’adesione della Regione Emilia-Romagna, del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano e dell’Ente Parchi Emilia Orientale.

L’obiettivo è semplice ma ambizioso: aiutare le persone a convivere con la fauna selvatica attraverso informazione corretta e buone pratiche quotidiane.

Uno degli errori più frequenti nasce proprio dalle buone intenzioni. Molti animali arrivano ai centri di recupero perché qualcuno, convinto di salvarli, li ha raccolti quando non ce n’era bisogno.

In primavera capita spesso di trovare a terra piccoli merli o altri uccelli. Non sono caduti dal nido: stanno attraversando la fase in cui imparano a volare. I genitori continuano a nutrirli e sorvegliarli anche se noi non li vediamo. Raccoglierli significa separarli dalla loro famiglia, riducendo drasticamente le loro possibilità di sopravvivenza. Per questo la prima regola è sempre la stessa: osservare a distanza e chiedere consiglio prima di intervenire.

Riceviamo anche molte segnalazioni di piccoli caprioli o leprotti trovati soli nell’erba alta. In realtà la madre li lascia nascosti per diverse ore mentre si allontana a nutrirsi. In questi casi il vero aiuto è semplicemente non intervenire. Eppure sono numerosi i casi di cittadini che, in totale buona fede, raccolgono i cuccioli pensando di salvarli. Quando le condizioni lo permettono, il nostro lavoro consiste proprio nel riportarli sul posto per permettere il ricongiungimento con la madre.

Altre volte, invece, intervenire è davvero necessario. Incidenti stradali, avvelenamenti, impatti contro vetrate o reti sono tra le cause più frequenti di ingresso nei centri di recupero. In queste situazioni è importante non improvvisarsi soccorritori: gli animali selvatici, anche quando feriti, possono reagire per difesa e una manipolazione errata può peggiorare le loro condizioni. La scelta migliore è contattare un CRAS o le autorità competenti e seguire le indicazioni degli operatori. Una telefonata tempestiva può fare davvero la differenza: inviare la posizione dell’animale, una foto e tenerlo monitorato in attesa dei soccorsi è spesso il modo più efficace per aiutarlo.

Molte difficoltà della fauna selvatica nascono anche dalle nostre attività quotidiane. Giardini, siepi e legnaie possono diventare rifugi preziosi per ricci, pipistrelli, rettili e piccoli mammiferi. Ma potature, sfalci e lavori di manutenzione del verde possono involontariamente distruggere nidi o disturbare l’allevamento dei piccoli. Sempre più comuni stanno introducendo regolamenti che limitano questi interventi durante il periodo riproduttivo: spesso basta una semplice ricognizione prima di iniziare i lavori per evitare danni irreversibili.

Ricordiamo sempre con grande piacere la storia di quattro cuccioli di scoiattolo, la cui tana è stata danneggiata a causa della pulizia straordinaria di un sentiero. Gli operai ci hanno contattati tempestivamente così, dopo un sopralluogo, siamo riusciti a riparare la tana e riposizionarla tra le fronde di un albero. Posizionata una videotrappola, siamo riusciti a documentare il ritorno della madre che, uno dopo l’altro ha preso i suoi cuccioli e li ha trasferiti in un luogo sicuro.

Anche i nostri animali domestici possono avere un impatto importante sull’ambiente. I gatti domestici sono considerati dagli organismi internazionali per la conservazione tra le specie più invasive, sia per la loro ampia diffusione sia per la capacità di predare numerosi animali: cacciano per istinto e possono catturare piccoli mammiferi, rettili e uccelli. Allo stesso modo, i cani lasciati liberi nelle aree naturali possono disturbare o predare la fauna selvatica. Nei centri di recupero fauna selvatica si registra purtroppo un aumento degli animali selvatici ricoverati dopo attacchi da parte di gatti o cani domestici, ferite che spesso risultano letali. Per questo una custodia responsabile — tenere i cani al guinzaglio e controllare le uscite dei gatti — rappresenta un gesto di rispetto sia verso la fauna selvatica sia verso i nostri stessi animali domestici.

Un altro comportamento molto diffuso è nutrire gli animali selvatici. Pane ai cervi, cibo offerto alle volpi o ai ricci in giardino sono gesti apparentemente innocui che possono creare seri problemi. Gli animali che si abituano al cibo umano perdono progressivamente la capacità di procurarselo da soli e aumentano i rischi di incidenti o conflitti con l’uomo. Il modo migliore per aiutarli è lasciarli vivere secondo i propri ritmi naturali.

Una visione sempre più antropocentrica sta contribuendo a una profonda alterazione degli equilibri naturali, perché porta a sottovalutare il ruolo e l’importanza delle altre specie e delle relazioni che tengono in equilibrio gli ecosistemi.

Infatti spesso attribuiamo agli animali categorie morali come “buoni” o “cattivi”. In natura però questi concetti non esistono. Quando un falco cattura una preda lo fa per sopravvivere e nutrire i propri piccoli: i predatori svolgono un ruolo essenziale nell’equilibrio degli ecosistemi. Comprendere questi meccanismi significa imparare a guardare la natura con uno sguardo diverso.

Proteggere la natura comincia proprio da qui: imparando la giusta distanza.

Da oltre trent’anni il Centro Recupero Animali Selvatici Monte Adone, attivo sull’Appennino bolognese dal 1989, rappresenta un punto di riferimento per il soccorso e il recupero della fauna selvatica in difficoltà e per i cittadini che si trovano ad affrontare un incontro inatteso con gli animali.

INFO
Il servizio di soccorso è attivo 24 ore su 24, 365 giorni l’anno al numero 051847600.
Tutte le informazioni su www.centrotutelafauna.org e www.giustadistanza.com.
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