Che spettacolo la città delle acque

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CON SUCCEDE SOLO A BOLOGNA  – Dalla Chiusa di Casalecchio a quella di San Ruffillo: le visite guidate ai paraporti lungo i 62 chilometri di canali che scorrono sotto la città

Cosa lega la cosiddetta “Casa dei Ghiacci” al Canale di Reno? È uno dei tasselli che compongono l’articolato sistema di opere idrauliche di Bologna. In città scorrono 62 km di canali e qui sono ancora attivi una serie di sistemi che da secoli consentono il corretto funzionamento delle acque. Proprio per poter osservare da vicino queste opere – che spesso sono chiuse al pubblico – Succede solo a Bologna vi organizza ogni mese alcune visite guidate. I protagonisti di questi tour sono i Paraporti Scaletta, San Luca e Verocchio, la Chiusa di Casalecchio e quella di San Ruffillo. Tre opere che hanno contribuito a rendere Bologna la “città delle Acque” che conosciamo.

Chiusa di San Ruffillo

Luoghi solitamente inaccessibili

I tour con le guide professioniste di Succede solo a Bologna, in collaborazione con Canali di Bologna, permettono così di accedere a luoghi solitamente inaccessibili, riscoprendo una parte importante della storia, anche industriale, della città. Una nuova occasione, insomma, per la valorizzazione e la promozione del sistema idraulico artificiale, un patrimonio storico e culturale di straordinario valore. Una volta al mese Succede solo a Bologna propone dunque la visita guidata ai Paraporti di Casalecchio, un insieme di opere idrauliche utilizzabili come vere e proprie macchine capaci di pulire il canale, restituendo al fiume la ghiaia e la sabbia che, depositandosi, ridurrebbero la capacità dell’alveo.

Paraporto

I paraporti di Casalecchio

Il tour comincia dal Paraporto Scaletta, opera cinquecentesca conosciuta anche come “Casa dei Ghiacci” perché il suo sistema impediva, durante la stagione fredda, che le lastre di ghiaccio formatesi a monte della Chiusa ed entrate nel canale, andassero a rovinare le ruote di legno dei mulini di Bologna e quindi l’industria urbana. Da questo primo Paraporto si arriva ai due successivi, quello di San Luca e Verocchio, che avevano la stessa funzione del precedente. All’interno del primo si può ancora ammirare l’antico meccanismo di regolazione della paratoia, interamente intagliato nel legno. Si tratta di una conservazione non scontata, perché spesso il legno veniva riutilizzato per altri oggetti o strumenti. Infine, si arriva al Paraporto Verocchio, dove si trova un’apertura più bassa rispetto al piano di scorrimento del canale, che in questo tratto ha un piano di scorrimento più alto rispetto all’alveo del fiume, posto molti metri più in basso.

A pochi passi da questi Paraporti si trova un’altra opera idraulica ricca di storia: la Chiusa di Casalecchio, anch’essa protagonista delle visite guidate di Succede solo a Bologna. Entrando dal cancello situato sulla via Porrettana, bastano pochi metri per immergersi in una storia che attraversa diversi secoli. La Chiusa è infatti il più antico manufatto idraulico d’Europa ancora in funzione e, grazie al suo funzionamento, gestisce le acque del fiume Reno. L’opera che vediamo ora è la terza delle Chiuse che i bolognesi costruirono per portare l’acqua del Reno in città. La prima, in legno, fu la cosiddetta Steccaia, la seconda fu quella in pietra e infine c’è quella che vediamo attualmente, voluta nel 1360 dal Cardinale Egidio Albornoz. Facciamo qualche passo indietro: secondo alcune fonti storiche, attorno al 1100 a Casalecchio fu fondata dai Canonici Renani la canonica di Santa Maria di Reno. La prima opera fu probabilmente realizzata in questo periodo. Nel 1250 il Comune progettò la costruzione di una nuova Chiusa in pietra, ma l’opera così realizzata necessitava di numerose manutenzioni. Inoltre, il 29 aprile 1310 una piena eccezionale ruppe la Chiusa, facendo rimanere a secco il Canale. Si arriva al 1324, quando il Card. Bertrando del Poggetto affidò a Frate Giacomo e Frate Bartolomeo dell’Ordine degli Eremitani di sistemare definitivamente la Chiusa. Il lavoro venne compiuto ma, nel 1325, dopo la Battaglia di Zappolino, le truppe di Passerino Bonacolsi, per rappresaglia, rovinarono la Chiusa, in modo che a Bologna non arrivasse più acqua. La Chiusa attuale fu fatta costruire, dopo la rovina della precedente, per iniziativa del Card. Albornoz, fra il 1360 e il 1363. Questa fu la sistemazione decisiva, con successivi riadattamenti e miglioramenti. L’opera oggi misura 160 metri in lunghezza, 35 metri in larghezza, con un dislivello di 8,25 metri.

La Chiusa di San Ruffillo

A completare gli appuntamenti dedicati ai luoghi delle acque ci sono le visite guidate alla Chiusa di San Ruffillo, sbarramento del torrente Savena posto su via Toscana, al confine fra Bologna e Rastignano, nel quartiere San Ruffillo. Quest’opera e la Chiusa di Casalecchio rappresentano le due principali infrastrutture per lo sfruttamento della energia idraulica, che consentirono a Bologna di essere una fra le città più ricche dell’Europa del Medioevo. Sin dalle origini la Chiusa di San Ruffillo è servita per regolare l’afflusso dell’acqua dentro la città da sud est, ma, diversamente dal canale di Reno – che alimentava la grande industria, vista la maggiore portata d’acqua -, il canale di Savena alimentava tutti i mestieri, come ad esempio le cartiere, ma la sua acqua serviva anche per l’irrigazione degli orti e ad alimentare il laghetto dei Giardini Margherita.

Il programma di Succede solo a Bologna dedicato alla “città delle Acque” prosegue poi in autunno con il tradizionale “Porto Experience”, alla scoperta dell’antico Porto di Bologna e dei suoi sotterranei.

Le date delle visite guidate in programma ai Paraporti di Casalecchio e alle Chiuse sono pubblicate su www.succedesoloabologna.it. Per informazioni chiamare il numero 051.2840436 o scrivere a info@succedesoloabologna.it

 

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