Il mitico personaggio che bazzicava sempre in Cirenaica sarà interpretato da Orfeo Orlando. Nel cast anche Totò Cascio, indimenticato eroe di “Nuovo Cinema Paradiso”
di Marco Tarozzi
Si chiamava Umberto Stignani, ma tutti quando lo vedevano passare, imbottito di vecchi “paltò” anche nelle stagioni più calde, con un casco da cantiere ben calcato sulla testa, lo chiamavano “Atomino”. Già, perché l’altro soprannome, “Settecappotti”, nel tempo ha preso piede, ma è arrivato dopo. “Atomino” si addiceva di più a una persona sinceramente terrorizzata all’idea che le radiazioni solari fossero un pericolo per la salute, e in prospettiva per la stessa umanità. Lui vagava per la Cirenaica così, con una vecchia bicicletta, un paio di fustini da detersivo (altre volte un bidone di lamiera) colmi di cianfrusaglie, un mucchio di cartoni ripiegati e fissati al portapacchi. I cappotti erano tre o quattro, ma si sa, chi “battezza” ama sempre esagerare un po’. Ogni tanto ne infilava uno nuovo, e faceva “girare” gli altri: il più logoro a contatto con quei raggi maledetti…

MISTERIOSO. Un robivecchi, diceva la gente. Un “nidarolo”, per dirla col gergo delle nostre terre. Negli anni Settanta del secolo scorso, e fino all’inizio degli Ottanta in cui lasciò questo mondo, era diventato una figura caratteristica del rione, e qualcuno arrivò a pensare che fosse un senza fissa dimora. Invece Stignani un tetto ce l’aveva: in via Sante Vincenzi 11, nelle case popolari a ridosso della linea ferroviaria della Veneta, che allora non viaggiava sottoterra. Si portava dietro anche una buona dose di mistero. Perché non era uno di quelli che “sgomberano cantine e solai” abitualmente, meno che mai un “ciappinaro”, perché non si offriva per lavoretti d’occasione: attraversava il rione e le giornate così, raccogliendo cose apparentemente inutili e riparandosi da quello che considerava l’effetto malefico dei raggi solari.

PASSATO. Era un vivere solitario e in qualche modo libero, ma le testimonianze concordano: “Atomino” qualche soldo da parte l’aveva, e la testimonianza di Cesare, all’epoca da poco assunto nella filiale di un istituto bancario del centro, lo conferma: «Si presentò nel salone, e visto l’abbigliamento cercai di accompagnarlo educatamente all’uscita. Mi fermò il direttore, e dopo averlo salutato quasi con deferenza, mi chiese di accompagnarlo all’ufficio che trattava le transazioni con l’estero. In ascensore mi raccontò con fare estremamente gentile ed educato che portava l’elmetto da cantiere non perché fosse matto, ma perché si doveva difendere dalle radiazioni solari ed avrei fatto bene anch’io fin da giovane a fare lo stesso; poi, togliendoselo, mi mostrò un discreto rotolo di banconote contenute nel casco, che mi spiegò servire per un bonifico che intendeva fare, se ricordo bene, per il figlio che viveva in Francia».

IL FILM. Ce n’è abbastanza (la fobìa per le radiazioni solari, un figlio lontano che apre uno spiraglio di luce su un passato sconosciuto) per immaginare una storia legata a un personaggio che oggi in pochi ricordano, ma ha dato colore alla città in anni per molti aspetti grigi. A detta di chi l’ha conosciuto, un uomo gentile, garbato, dall’animo dolce. Così, se il ricordo di “Settecappotti” aleggia tra i social, nei siti dedicati a Bologna, ed è finito anche tra le pagine di un romanzo di Loriano Macchiavelli (che nell’occasione ha scelto il soprannome di “Settepaltò”), ora la figura di Stignani finirà anche in un cortometraggio. Le riprese di “C’è troppo sole” sono iniziate a dicembre, con il sostegno di un crowdfunding sulla piattaforma “Produzioni dal Basso”. Sarà, infatti, cinema indipendente al massimo livello, ma con un cast d’eccezione, che riunirà gran parte dei migliori attori di casa nostra.

CIRENAICA. Soggetto e sceneggiatura sono di Marco Tarozzi, che Stignani lo incrociava quotidianamente ai tempi del liceo. E il Copernico, che ai tempi era in via Regnoli, a poche centinaia di metri dalla trattoria “Da Vito” e dalla casa di Francesco Guccini in via Paolo Fabbri 43, è un punto fermo nella ricostruzione di quel piccolo paese dentro la città che è sempre stato la Cirenaica. Un rione atipico, in cui le grandi case popolari, i condomini con ampi cortili interni edificati dalla Coop Risanamento, si affiancano alle piccole case su due piani o alle villette con i mattoni a vista; dove i colori sono caldi e intensi e si immergono nel verde delle strade alberate. Un quartiere operaio, in cui i grandi uomini della Resistenza, da Musolesi a Bentivogli, da Vincenzi a Masia e Barontini, avevano un punto d’appoggio) che ha aperto le braccia al prossimo, anche allo straniero, diventando un melting-pot di razze, idiomi, culture e passioni. Ancora oggi in Cirenaica ci sono ricchi e poveri, immigrati e radicati, anziani e ragazzi, studenti e nullafacenti, gente proiettata nel futuro e malati di nostalgia. È un’area protetta della creatività, cresciuta proprio in quegli anni Settanta delle osterie e della protesta, del “riprendiamoci la vita”, tra i tavoli di Vito e le agitazioni del Copernico, tra le effervescenze dell’Idrolitina del cavalier Gazzoni e la Veneta che conduce alle nebbie della Bassa.
CAST. La regìa di “C’è troppo sole” è affidata ad Andrea Recchia, già autore di “Ascoltati”, “La Salvezza” e “Gli dei della via”. La musica è affidata al maestro Gianni Landroni. La figura di Umberto Stignani rinascerà sulle vie della Cirenaica con voce e volto di Orfeo Orlando, attore bolognese dalla lunga e proficua carriera, che ha lavorato con Giorgio Diritti, Michele Placido, Pupi Avati, addirittura con Ben Stiller in “Zoolander 2”. I personaggi che ruotano intorno al protagonista saranno interpretati da Saverio Mazzoni, Luigi Monfredini, Daniela Airoldi, Alessandro Pilloni, Ettore Pancaldi, Micaela Piccinini, Alessio Scimonelli, Francesco Clemente e tanti altri protagonisti della scena cinematografica bolognese e nazionale. Con un cameo di grandissimo spessore, che segna un altro passo nel ritorno di Totò Cascio, indimenticato protagonista di “Nuovo Cinema Paradiso” di Tornatore, al mestiere che più ama.
VITE VERE. La sceneggiatura nasce da piccoli e reali episodi della vita di Stignani e dei personaggi che gli giravano intorno (Bob Rock e Otto Krapfen, frequentatori seriali dei bar della zona, l’attempata meretrice Biciclone), ma sarà un viaggio poetico in un luogo che ha mantenuto le sue caratteristiche peculiari nel tempo. “Settecappotti”, o se preferite “Atomino”, sarà il trait-d’union di queste vite di quartiere, piccole storie di ordinaria esistenza dentro un mondo che sembra bastare a sé stesso. Si gira in inverno, questo piccolo film che vedrà la luce in primavera, per partire all’avventura nei principali festival cinematografici italiani e internazionali. Dove porterà un po’ di Bologna e un po’ di Cirenaica, un piccolo mondo in cui ancora oggi non ci stupirebbe vedere “Atomino” camminare, con la sua bici accanto e quegli scatoloni che racchiudono i segreti di una vita.