Cavallette di grotta nei gessi messiniani dell’Appennino settentrionale

0

Nelle fessure presenti su alcune pareti esterne della Dolina della Spipola recentemente sono stati ritrovati esemplari di Dolichopoda

Di Guido Pedroni

(pubblicato nel numero uscito nell’estate del 2016)

Nella fascia collinare dell’Appennino settentrionale tra Bologna e Rimini affiora la formazione gessoso-solfifera del Messiniano formatasi 6,5-5,5 milioni di anni fa, celebrata in numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative.

Nel gesso che caratterizza questi affioramenti si aprono grotte e cunicoli, alcuni con uno sviluppo di alcuni chilometri, con la presenza di pozzi alti oltre 15 metri, come nella parte più interna della Grotta della Spipola. I “gessi” sono facilmente visitabili in alcune zone del pede-Appennino, come la Croara di San Lazzaro di Savena o l’imbocco della Valle dell’Idice, la vena del gesso di Brisighella (Ravenna), oppure la Grotta dell’Onferno (Rimini).

In particolare nelle cavità dell’Appennino bolognese sono stati individuati, anche recentemente, esemplari adulti di particolari cavallette (Ortotteri) adattate alla vita in grotta o alle loro prossimità; si tratta di cavallette del genere Dolichopoda, descritto per la prima volta da Bolivar nel lontano 1880. E’ una piccola cavalletta dai toni grigiastri o giallastri, con le zampe molto esili e allungate, comprese quelle saltatorie allungate come le antenne. La lunghezza varia da 10 a 15 millimetri. Non hanno ali. Per gli esemplari adulti delle specie che compongono il genere Dolichopoda nel loro ambiente di elezione è più consono procedere deambulando al suolo o lungo le pareti, piuttosto che procedere per salti.

Le specie che appartengono a questo genere sono troglobie e frequentano le pareti delle grotte, le fessure, i massi presenti al loro interno. Sono animali saprofagi, si nutrono infatti di resti organici di piante e animali. Nelle grotte scavate nel gesso è presente la specie Dolichopoa laetitiae laetitiae (e non Dolichopoda palpata laetitiae) descritta per la prima volta da Minozzi nel 1920 (Massa & al., 2012). Questa specie è un endemita italiano, cioè non si trova al di fuori del territorio della nostra penisola. è presente nell’Appennino settentrionale e centrale e solo recentemente, è stata rinvenuta anche in Veneto, sul Monte Summano e sui Lessini orientali.

Recentemente sono stati raccolti alcuni esemplari di questo ortottero in fondo alla Dolina della Spipola, nelle fessure presenti su alcune pareti esterne, in prossimità dell’ingresso principale della grotta. Le fessure aperte negli affioramenti gessosi sono interessanti perché per gli invertebrati sono come le grotte per l’essere umano; perlustrando quindi le fessure è possibile incontrare la stessa microfauna invertebrata presente nelle grotte; le fessure, però, devono svilupparsi verso l’interno in un “reticolo di fessure”, anche verso ambienti più ampi, come le sale interne delle grotte.

Questi ortotteri, dalle abitudini di vita molto specifiche, abitano gli ambienti di “rifugio” sotterranei a causa di dinamiche di popolamento dovute all’aumento delle temperature dopo la glaciazione Würmiana, l’ultima delle cinque di cui siamo a conoscenza, terminata circa 10.000 anni fa. Nelle grotte ritroviamo, in un qualche modo, il clima che caratterizzava gli ambienti epigei dove erano presenti queste specie durante la glaciazione, seppure in questi ecosistemi con alcune caratteristiche diverse, tra cui: la mancanza di luce, l’alta percentuale di umidità, la stessa temperatura, che è sostanzialmente sempre costante.

La presenza di questi piccoli animali negli ambienti cavernicoli dovrebbe richiamare la nostra attenzione al mondo del piccolo per lasciarci prendere dalla curiosità delle infinite forme, dei complessi comportamenti e degli straordinari adattamenti insorti nelle forme di vita secondo dinamiche evolutive manifestate nel corso di moltissimi anni.

 

Condividi con

About Author

Comments are closed.